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Lunigiana : fivizzano

Fotografia... culinaria, la mostra artistica di Laura Adani

giovedì, 10 dicembre 2015, 10:09

di alberto bonfigli

Notevole successo della mostra fotografica culinaria di Laura Adani. Una moltitudine di visitatori ha passato in rassegna, una ad una - soffermandosi per una riflessione alla ricerca di colori, sapori, odori, sfumature - tutte le fotografie esposte dall’artista.

La mostra fotografica di Laura Adani è rimasta esposta per tutti i giorni della durata della manifestazione fivizzanese “Sapori di Natale”, accogliendo ospiti curiosi di osservare un argomento fuori dall’ordinario; poiché non sono così frequenti le esposizioni di fotografie che immortalano ricette culinarie cucinate e pronte ad essere mangiate. Purtroppo non dai visitatori, che hanno dovuto accontentarsi di riempirsi gli occhi e sentire un certo languorino allo stomaco.

L’apertura ufficiale della mostra è avvenuta subito dopo l’apertura di “Sapori di Natale”, sabato 5 dicembre alle 17, dal sindaco Paolo Grassi, con la presenza degli assessori al turismo Francesca Nobili e al bilancio Elisa Casula.

Dopo i ringraziamenti agli assessori Nobili e Casula per la loro presenza, il sindaco ha costruito il suo saluto all’artista Laura Adani, incentrando la sua attenzione su due argomenti molto importanti per il nostro territorio: le castagne e gli imprenditori agricoli della nostra zona.

"La farina di castagna - dice Paolo Grassi - è un po’ il simbolo della nostra tradizione rurale, e rappresenta l’amore dei nostri contadini - pochi - per la terra e per il castagno, che un tempo sfamava intere famiglie. Nei castagneti, sempre un tempo, pecore e mucche potevano trovare di che sfamarsi, ma però con la politica forestale degli anni Cinquanta e Sessanta hanno sostituito i castagni con pini e abeti, che hanno fatto tabula rasa nel sottobosco, privando gli animali del loro cibo. È per questo che occorre recuperare la tradizione del castagno, poiché già quest’anno le castagne hanno ripreso la loro attività fornendoci la loro farina che mancava ormai da tre-quattro anni".

Quindi prosegue rivolgendosi al mondo degli agricoltori, coloro che credono ancora fortemente nella valorizzazione della terra che lavorano per averne i suoi frutti. E qui si rivolge al mondo della ristorazione, esortando gli operatori ad avvicinarsi ai prodotti dei contadini, sia per trasformare le materie naturali, che sono di ottima qualità, sia per aiutare economicamente il mondo agricolo acquistando le sue merci, magari ad un prezzo leggermente superiore a quello di mercato, che è molto basso e non permette - a volte - nemmeno di pareggiare le spese.

Un fragoroso applauso conclude l’intervento del sindaco di Fivizzano Paolo Grassi, aprendo ufficialmente in contemporanea la mostra fotografica di Laura Adani. Ma prima, c’è un’inaspettata sorpresa: terminato il fragore dell’applauso, entra in scena una voce femminile che racconta un breve aneddoto in dialetto, che proporrò con un altro resoconto. La voce è quella della giovane attrice e brava interprete Elisabetta Dini.

Ho incontrato e conosciuto Laura Adani proprio quel giorno. Una persona sensibile, dolce, solare, intelligente; un’artista di quelle che rimangono con i piedi per terra, ben saldi, senza eccessi e senza enfasi, ma di una semplicità che ha dimostrato una persona umile e professionale allo stesso tempo. Insomma, un’artista da conoscere, e io ne ho avuto il privilegio. L’ho intervistata in un ufficio della Biblioteca Civica “E. Gerini” di Fivizzano, dove ci siamo seduti uno di fronte all’altra, e abbiamo fatto una bella chiacchierata sulla sua arte e il suo blog dedicato alla cucina, alle ricette.

Quando ha deciso di aprire il suo blog culinario?

“Il blog, che si trova all’indirizzo web http://iocomesono-pippi.blogspot.it/, l’ho aperto nel 2008. In quell’epoca era un fenomeno abbastanza nuovo, poiché in Italia i primi sono apparsi due-tre anni prima. Naturalmente la provenienza è americana, dove già da anni erano stati inventati. In quel tempo seguivo alcuni blogger che trattavano di cibo perché a me è sempre piaciuto cucinare, e poco alla volta mi sono convinta di provare anch’io; mi attirava come strumento per aprirsi al mondo con una finestra diversa”.

Dunque è corretto dire che l’incipit lo ha avuto da quei blog?

“Sì. Ripeto, essendo un’appassionata di cucina, navigavo su questo genere di blog per trovare ricette da mettere in pratica e informazioni utili; poi mi sono resa conto che oltre alla parte culinaria, si potevano leggere storie, racconti e altro, che li rendevano più interessanti. Senza dimenticare che la mia era una famiglia di cultori del gusto, quindi per me è avvenuto tutto con naturalezza”.

Prima di questa specializzazione sugli alimenti, aveva già la passione per la fotografia?

“Diciamo che la fotografia mi è sempre piaciuta, ma in realtà non l’ho mai coltivata nel modo giusto. Ciò fino a che ho deciso di aprire il blog dove, volendo mostrare la mia cucina, ha fatto in modo che esplodesse questa passione, che probabilmente era latente”.

Il suo blog ha come tema portante la sua cucina?

“Sì. E’ una raccolta di ricette che preparo personalmente. Inoltre, a volte presento le foto anche di piatti preparati da chef; ad esempio, ho appena finito di fotografare il libro di uno chef toscano che uscirà sul mercato librario nel prossimo febbraio: qui ho svolto solo il lavoro di tecnico”.

Lei, signora Adani, cucina solo piatti italiani?

“La mia cucina preferita è quella italiana, anche se a volte faccio qualche escursione oltre confine”.

Lei è più dolce o salata?

“Sono più dolce. Ciò perché in famiglia siamo tutti golosi, tuttavia a volte cucino anche salato”.

La sua grande passione per la fotografia, la utilizza per immortalare i suoi capolavori culinari oppure per creare anche capolavori fotografici?

“Sì, mi piace molto creare la giusta atmosfera, anche se in realtà sono tutte cose semplici, che possono essere fatte da chiunque. Forse la differenza è il tentativo, che non sempre riesce, di suscitare l’attenzione di chi ammira la fotografia; intendo dire che chi guarda le foto, le immagini devono portare dentro di esse l’attenzione del visitatore, introdurlo più in profondità, cercando di rievocare ricordi, sensazioni e, non da ultimo, il desiderio di poter mangiare quel cibo. Infatti, per me, il massimo della soddisfazione lo raggiungo quando qualcuno, dopo avere ammirato le mie fotografie, mi dice che guardando quelle foto gli viene una gran voglia di mangiare il piatto rappresentato. Ciò avviene perché la fotografia in sé stessa è un’immagine, quindi non permette di percepire il gusto e il sapore, però ci sono elementi importanti come i colori e la luce che devono essere in grado di trasmettere la sensazione di piacere, il desiderio di mangiare”.

Darebbe qualche consiglio pratico a coloro che hanno la passione della fotografia, e che vorrebbero rendere interessanti i loro soggetti?

“Guardi, il consiglio che normalmente do a chi frequenta i miei corsi di fotografia è di fare attenzione alla luce, riconoscere quella giusta. Un piatto può essere meraviglioso, un set può essere costruito splendidamente, ma se poi la luce che abbraccia il tutto non è quella giusta perché è troppo forte o è troppo poca o non proviene dalla direzione giusta, non esce fuori niente di buono. Pertanto il segreto di una buona immagine è la luce; occorre cercare di capire qual è la luce giusta per un determinato soggetto. A volte basta spostarsi di poco e la luce cade nella maniera giusta, e lì c’è la magia. Nella fotografia del food, per esempio, la luce diretta non va mai bene, come del resto per tutti i generi fotografici. Deve, invece, essere schermata, ammorbidita. Pertanto, quello che riveste maggiore importanza per la riuscita di una bella immagine, è la creatività e imparare a osservare, riconoscere ciò che abbiamo intorno, perché il nostro sole è anche gratuito e quindi si deve imparare a sfruttarlo e gestirlo bene”.

Che tipo di fotocamera utilizza?

“Io uso una macchina digitale, una reflex moderna, che facilita molte operazioni, come, ad esempio, poter vedere lo scatto appena fatto e cancellarlo se non mi piace. Io, comunque, lavoro esclusivamente nel modo manuale, perché serve per essere più creativi utilizzando impostazioni personalizzate”.

Dove abita?

“Io sono nata a La Spezia. La mia famiglia è un misto, perché la mia mamma è spezzina e il mio papà è dell’Isola di Palanzano, in provincia di Parma. Mio papà, per lavoro, è stato trasferito a Massa e quindi abitiamo in quella città da moltissimi anni”.

I suoi corsi di fotografia li tiene a Massa?

“Sì, ma anche Pisa, Roma, Bassano del Grappa, Torino e via dicendo. Giro un po’ l’Italia, anche se ora ho un po’ rallentato perché è complicato andare fuori provincia, visto che ho molte attrezzature da portare con me”.

Qual è la ricetta culinaria che più l’ha soddisfatta, e qual è la ricetta che più l’ha soddisfatta dal punto di vista fotografico?

“Ai fotografi capita che si impegnano tanto a fare una foto che lì per lì ti piace e dopo qualche giorno non più. Ci trovi tante cose che cambieresti, però questo è anche l’aspetto più bello, secondo me, della fotografia, e penso dell’arte in genere, perché non ti senti mai arrivato visto che c’è sempre da imparare e che ti tiene sempre sulla corda. Quindi non sono mai completamente soddisfatta di quello che faccio. Per quanto riguarda il piatto, invece, in genere le torte di verdura sono quelle che preferisco, cotte in forno, con la pasta fatta in casa, la pasta povera. Una ricetta che adoro, anche se i vegetariani non vorranno sentire, è lo stinco di vitello al forno, che è una roba divina: deve cuocere lentamente, lo devi bagnare, mettere le verdurine. Mi dà soddisfazione pur essendo una ricetta semplicissima, ma che ha bisogno di attenzione durante la cottura. Sento l’acquolina in bocca!”.

Per lei cosa significa cucinare?

“Guardi, per me cucinare – sarà una banalità – significa amare. E questo perché si cucina sempre per qualcuno, un po’ come dimostrare amore per la famiglia o anche per sé stessi se si è soli. Ad esempio, chiedo a mio marito cosa vuole che gli preparo per il suo compleanno, oppure chiedo cosa faccio per la domenica, mi piace quando i miei nipoti mi dicono ‘zia perché non mi fai…’. Quindi, cucinare per me è un coinvolgimento che mi appaga. E poi la soddisfazione di vedere a tavola le persone a cui tieni, vedere che sono felici; è sufficiente una ricetta semplicissima, però il bello è il fatto di condividerla con chi ami: questo mi hanno insegnato i miei genitori. Eravamo una famiglia numerosa, con quattro fratelli, quindi in casa, anche adesso che siamo grandi, da mia mamma alle quattro del pomeriggio si fa merenda, e non è che si fa con le merendine, ma con una torta al cioccolato per esempio, oppure le crepes; insomma, si fa merenda con cibi cucinati. In famiglia il cibo è un rito, da sempre, e viene molto da mio papà che era molto legato alla sua terra. Poi i rifornimenti: durante l’anno, periodicamente andavamo a fare scorta di salami, prosciutti, parmigiano, burro. Mio papà era un cultore del cibo, per lui le cose dovevano essere fatte bene e con prodotti di qualità. In casa cucinavamo tutti perché eravamo in tanti, poi, essendo una famiglia numerosa, e i figli che avevano tanti amici, ci trovavamo tutti a mangiare a casa nostra. E quando studiavamo, a merenda eravamo in tanti a mangiare e mia mamma era sempre lì, intorno ai fornelli”.

Lei ha figli?

“Purtroppo no. Però ho i nipoti, ormai grandi, adulti: una femmina da parte mia e due maschi da parte di mio marito”.

Sta tramandando la sua passione per la cucina?

“Mia nipote, Federica, ultimamente è presa con lo studio, l’università; però ha anche un fidanzato, un ragazzo meraviglioso, e quando una donna è innamorata cosa fa? prepara manicaretti per l’innamorato. Prende le ricette da me e ogni tanto mi dice ‘zia, ma dov’è quella ricetta che avevo visto sul blog, che non la trovo?’; ecco, fa le cose che propongo io”.

Per lei cosa significa la cucina e cosa la fotografia?

“Per me la fotografia è veramente tutto. Ci rifletto e mi ritengo fortunata perché io ho 49 anni, e ho scoperto di amare la fotografia che non ero tanto giovane, ed è stato un amore talmente improvviso e forte, che mi ha aperto un mondo che io non credevo esistesse, e se ho fatto dei miglioramenti, dei passi avanti, secondo me è stata proprio questa cosa che mi ha illuminato. Forse esagero, ma è per farle capire che la fotografia mi ha cambiato la vita. Io facevo un altro lavoro, impiegata nell’agenzia immobiliare di mia cognata dove ho lavorato per tanti anni; poi ho iniziato attraverso il blog un percorso che pian piano mi ha fatto decidere di proseguire su questa strada, perché è proprio la cosa che mi fa felice più di tutto, e forse anche di più perché l’ho scoperta che non ero più una ragazzina.  È stato anche grazie al blog, altrimenti non l’avrei scoperta questa passione se non avessi postato le foto delle ricette. Riuscire ad esprimersi con le immagini, tirare fuori qualcosa, come gli artisti in genere, come chi dipinge, scoprire uno strumento che ti permette di tirare fuori qualcosa che forse magari in altro modo non sarebbe uscito, è stata una bella scoperta in tutti i sensi”.

C’è un messaggio che vorrebbe mandare sia a chi leggerà questa intervista sia a chi visiterà la mostra?

“Guardi, io lo dico sempre perché è un po’ quello che faccio attraverso il blog, un po’ come prendere per mano chi guarda le foto, un po’ come quando arriva qualcuno a cui si apre la porta di casa: la prima cosa che si fa lo si invita a tavola, a sedersi, a bere un bicchiere di vino, chiacchierare, mangiare una fetta di torta: ecco è quello, di sedersi con me, di fare questo percorso con me, di leggere un po’ dentro queste foto, può essere qualcosa che veramente ritroviamo tutti; se anche una persona riesce a trovare una cosina anche piccola in cui si riconosce, per me questa è la più grande soddisfazione”.

Qual è il piatto da cui ha ricavato la sua migliore fotografia?

“Non ce ne sono tanti. Uno è ad esempio quello che ho messo nel mio biglietto da visita, che poi sono delle mele; quella è una cosa che mi rappresenta e l’ho usata come logo anche del mio blog”.

Lei fa la foto, e ovviamente la porta a stampare in laboratorio: come si regola con la dimensione, con gli eventuali ritocchi da apportare, se c’è da ritagliarla, da modificarla?

“Devo dire che non ritaglio, non faccio modifiche, come la mando viene stampata. Tutto il mio sforzo è nel creare uno scatto che sia il migliore possibile, anche perché io parto da questo presupposto, che il ritocco ad una foto dove c’è del cibo non si può fare. Per ogni piatto faccio tanti scatti, con angolazioni e luce diversi, poi dopo scelgo quella che mi piace di più”.

 


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Franco Mare


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