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Cronaca

Eutanasia, chiesto giudizio immediato per la morte di Davide Trentini

giovedì, 17 maggio 2018, 12:38

Il tesoriere e la co-presidente dell’associazione Luca Coscioni decidono di saltare un passaggio dell’iter giudiziario, rinunciando all'udienza preliminare del 31 maggio e optando per il giudizio immediato davanti alla Corte d'Assise: lo ha reso noto Filomena Gallo, segretario dell'associazione Luca Coscioni, avvocato e coordinatrice del collegio di difesa di Cappato e Welby.

"Di fronte - si legge nel comunicato - a una imputazione che include la istigazione al suicidio - oltre che l'aiuto materiale - riteniamo indispensabile andare a un dibattimento pubblico, anche nella speranza di aiutare il Parlamento a mettere in discussione la legge di iniziativa popolare per la legalizzazione dell'eutanasia, che da oltre quattro anni e mezzo giace alla Camera dei Deputati:

La morte di Davide Trentini avvenne il 13 aprile 2017. L’indomani Marco Cappato e Mina Welby si autodenunciarono. La fase delle indagini svolte dalla Procura di Massa si è conclusa con il cosiddetto “Avviso di conclusione delle indagini preliminari”, datato 28 settembre 2017. Successivamente sono stati avvisati gli indagati della richiesta di rinvio a giudizio da parte della Procura di Massa al Gip, che ha fissato l’udienza preliminare per il prossimo 31 maggio 2018 alle ore 10.30. A questo punto il Giudice dell’udienza preliminare avrebbe dovuto decidere se rinviare a giudizio Mina Welby e Marco Cappato, imputati ex art. 110 e 580 comma 1 del codice penale, ovvero per istigazione o aiuto al suicidio sotto forma di concorso. 

La decisione di rinunciare all’udienza preliminare porta di nuovo Marco Cappato, dopo il fronte processuale aperto per l’assistenza offerta a Dj Fabo, di fronte ad una Corte di assise che ora ha il compito di fissare la data del processo di primo grado.  Questa volta insieme a Mina Welby.

Saranno giudicati per un reato punito in Italia in modo grave, proprio mentre la Corte di assise di Milano, tramite ordinanza, ha rimesso la stessa norma alla valutazione della Consulta per giudicarne i profili di costituzionalità. 

Tutti conoscono la storia di Dj Fabo e la vicenda processuale che vede Marco Cappato imputato per averlo aiutato a raggiungere la Svizzera dove ha ottenuto il cosiddetto suicidio assistito.  

In pochi, invece, conoscono la storia analoga di Davide Trentini. Davide era malato di sclerosi multipla dal 1993. Aveva 53 anni e la sua vita, segnata da una salute progressivamente sempre più deficitaria, era diventata un calvario. Per questo ha contattato Marco Cappato e poi Mina

Welby per poter conoscere come poter accedere alla morte volontaria in Svizzera. Dopo vari incontri e dopo l’aiuto di Mina nello sbloccare alcune procedure burocratiche, svolgendo anche il delicato ruolo di interprete in lingua tedesca con la medesima clinica elvetica, Davide ha ricevuto il cosiddetto semaforo verde. È partito dunque per la Svizzera con Mina con un servizio di ambulanza che ignorava i motivi del suo ultimo viaggio. 

In un messaggio di saluto che ha voluto lasciare attraverso l’Associazione Luca Coscioni per spiegare e rendere pubblica la sua decisione ha detto: “Basta dolore”. “La cosa principale è il dolore, bisogna focalizzarsi sulla parola dolore. Tutto il resto è in più”. Così il 13 aprile 2017 in una clinica di Basilea, accompagnato da Mina Welby, ha scelto l’eutanasia, anche lui attraverso il suicidio assistito. 

Il giorno dopo Mina Welby, che gli era stata a fianco e d’aiuto nel viaggio, e Marco Cappato, che aveva raccolto attraverso l’associazione Soccorso Civile Sos Eutanasia i fondi mancanti per pagare la clinica Svizzera, si sono presentati presso la Stazione dei carabinieri di Massa per autodenunciarsi. Anche in questo caso, come in quello di Dj Fabo, una disobbedienza civile volta a mettere sotto processo l’art. 580 del codice penale, rubricato “istigazione o aiuto al suicidio”, che in una interpretazione letterale vieterebbe in Italia l’aiuto all’atto di morte volontaria, che invece è esplicitamente consentito in Svizzera. 

L’autodenuncia di Mina Welby e Marco Cappato ha dunque aperto un nuovo fronte processuale che mette in gioco la loro libertà: violare l’art. 580 del codice penale, infatti, significa poter essere condannati dai 5 ai 12 anni di reclusione. 

L’avviso di conclusione delle indagini preliminari è datato 28 settembre 2017. Con questo atto sono stati avvisati gli indagati della richiesta di rinvio a giudizio da parte della Procura di Massa".

 


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