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Ce n'è anche per Cecco a cena

Polli da allevamento

lunedì, 18 maggio 2020, 21:25

di aldo grandi

Mettiamoci in mente un a cosa: per quanto affamati, per quanto imbizzarriti, per quanto ingrifati si possa essere dopo due mesi di arresti domiciliari, non potremo mai consumare, quotidianamente, quattro colazioni, quattro pranzi e altrettante cene. Non potremo, inoltre, acquistare tutti i vestiti e tutte le scarpe che, in una stagione, comprano, in genere, decine di migliaia di persone in più che visitano i nostri negozi. 

Eppure sembra che la stragrande maggioranza degli italiani si sia svegliata nella convinzione che, davvero, tutto andrà bene come i teorici della ricerca motivazionale hanno cercato di far credere. Siamo stati trattati come criceti e come tali abbiamo percorso chilometri e chilometri all'interno delle nostre gabbie e immaginato dentro le nostre teste. Alla fine, quella che doveva essere una vacanza preventiva è divenuta una carcerazione definitiva che non sembra ancora prossima alla fine. 

Ogni volta che qualcuno prova a stimolare il dubbio, ecco che ti vengono messe davanti le immagini delle bare di Bergamo, come se si trattasse di un evento paragonabile allo sgancio della bomba atomica su Hiroshima o allo sbarco in Normandia o all'attacco alle Torri Gemelle e via di questo passo. Con il terrore hanno fatto terra bruciata al punto che, oggi, ci sono ancora milioni di polli di allevamento i quali pensanco che, in fondo, è molto meglio starsene a casa protetti tra quattro mura che uscire chissà, poi, per quale ragione.

Sì, perché quello che sono stati capaci di instillare in milioni di esseri umani e non sappiamo se lo hanno fatto apposta o per ignoranza, è stata l'abitudine alla clausura. Le persone sono rimaste a casa e, a pensarci bene, per molti ciò ha significato la scoperta che non uscire è molto, ma molto più rassicurante che varcare, ogni giorno, la porta d'ingresso prima in uscita e, la sera, in entrata. 

Guardate, ad esempio, il boom delle vendite on line. Amazon ha triplicato i profitti. Altri hanno fatto incassi da record. La gente ha l'illusione, comprando on line, di impossessarsi subito di ciò che vuole senza fare fatica, esattamente come l'enciclopedia, tanto in voga negli anni del boom economico in un'Italia semi analfabeta, dava l'illusione di potersi comprare la conoscenza e la cultura.

Con questo lockdown l'esperimento di tenere l'umanità barricata in casa ha fornito risultati sorprendenti. La gente è manipolabile, semplicemente, con la gestione di alcuni mezzi di informazione che diffondano notizie che suscitano ansia e angoscia. Non importa che siano vere, ma che siano verosimili, non che siano accadute o stiano accadendo, ma che possano, comunque, avvenire nel futuro più o meno prossimo.

Stare chiusi in casa, quindi, senza incontrare nessuno, senza riunirsi, senza confrontarsi, senza misurarsi con gli altri garantisce sicurezza ed alimenta la paura, unico collante capace di inchiodare e bloccare qualunque volontà.

Stiamo andando a velocità vertiginosa verso un mondo dove l'illusione di poter avere tutto a portata di mano genera l'impressione che restare fermi sia meglio che muoversi, che le quattro mura di casa possano garantire e fornire tutto ciò di cui si ha bisogno, che la tecnologia possa sopperire all'esperienza, che il contatto umano sia deleterio e pericoloso, soprattutto, sotto il profilo della salute. Chi ha detto che questo virus ha aumentato la vicinanza delle persone o è un idiota o è in malafede. Mai come in questi mesi gli individui sono stati distanti gli uni dagli altri, ognuno per sé e dio per tutti o quasi.

Smart Working, didattica on line, spesa on line, acquisti on line, giochi e film on line o sulle Tv. Ma l'uomo e la donna sono stati creati per muoversi, per crescere, per misurarsi con la realtà, per gioire e soffrire, per amare ed essere amati, per lottare e conquistare, per parlarsi e conoscersi. I professori sono consapevoli che la loro didattica on line non è servita a nulla se non a creare una massa di ignoranti che scopiazzano le verifiche a più non posso? Hanno compreso che questa generazione di imbelli verrà promossa senza alcuna responsabilità e senza nessuno sforzo? 

Hanno sbagliato tutto. Psicoterapeuti e psichiatri stanno facendo gli straordinari per cercare di restituire un minimo di lucidità a decine di migliaia di persone che sono andate fuori di testa convinte che la fine del mondo sia ormai imminente, che il mondo là fuori fa paura e che l'unica cosa da fare è restarsene ben chiusi in casa fino a quando passerà. Ma passerà cosa che è già passato tutto da un pezzo?

Molte persone non ce la faranno a riprendersi e resteranno menomate psicologicamente per tutta la vita. Non è uno scherzo e nemmeno un azzardo, ma i danni che si fanno quando si pongono in essere restrizioni della libertà personale così incisive, sono incalcolabili e imprevedibili se invece di affidarsi a chi conosce e studia la mente umana, ci si affida ai frequentatori del Grande Fratello o a coloro per i quali la cultura conta quanto il due di coppe a briscola quando regna bastoni.

C'è gente che beve tutto ciò che dice la Tv o scrivono i giornali come se fosse vangelo e proprio coloro che il vangelo dovrebbero conoscere e diffondere, in realtà niente anno e mantengono un silenzio degno della peggiore delle complicità.

C'è bisogno di un Paolo Crepet a ministro dell'istruzione, non di una Azzolina la quale, forse, potrebbe essere buona a pulire i cessi negli autogrill delle autostrade, ma non certo a ricoprire un ruolo così delicato come quello di gestire il futuro delle nuove generazioni.

Lo ripetiamo da tempo immemore: se vogliamo andare avanti, dobbiamo tornare indietro. 

P.S. La Dory, che ha appena compiuto, il 20 aprile, i suoi primi 95 anni, dovrebbe tornare dal parrucchiere dopo tutto questo tempo. Lei, anche se su con l'età, ci tiene come una ragazzina a essere presentabile. Così abbiamo prenotato per giovedì prossimo dal suo parrucchiere di fiducia. C'è, tuttavia, un problema: lei non vuole indossare la mascherina. Non c'è verso. Non ne vuole sapere. Inutile dirle che c'è il rischio di contrarre il virus, a lei frega niente e risponde, come già documentato su queste pagine, che di qualcosa si deve pur morire e che, poi, di coronavirus si può anche guarire. Abbiamo provato a trovare un compromesso col parrucchiere, ma non c'è possibilità alcuna. O mascherina o niente taglio, colore e messa in piega. Abbiamo visto persone, in questi mesi, terrorizzate alla guida della propria auto con tanto di mascherina e finestrini ermeticamente chiusi. Abbiamo incrociato individui in mezzo alle strade di campagna a distanze siderali dai loro simili camminare con la mascherina ben impressa sul volto. E questo nonostante abbiano più volte spiegato che il virus non  viene trasportato dall'aria. Ma non importa, la paura ha più effetto ed è più efficace dell'evidenza per non parlare della razionalità.

La paura paralizza e poiché non ha una ragione sufficiente ad alimentarla, diviene incontenibile e inaffrontabile. Oltreché contagiosa. Siamo diventati polli da batteria, questo è il nostro futuro remoto. Arriveranno ad alimentarci senza nemmeno bisogno di muoverci. L'isolamento permetterà di governare il mondo premendo un solo bottone.

 

 

 


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