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Inaugurazione della nuova collocazione del monumento al partigiano "Mirko": il 2 giugno ad Aulla anche il presidente Giani

domenica, 30 maggio 2021, 19:39

In ricorrenza del 75esimo anniversario della festa della Repubblica, mercoledì 2 giugno ad Aulla verrà inaugurata la nuova collocazione del monumento dedicato al partigiano Luciano Gianello detto “Mirko”, insignito della medaglia d’argento al merito civile.

Organizzata dal Comune di Aulla e dall’ANPI intercomunale di Licciana Nardi, Aulla, Comano e Podenzana, in collaborazione con la sezione ANMIG di Aulla, l’inaugurazione vedrà la presenza del presidente della regione Toscana, Eugenio Giani, e si svolgerà dalle ore 11.30 nella più centrale piazza della Vittoria, luogo nel quale il monumento verrà spostato dalla sede della pubblica assistenza “Croce Bianca” ubicata nei pressi del campo sportivo Quartieri.

La manifestazione in programma mercoledì 2 giugno, che si svolgerà nel pieno rispetto delle norme anti-covid, vedrà i saluti del sindaco di Aulla, Roberto Valettini, e del presidente dell’ANPI intercomunale di Licciana Nardi, Aulla, Comano e Podenzana, Luigi Leonardi, mentre l’introduzione sarà a cura della delegata alla memoria del comune di Aulla, Marina Pratici.

Seguiranno i contributi delle autorità presenti, quindi vi sarà l’orazione ufficiale del presidente Eugenio Giani a concludere la cerimonia.

Riportiamo la nota prodotta dalla delegata alla cultura, Marina Pratici e dal presidente ANPI, Lugi Leonardi.

 

"Per fare comprendere l’importanza storica sul campo del partigiano “Mirko”, basti sapere che Luciano Gianello all’età di 18 anni, subito dopo l’8 settembre 1943, entra nella I^ Brigata Beretta della Divisione Cisa; successivamente farà parte del Battaglione Picelli-Matteotti, prima al comando di Fermo Ognibene “Alberto”, poi, alla morte di questi, di Dante Castellucci “Facio”.

Con “Facio” e altri otto uomini sarà protagonista dell'epico scontro con i nazisti tedeschi ed i fascisti italiani, ricordato come la battaglia del Lago Santo, durante il quale i nove partigiani resistettero e respinsero un’ottantina di soldati nemici il 18 marzo 1944.

Nel luglio del 1944, dopo la morte di “Facio”, comandante del Picelli-Matteotti diventerà Nello Quartieri “Italiano”, altra figura lunigianese di spessore, e “Mirko” avrà importanti e delicati compiti, in particolare a lui affidati dalla Missione Inglese (British Mission in the Field) che si congratulerà con lui “per aver operato molto bene“.

Alla fine della seconda guerra mondiale, ventenne, dopo aver messo in gioco la sua vita sarà tra i protagonisti della ricostruzione, iniziando proprio dalla prima attività necessaria del dopoguerra: lo sminamento.

L'esercito nazista, infatti, aveva sistemato migliaia di mine antiuomo e anticarro ovunque.

La bonifica del terreno era un'operazione molto complessa ed estremamente rischiosa, a causa dei vari tipi di ordigni esplosivi che si potevano incontrare.

Tra i pochi sminatori presenti sul territorio nazionale ci fu anche Luciano Gianello. Fu ad Aulla, nel greto del torrente Taverone, che la sua ultima mina esplose, rubandogli la vita, il 22 novembre 1945. Per questo si può dire che fu uomo della ricostruzione.

Se l’Italia riuscì a rialzare la testa dopo la terribile prova dell’ultimo conflitto mondiale e a ricostruire il proprio tessuto di infrastrutture e di servizi, i paesi, le industrie, molto si deve all’eroico lavoro degli sminatori per la bonifica di campi minati.

Ex combattenti e civili volontari alle dipendenze del Genio Militare, dal 1945 al 1948 liberarono il territorio italiano da un enorme numero di ordigni bellici, ponendo le essenziali basi di sicurezza per la ricostruzione delle zone devastate dalla guerra.

In tre anni furono 2500 gli sminatori civili impegnati in tutta Italia nella lunga, complessa e rischiosa opera di bonifica: 393 di essi persero la vita e più di 500 rimasero feriti e mutilati, una percentuale di perdite più alta di quella delle truppe combattenti.

Si stima il numero degli ordigni disseminati in circa 9 milioni, di cui 4 estratti e disinnescati. Numerosi bambini e adulti perderanno la vita per aver maneggiato mine o altri ordigni esplosivi. Chi ha i capelli bianchi, infatti, ricorda i manifesti affissi nelle scuole e in altre varie zone, ancora negli anni ’60, per informare dei pericoli derivanti dagli ordigni disseminati sul territorio. Raffiguravano bambini con arti amputati, a fianco i vari tipi di bombe, e sullo sfondo le fiamme che divampavano per l’esplosione".

 

M.C.


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Franco Mare

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