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Il processo ai carabinieri di Aulla entra nel vivo: il controesame del tenente Mundo

sabato, 25 luglio 2020, 16:06

di vinicia tesconi

Cinque ore di udienza, novanta capi d’imputazione esaminati dalla difesa Pini: una seduta fiume del processo contro i carabinieri di Aulla, quella che si è tenuta ieri al tribunale di Massa, nella quale l’avvocato dello studio Pini di Roma, che difende i carabinieri Stasio, Crielesi, Granata, Del Polito, Lo Monaco e Tellini ha cominciato il suo controesame di uno dei principali teste dell’accusa, il capo della polizia giudiziaria, tenente Antonio Mundo. A condurre l’udienza di controesame, l’avvocato Camilla Urso del team dell’avvocato Eugenio Pini. Un’udienza molto seguita, in un insolito silenzio di tutta l’aula del tribunale,  condotta con precisione quasi chirurgica dall’avvocato Urso che ha spiegato:“ Abbiamo scelto una linea estremamente tecnica: per ogni singolo capo di imputazione abbiamo chiesto al teste quali indagini fossero state condotte personalmente da lui e in ordine a quali riscontri si fossero originate le condotte indicate nei capi di imputazione.”

 Moltissimi gli episodi che hanno indebolito la testimonianza del tenente: “ Per quanto riguarda il carabiniere Stasio – ha spiegato l’avvocato Urso -  in riferimento ai fatti del Demi Hotel secondo i quali l’accusatore, il pluripregiudicato Marack,  ha riferito di essere stato malmenato dal carabiniere Alessandro Fiorentino con il “contributo morale” di altri tre carabinieri, è emerso che 24 ore dopo  l’episodio il teste stava già sentendo la persona offesa. Il tenente ha ammesso che effettivamente aveva preso i contatti con lo stesso Marack  per sporgere  denuncia, sebbene questa sia stata fatta solo un mese dopo, a seguito di attività di indagini già espletate nonostante l’assenza della condizione di procedibilità data, appunto,  dalla denuncia. Inoltre neppure lo stesso teste ha saputo spiegare quale fosse il contributo morale fornito dallo Stasio”; non ha in effetti neppure potuto escludere che lo Stasio fosse fisicamente  presente al fatto criminis. Del resto come anche affermato dal teste, tutto l’impianto accusatorio si fonda sulle dichiarazioni del solo Marack. Non ci sono ambientali, non ci sono intercettazioni di nessun tipo, nè testimoni che abbiano confermato questa circostanza; lo stesso Marack, si rammenta, in sede di incidente probatorio, non ha riconosciuto lo Stasio tra i carabinieri presenti al fatto quel giorno.”.

Non ha celato lo stupore, l’avvocato Urso, nel riferire i casi più eclatanti delle risposte del tenente Mundo che hanno fatto supporre gravi lacune nella conduzione delle indagini sui carabinieri di Aulla.

“ Il tenente Mundo – ha continuato l’avvocato Urso -   per tutti i capi di imputazione, ha ammesso di non aver mai sentito una persona presente ai fatti, una che ne fosse informata o che ne sapesse de relato, nonostante a lui note . Non ha mai detto di aver chiesto acquisizioni di registrazioni video rispetto ai luoghi in cui il reato era stato commesso nè ha mai provveduto a fare dei sopralluoghi. Nel caso del capo di imputazione per un intervento su un soggetto disturbatore nei pressi di un supermercato è emerso che il tenente Mundo non ha mai sentito nessuno dei dipendenti  del supermercato, né dei clienti abituali,  né  mai ha preso informazioni sulla eventuale presenza di telecamere di sicurezza dai cui video poter verificare l’accaduto. Di fatto non sono mai stati fatti riscontri oggettivi  sui reati che sono stati indicati nei capi di imputazione.”.

Ma il caso più clamoroso è risultato essere quello della testimonianza relativa al capo di imputazione  a carico del comandante Tellini per maltrattamenti sulla moglie. L’avvocato Urso ha ottenuto dal tenente Mundo l’ammissione dell’assenza di qualunque intervento di tutela della presupposta parte offesa. In pratica, sebbene il tenente Mundo avesse indicato il sospetto di violenze sulla moglie del comandante Tellini, tanto da iscriverlo nel registro degli indagati,  non  si è mai preoccupato di ascoltare la moglie per verificare l’entità dei suoi sospetti, né tanto meno ha cercato le testimonianze delle persone vicine alla coppia come il figlio  e i colleghi di lavoro della moglie e soprattutto non si è minimamente curato di avviare il percorso di tutela della donna, indirizzandola a un centro antiviolenza e provvedendo ad allontanarla dal marito, da lui stesso ritenuto responsabile di violenze. In effetti il comandante Tellini, a seguito dell’iscrizione nel registro degli indagati,  ricevette un’ingiunzione di allontanamento dalla provincia di Massa Carrara in cui risiedeva con la moglie che, insieme a lui si è trasferita nella nuova residenza in provincia di Livorno, senza che mai alcun ufficiale giudiziario andasse a verificare il suo stato di salute. “ È emersa, quindi, – ha continuato l’avvocato Urso – la evidente differenza del comportamento tenuto  dal tenente Mundo nei confronti delle altri parti offese che sono poi diventate i principali accusatori della vicenda, chiamati personalmente e invitati a raccontare la loro versione dei fatti, e la moglie del comandante Tellini, una donna presuntivamente vittima di un reato così grave,  mai sentita, mai invitata a sporgere denuncia e completamente ignorata a fronte di un capo di accusa così delicato.  L’accusa formulata nei confronti del Tellini si è basata, come ha ammesso lo stesso Mundo, su alcune intercettazioni telefoniche, spesso riferite a commenti e dichiarazioni de relato intercorse tra i carabinieri,  e su una serie di sms inviati dalla moglie, nei quali risulta evidente come i due stessero vivendo una seria, ma comunque normale, crisi matrimoniale, che confermano che non era affatto vittima di alcun maltrattamento. La procura si è limitata quindi a ritenere fondata l’accusa dei maltrattamenti sulla base di una serie di sms che, tuttavia, non possono ritenersi “genuini” nè acquisibili in quanto poiche ritenuti di natura personale e famigliare dei Tellini e per questo estranei all’indagine, non sono stati oggetto di copia forense, come ha dichiarato in aula il dottor Lo Cicero, consulente dell’accusa.”

 Le contraddizioni in cui è caduto il tenente Mundo hanno dato adito anche a ilarità, secondo quanto riferisce l’avvocato Urso: “Sul capo d’imputazione di alcuni coltelli portati fuori dalle proprie abitazioni dai carabinieri senza giustificato motivo è emerso un verbale di sequestro firmato dal tenente che, però, non ha saputo dire dove si trovassero questi coltelli e neppure se fossero mai esistiti davvero.  Infine, il tenente ha ammesso di non aver sentito, nella registrazione ambientale di un arresto, in cui si accusavano i carabinieri per l’uso ingiustificato delle manette, il classico distintivo rumore che quest’oggetto fa quando viene usato.” .

“Non ci sono mai riscontri oggettivi di video, foto, atti,  prove vere che confermino o lascino fondato sospetto che le condotte assunte dai carabinieri siano state realmente commesse, ma solo trascrizioni  audio peraltro tutte di carattere spesso goliardico e  leggero . Inoltre,  e questa è una delle cose più gravi emerse all’udienza di ieri , il teste ha ammesso di essere stato presente ad alcune udienze dibattimentali prima della sua testimonianza, cosa che è assolutamente vietata.  E’ stata una seduta estenuante per la lunghezza e per le modalità con le quali abbiamo dovuto controesaminare:  in piedi, con toga e mascherina indosso per cinque ore di seguito , ma ne sono uscita molto soddisfatta e ancor più caricata per il seguito del controesame previsto per il prossimo venerdì”.


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Franco Mare

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