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La statua del partigiano "Mirko" trasloca in piazza della Vittoria

mercoledì, 2 giugno 2021, 16:01

Mercoledì 2 giugno, nel 75° anniversario della Festa della Repubblica, Aulla ha celebrato l'inaugurazione della nuova collocazione del monumento dedicato al partigiano Luciano Gianello, detto "Mirko", morto durante lo sminamento ed insignito della medaglia d'argento al merito civile. 

L'evento, organizzato dal Comune di Aulla e dall'ANPI intercomunale di Licciana Nardi, Aulla, Comano e Podenzana, in collaborazione con la sezione ANMIG di Aulla, si è svolto nella mattinata, a partire dalle 11.30, in Piazza della Vittoria, dove il monumento marmoreo al partigiano è stato ricollocato dalla sua precedente sede, presso la Pubblica Assistenza "Croce Bianca" nelle vicinanze del campo sportivo Quartieri. 

Una storia intensa, quella di Luciano Gianello, detto "Mirko", che all'età di 18 anni, subito dopo l'8 settembre 1943, entra nella I^ Brigata Beretta della Divisione Cisa; successivamente farà parte del Battaglione Picelli/Matteotti, prima al comando di Fermo Ognibene "Alberto", poi, alla morte di questi, di Dante Castellucci "Facio". Con "Facio" e altri otto uomini sarà protagonista di quell'epico scontro con i nazisti tedeschi e i fascisti italiani, ricordato come la battaglia del Lago Santo, durante il quale i nove partigiani resistettero e respinsero un'ottantina di soldati nemici il 18 marzo 1944. Nel luglio del 1944, dopo la morte di "Facio", comandante del Picelli/Matteotti diventerà Nello Quartieri "Italiano", altra figura lunigianese di spessore, e "Mirko" avrà importanti e delicati compiti, in particolare a lui affidati dalla Missione Inglese (British Mission in the Field), che si congratulerà con lui "per aver operato molto bene". 

Alla fine della Seconda Guerra Mondiale, ventenne, dopo aver messo in gioco la sua vita, sarà tra i protagonisti della ricostruzione, iniziando proprio dalla prima attività necessaria del dopoguerra: lo sminamento. Poiché l'esercito nazista aveva disseminato migliaia di mine antiuomo e anticarro ovunque, la bonifica del terreno risultava un'operazione estremamente complessa e rischiosa, a causa dei vari tipi di ordigni esplosivi che si potevano incontrare. Tra i pochi sminatori presenti sul territorio nazionale ci fu anche Luciano Gianello. Fu ad Aulla, nel greto del torrente Taverone, che la sua ultima mina esplose, rubandogli la vita. Era il 22 novembre 1945. 

Per questo si può dire che fu uomo della ricostruzione. 

Se l'Italia riuscì a rialzare la testa dopo la terribile prova dell'ultimo conflitto mondiale e a ricostruire il proprio tessuto di infrastrutture e di servizi, i paesi, le industrie, molto si deve all'eroico lavoro degli sminatori per la bonifica di campi minati. Ex combattenti e civili volontari alle dipendenze del Genio Militare, dal 1945 al 1948 liberarono il territorio italiano da un enorme numero di ordigni bellici, ponendo le essenziali basi di sicurezza per la ricostruzione delle zone devastate dalla guerra. In tre anni furono 2500 gli sminatori civili impegnati in tutta Italia nella lunga, complessa e rischiosa opera di bonifica: 393 di essi persero la vita e più di 500 rimasero feriti e mutilati, una percentuale di perdite più alta di quella delle truppe combattenti.

 

Si stima il numero degli ordigni disseminati in circa 9 milioni, di cui 4 estratti e disinnescati. Numerosi bambini e adulti perderanno la vita per aver maneggiato mine o altri ordigni esplosivi.

Chi ha i capelli bianchi, infatti, ricorda i manifesti affissi nelle scuole e in altre varie zone, ancora negli anni '60, per informare dei pericoli derivanti dagli ordigni disseminati sul territorio.

Raffiguravano bambini con arti amputati, a fianco i vari tipi di bombe, e sullo sfondo le fiamme che divampavano per l'esplosione.

 

La cerimonia in onore del partigiano "Mirko", svoltasi nel pieno rispetto delle norme anti-Covid, si è aperta con la deposizione della corona e degli onori al monumento ai caduti in Piazza della Vittoria. E' poi proseguita dinanzi alla statua commemorativa del partigiano, con l'introduzione della delegata alla Cultura e alla Memoria del Comune di Aulla, Marina Pratici, che ha poi lasciato la parola dapprima al sindaco Roberto Valettini, poi al consigliere regionale Giacomo Bugliani, e a seguire al presidente dell'ANPI intercomunale di Licciana Nardi, Aulla, Comano e Podenzana, Luigi Leonardi accompagnato dal partigiano Remo Conti, classe 1926, che ha portato la propria testimonianza con autentica commozione

 

La scaletta degli interventi, che ha visto anche i saluti del Comandante della Guardia di Finanza di Aulla, luogotenente Dalle Luche, del Comandante dei Carabinieri di Aulla Di Mauro,e del  vicecomandante provinciale dei Vigili del Fuoco di Massa, Gerardo Ratti, si è conclusa con l'attesa orazione finale del presidente della Regione Toscana, Eugenio Giani.

 

La cerimonia è stata impreziosita da intermezzi musicali.

 

Di seguito un estratto delle dichiarazioni di alcuni degli intervenuti.

 

Marina Pratici, delegata alla Cultura e alla Memoria del Comune di Aulla: "E', questa, una giornata doppiamente significativa e importante per la nostra città e in senso lato per il nostro comprensorio, che ci fa ritrovare comunità orante commemorante, una comunità unita nel segno dei valori più alti e sublimi della democrazia e della libertà rappresentati da questo monumento dedicato ad un giovane eroe, uno di quei tanti giovani gloriosi che non ha avuto temenza di dare la propria vita per la libertà di tutti noi. Oggi siamo tutti italiani sotto un'unica bandiera, il nostro amato tricolore, dunque, oggi più che mai, il nostro sguardo volge al verde, a quella speranza per un futuro diverso che ci faccia dimenticare i tanti momenti difficili dell'ultimo anno, per tornare a coltivare insieme valori unici che, come italiani e come cittadini, andiamo a commemorare".

 

Roberto Valettini, Sindaco di Aulla: "Un sentito ringraziamento alle autorità di ogni ordine e grado qua convenute, ai partigiani ed alle realtà combattentistiche che tengono vive, con eventi importanti come questo, la memoria, che non è un qualcosa di astratto, ma si afferma e si conquista ogni giorno. Perché insieme, oggi, abbiamo riconquistato un piccolo pezzo di memoria universale. Il 2 giugno è un momento importante: vederci uniti e vederci così in tanti è un dato estremamente valoriale. Ringrazio i miei concittadini sempre pronti a recepire l'importanza di eventi che non sono, solo, ricordo del passato, ma un impegno nel presente, per il futuro. Un impegno di democrazia, di rispetto, di miglioramento delle nostre condizioni sociali, nella piccola comunità in cui viviamo e nella comunità più ampia che è quella della nostra Repubblica. Un impegno che deve essere concreto, affinché il senso del sacrificio sia un insegnamento costante anche nei confronti dei nostri giovani. Non ho mai creduto che potesse esserci un assistenzialismo continuo, perché il lavoro è dignità, è affrancarsi dal bisogno, realizzare se stessi, e la Repubblica italiana che noi oggi andiamo a festeggiare è una repubblica democratica fondata sul lavoro. Oggi ricordiamo i nostri caduti, ma anche la scelta antifascista che è la base della democrazia e della Repubblica: per questo oggi celebriamo i nostri caduti e poi, con lo svelamento del monumento al partigiano "Mirko", nella sua nuova collocazione, celebriamo la scelta giusta: ovvero, una scelta antifascista, democratica, la scelta di coloro che sono stati dalla parte giusta ed hanno combattuto per la nostra libertà e la nostra democrazia. Qui, con Luciano Gianello, abbiamo un duplice esempio, di antifascista e di ricostruttore. Luciano morì infatti nella ricostruzione, ed è a causa dei postumi della guerra e del nazifascismo che ha perso la vita. E' dunque una figura simbolica di enorme significato, di chi si impegna, prima rischiando la vita per affermare la libertà, e poi, con il proprio lavoro, che perisce per la ricostruzione e la democrazia. La famiglia Gianello, l'ANPI, ci hanno chiesto di trasferire qui questo monumento, in un posto più centrale e degno, affinché sia  oggetto di quella attenzione che deve pervadere ciascuno di noi e la collettività tutta, a partire dai giovani e dalle scuole, che auspico fortemente possano da ora in avanti partecipare più numerosi a eventi di questa importanza".

 

Giacomo Bugliani, consigliere della Regione Toscana: "La giornata di oggi ci lascia principalmente una riflessione: l'uomo, in qualunque epoca e in qualunque momento, ha bisogno di simboli e di materialità. Oggi celebriamo un simbolo, una materia che è data da un monumento, dietro il quale sta l'immagine di un giovane che ha dato la vita per una giusta causa e per un valore più alto. La parola "monumento" deriva dal latino monēre, ammonire, parola che ha un senso se ognuno di noi, passando di fronte a questa pietra, tutte le volte sarà ammonito, spinto a ricordare e a rivivere qualcosa. Questo è il senso del simbolo che noi diamo a un'immagine, a una pietra. Dietro questa materialità c'è una vita spezzata per un ideale. Viviamo in una società strana, dove sembra che sprecare se stessi, non solo la propria vita ma anche il proprio tempo, per una nobile causa, sia tempo perso. Poi ci ritroviamo una società che decade, che cambia, una società che non è più quella che i nostri nonni e i nostri padri immaginavano che fosse. Ecco quindi che abbiamo bisogno di giovani come Luciano Gianello, che hanno saputo sacrificare tutto per un valore superiore. Ai giovani del nostro tempo certamente non chiediamo questo, ma molto meno: sacrificare il proprio tempo, la propria mente e le proprie passioni per i giusti ideali. Per questo mi auguro che questo nome inciso su questa pietra possa produrre in qualche giovane questa riflessione e questo sentimento. Aggiungo l'importanza della decisione del Comune di Aulla, che ringrazio per averci riuniti qui, e dell'ANPI di celebrare il monumento al partigiano "Mirko" proprio in nel giorno in cui celebriamo la Festa della Repubblica. Una delle feste civili più importanti nel nostro calendario, un momento nel quale dobbiamo riflettere su un valore fondamentale: il valore della libertà. Lo affermo da rappresentante di una Regione che ha nel proprio logo la figura del Pegaso alato, un cavallo che ha una prospettiva dinamica che lo proietta verso un futuro immaginato attraverso le ali, strumento della libertà. Noi abbiamo dobbiamo capire che tutto ciò che siamo, che il nostro ordinamento, la nostra Repubblica, poggia su questo grande valore. Una società può dirsi civile solo quando è giusta, e la giustizia può dirsi civile solo quando esiste la libertà".

 

 

Infine, le parole del Presidente Eugenio Giani: "Sono lieto e onorato di portare la testimonianza della Regione in questo giorno che ci riporta a 75 anni fa. Il monumento al partigiano "Mirko" Luciano Gianello dà il senso profondo di come quello che accadde 75 anni fa si lega al Movimento di Liberazione che dal 1943, dopo la sottoscrizione dell'armistizio, grazie all'energia di giovani partigiani come "Mirko", riuscì  a dare all'Italia la possibilità di dire da che parte stava, ovvero dalla parte della coalizione che sostenendo i valori di libertà, di democrazia ed autodeterminazione, consentì al paese di fare i conti con il passato e di lasciare alle spalle fascisti, nazisti, tutto quello che era stato il legame che aveva portato l'Italia a entrare in guerra con quella scelta di campo così sbagliata, se è vero che la II Guerra Mondiale comportò 47 milioni di morti, 6 milioni e mezzo di persone uccise nei campi di concentramento, vittime di quell'odio razziale che ha ideologicamente creato le condizioni perché la guerra rappresentasse il momento più basso nella storia dell'umanità. Vinta la guerra, il 25 aprile del 1945, ecco che il Paese si dà un metodo, una linea di azione per la ricostruzione del futuro. Linea di azione che si concretizza proprio il 2 giugno di 75 anni fa. Per questo ringrazio l'ANPI e l'impegno che ha coniugato la guerra di liberazione del '44-'45 ad un'Italia che poté sedere al tavolo degli alleati e presentare l'unità del Paese, affermando i valori di libertà e democrazia su cui volle ricostituirsi. Ed ecco il nesso fondamentale che avviene con il 2 giugno del 1946, quando gli italiani e le italiane - queste ultime per la prima volta nella storia del nostro Paese - andarono a votare affermando in questo modo, sul piano del voto, la parità di genere. Ricordiamo figure di donne toscane, come Teresa Mattei, che esercitarono un ruolo importante nella Costituente da cui ebbe origine una Costituzione che fu espressione autentica di un Paese maturo, con grandi intellettualità. Accanto all'assemblea costituente, la seconda scheda: repubblica o monarchia. Una decisione che divide l'Italia, ma che vede la Toscana convintamente repubblicana. Quest'anno la celebrazione dei 75 anni della Repubblica assume un'importanza particolare, poiché questa data coincide come non mai con un chiaro stato d'animo per il Paese. Quello della voglia di ripartire, di essere nuovamente protagonisti della nostra vita guardando con speranza al futuro. Dietro le nostre spalle ci sono 15 mesi terribili, che hanno messo in discussione la nostra vita individuale, il modo in cui viviamo la nostra comunità. Sono stati i mesi della pandemia: ne avevamo perso la memoria storica. La storia è costellata di pestilenze, di carestie, di momenti in cui la civiltà si rimette in discussione, ma sempre, quando arriviamo a prendere le misure del problema, ecco che emerge la necessità, il bisogno della ripartenza. La Toscana è famosa nel mondo per il Rinascimento. In realtà, il Rinascimento è qualcosa che all'inizio del Quattrocento nasce dopo le devastazioni che aveva portato la peste; è la storia che ci insegna - come apprendiamo ne "I Promessi Sposi" di Alessandro Manzoni – cosa aveva significato la peste a metà Seicento, e da lì poi nacque l'illuminismo, una nuova stagione. Sia pur in modo minore per la velocità con cui, oggi, abbiamo fronteggiato questa pandemia, ci sentiamo un po' in questa situazione. Oggi, 1 milione e 400mila toscani hanno avuto la prima dose di vaccino, e sono 2 milioni e 200mila le dosi somministrate (fra prima e seconda somministrazione). Come la Toscana, lo stesso hanno fatto le altre regioni italiane. Un impegno straordinario è stato messo in campo per rispondere a questa grave emergenza, con il supporto del mondo del volontariato e degli operatori sanitari diffusi. Il nostro Paese ha risposto con uno sforzo incredibilmente importante e oggi sentiamo che per settembre avremo l'immunità di gregge, andando a completare il processo vaccinale. Sono fatti dei nostri giorni, ma ci riportano straordinariamente nelle condizioni di 75 anni fa, quando dopo un momento drammatico per il Paese, si fece largo la spinta a partire: allora attraverso l'energia del partigiano "Mirko" e dei suoi compagni, oggi con l'energia che dobbiamo trovare dentro di noi: istituzioni, movimenti sociali, capacità delle professionalità che non si sono risparmiate e tuttora lavorano per la ripartenza del nostro Paese."

 


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Franco Mare

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