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Cronaca

La boxe in lutto: è morto Piero Cerù, per tutti “Cerù, butl zù!”

venerdì, 25 settembre 2015, 12:35

di vinicia tesconi

Piccolo, ma robusto, testa grossa e braccia potenti, Piero Cerù, scaricava tutta la forza dei suoi bicipiti sul ring senza badare ad affinare la tecnica ma tirando a colpire il bersaglio e a tirarlo giù. “Cerù, butl zù!” (Cerù, buttalo giù!) era il grido in dialetto carrarino dei moltissimi appassionati di boxe suoi concittadini, che lo sostenevano durante gli incontri. Né mandò al tappeto 12 nella sua carriera fatta di 66 incontri con 32 vittorie e sette verdetti di parità. Un Rocky scolpito nel marmo di Carrara, capace di incassare colpi fino allo stremo e di avere ancora pugni per sfiancare l’avversario. Non smetteva di lottare mai, quello era il suo punto di forza. Ma nella battaglia più terribile con una malattia che lo aveva progressivamente relegato in un letto, ha dovuto arrendersi. Si è spento, oggi, a 73 anni, circondato dalla moglie e dalle figlie nella sua casa di Avenza.

Si era avvicinato alla boxea 19 anni, quando lavorava come fornaio. La palestra serviva per scaricare le tensioni ma presto si evidenziarono le sue qualità atletiche e Cerù iniziò a salire sul ring. Fu campione italiano dei superleggeri agli inizi degli anni ’70 e difese quel titolo per 13 volte, combattendo un match anche per il titolo europeo. Nella memoria di tutti i carraresi è rimasto l’incontro con Romano Fanali disputato in uno stadio dei Marmi che esplodeva di gente e quel grido che ripetevano tutti, anche i bambini che neppure sapevano chi fosse: “Cerù, butl zù!”. La sua carriera terminò nel 1976, quando Cerù appese i guantoni al chiodo ed entrò a lavorare come operaio nei Nuovi Cantieri Apuania dove rimase fino al 2003. Una delle sue ultime apparizioni ufficiali fu in occasione dell’intitolazione della Associazione sportiva Pugilistica carrarese ad Enrico Bertola, l’altro grandissimo pugile uscito , negli anni ’40, dalle sale seminterrate della palestra Dogali nelle quali si tirava di boxe sin dal 1921. Con l’umiltà dei veri campioni partecipò alla celebrazione senza quasi attirare l’attenzione su di sé, chiedendo solo una foto accanto a Patrizio Oliva, campione olimpico e mondiale nei superleggeri all’inizio degli anni ’80, ospite d’onore dell’evento. Ma il pubblico di Carrara lo riconobbe e gli tributò il suo affetto con quel famoso grido, legato al suo nome e il campione si commosse. Piero Cerù ha regalato molti sogni ai suoi tifosi e dato molto lustro alla sua città che gli ha reso omaggio, un po’ tardivamente, in occasione del suo settantesimo compleanno quando una delegazione guidata dal presidente del consiglio comunale Luca Ragoni è andata a visitarlo a casa perché il campione era già allettato.

La malattia ha abbattuto il suo fisico ma non ha scalfito il ricordo delle sue imprese e della sua onestà sportiva. Per tutti quelli che c’erano e lo hanno visto, e per quelli che ne hanno sentito raccontare le gesta Cerù sarà sempre lì, a combattere sul ring, a ribattere ogni ultimo pugno al suono inconfondibile di “Cerù, butl zù!”.

Un grande uomo, un autentico campione.

Il sindaco Zubbani ha inviato alla stampa un comunicato per commemorare il campione: “Esprimo alla moglie Mirella e alla sua famiglia – ha scritto il sindaco– il cordoglio della Città, dell’Amministrazione e mio personale, nel ricordo di un uomo che, al termine dell’attività agonistica, ha saputo vivere con semplicità e grande dignità declinando ogni giorno i valori profondi di uno sport duro e nobile che si pratica solo con impegno e lealtà. Oggi ha perso il round più difficile ma resterà un vincente nel cuore di chi ha avuto la fortuna di conoscerlo ed apprezzarlo per doti di vero sportivo e vero uomo”. 

I funerali ci saranno sabato 26 settembre nella chiesa di Avenza. La salma sarà tumulata nel cimitero di Turigliano.

 


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