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Cronaca

Attende quattro ore per una visita pediatrica: la rabbia della mamma di un bimbo di tre anni

lunedì, 20 marzo 2017, 15:07

di vinicia tesconi

“Solo quando mi hanno vista furente che chiedevo il foglio delle dimissioni di mio figlio, si sono decisi a visitarlo.” Lo racconta Ilenia, madre di un bambino che non ha ancora tre anni che ieri pomeriggio,  in seguito a una lunghissima crisi di pianto unita a un po’ di febbre, mal di testa e colorito violaceo delle labbra,  è stato portato al Pronto Soccorso del nuovo Ospedale dai suoi genitori. “Siamo arrivati  poco dopo le 15,30 e al triage ci hanno subito registrato e immediatamente dirottato in pediatria – racconta la mamma del bambino – tanto che mi sono persino stupita per la rapidità e l’efficienza,  anche se nessuno ci ha accompagnato nel reparto  per cui abbiamo dovuto girovagare da soli nel labirinto dei corridoi dell’ospedale in cerca della pediatria.  Quando ci siamo arrivati  erano quasi le 16,30 e  l’infermiera addetta alla segreteria ci ha fatto accomodare nella saletta d’attesa ed ha preso i parametri del bimbo. La temperatura risultava essere nella norma perché durante la crisi che aveva avuto a casa io gli avevo dato la tachipirina che sicuramente abbassato il valore.  Dopo quel primo controllo, siamo stati abbandonati a noi stessi per tre ore, senza che nessuno mai venisse a vedere come stava il bambino o ci dicesse quanto tempo avevamo ancora da aspettare. Mio figlio si era nel frattempo un po’ ripreso rispetto alle condizioni in cui era a casa anche se cominciava ad innervosirsi per dover stare fermo su una sedia.” Ilenia riferisce di aver avuto il sospetto di una crisi di acetoni, già sperimentata con il fratellino più grande, e di aver cercato il conforto della diagnosi un medico per poter somministrare i farmaci adatti a suo figlio. “ Ho provato a cercare il nostro pediatra ma non sono riuscita a parlargli e siccome il bimbo non smetteva di piangere toccandosi anche la testa per indicare che gli faceva male ho preferito portarlo direttamente al Pronto Soccorso ma alle 19,30 nessuno ancora l’aveva visitato e allora ho deciso di tornarmene a casa.” Quando la signora ha annunciato la decisione di far dimettere suo figlio ed ha minacciato di raccontare il disservizio ai giornali, allora improvvisamente le porte dello studio del medico di turno si sono aperte ed il bambino è stato visitato dall’unica dottoressa presente che si è giustificata dicendo di essere la sola in servizio su due reparti, pediatria e neonatologia, e di aver avuto un caso difficile con una bambina che era stata trasferita in un ospedale più specializzato. “ La dottoressa  ha fatto una rapida visita a mio figlio –  ha proseguito  Ilenia  - e poi ha diagnosticato solo un po’  di gola arrossata. Quando le ho chiesto di verificare  con l’apposito stick l’eventuale attacco di acetoni che avevo sospettato mi ha risposto che le diagnosi le faceva lei e non io e mi ha invitata a portare mio figlio dal nostro pediatra e a dargli, se volevo, un farmaco contro la chetosi. Ho anche fatto notare che la gola rossa del bambino probabilmente era dovuto al pianto fatto a casa e poi ripetuto in ospedale per la difficoltà di tenerlo fermo in una piccola sala d’aspetto. Quindi siamo tornati a casa esattamente con gli stessi dubbi con cui ci eravamo rivolti alla struttura sanitaria, dubbi che ormai risolveremo solo domani quando finalmente potremo far visitare il bimbo dal nostro pediatra.”:


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