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Cronaca

Incompatibilità formale per due giudici: il processo a Don Euro slitta di una settimana

mercoledì, 13 giugno 2018, 19:41

di vinicia tesconi

Fermato ancor prima di partire. Doveva partire stamani il processo che vede alla sbarra Luca Morini, ex parroco della diocesi di Massa Carrara meglio conosciuto come Don Euro per la maniacale abitudine a chiedere soldi ai suoi parrocchiani e per la doppia vita di lussi e sesso a pagamento con escort gay, il vescovo Giovanni Santucci, accusato di truffa ad un’assicurazione in concorso col Morini e di appropriazione indebita di fondi della chiesa per girarli a Don euro ed Emiliano Colombi, ex sacerdote per il quale l’accusa è di ricettazione per aver versato in banca alcune somme affidategli da Don Euro frutto delle donazioni alla chiesa.

Si è fermato, invece, al primissimo ostacolo sollevato in apertura di dibattimento dall’avvocato Francesco Marenghi dello Studio Padovani di Pisa, difensore del Morini per la parte inerente il suo ingente patrimonio (700 mila euro più 150 mila euro in diamanti) posto sotto sequestro dalla Procura di Massa.

L’eccezione presentata da Marenghi verteva sull’incompatibilità formale del giudice incaricato del processo, Ermanno De Mattia e di uno dei giudici a latere, Elisabetta Congiusta a far parte del collegio giudicante, essendo stati entrambi firmatari di atti nella fase dell’inchiesta preliminare. In particolare si contestava al giudice De Mattia di aver firmato il 5 gennaio dello scorso anno l’autorizzazione a ritardare il deposito dei verbali e delle trascrizioni delle intercettazioni sul caso Don Euro e alla Congiusta di aver firmato il primo decreto di sequestro dei beni del Morini poi annullato dalla Corte di Appello di Genova e sempre dalla stessa riemesso e reso operativo.

L’avvocato Marenghi ha invocato l’articolo 34 comma 2 del codice di procedura penale in base al quale è possibile ricusare un giudice che ha espresso valutazioni sullo stesso fatto oggetto del processo che presiede. La seduta è stata dunque sospesa dopo mezz’ora dall’inizio per permettere ai giudici di valutare la posizione da tenere e dopo una pausa di tre ore il giudice De Mattia, rientrato in aula, ha dichiarato di non astenersi dal processo per non aver mai espresso alcuna valutazione in merito alla vicenda in base ad una deroga all’articolo 34 comma 2 che prevede questa possibilità, mentre la giudice Congiusta ha annunciato la sua astensione.

La seduta, in attesa del pronunciamento del giudice Paolo Puzone presidente del Tribunale di Massa che dovrà designare un sostituto per la Congiusta è stata rimandata al 20 giugno alle ore 11,30. La stessa eccezione è stata presentata anche dagli avvocati Martini e Del Papa e Babboni, rispettivamente difensori del vescovo e di Colombi e la risposta già fornita dal giudice De Mattia è stata estesa anche a loro. L’avvocato Adriano Martini ha fatto anche presente la posizione del vescovo alla luce della nuova legge che nega il procedimento d’ufficio per i reati che gli sono stati ascritti ma anche la discussione al riguardo è stata rimandata al 20giugno.

A causare il problema dell’incompatibilità è stata la mancanza di magistrati, già più volte lamentata anche dal Procuratore della Repubblica Aldo Giubilaro, all’interno del Tribunale di Massa: la costante situazione di sotto-organico costringe i magistrati assegnati al foro di Massa non solo ad un superlavoro ma anche a doversi alternare nei ruoli di Gip in varie inchieste rischiando poi di trovarsi ad aver firmato atti che finiscono in processi nei quali sono designati come giudici. Una difficoltà che appesantisce il lavoro del tribunale di Massa e che va a scapito di tutta la comunità.

 


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