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Cronaca

Una vita per sei giorni di lavoro: la morte di Luca Savio è la tragedia della precarietà

giovedì, 12 luglio 2018, 10:23

di vinicia tesconi

Quando non lavori da sei mesi, hai quarant’anni e una famiglia con una figlia piccolissima, anche sei giorni di contratto  possono sembrare  un aiuto. Una goccia nel mare che però salva dalla disidratazione, anche se solo per un attimo.

Avrà pensato questo Luca Savio, l’operaio di 41 anni che ha perso la vita ieri nel piazzale di una ditta di marmi, mentre stava svolgendo il suo lavoro, addetto alla movimentazione dei blocchi,  quando solo quattro giorni fa gli è arrivata “ l’opportunità” di lavorare con un contratto quasi ridicolo di soli sei giorni. Forse avrà anche sperato che poteva essere un inizio, uno spiraglio, un modo per rientrare nel mondo del lavoro mostrandosi disponibile anche per accordi di periodi brevissimi nella speranza di essere apprezzato per la serietà e quindi di arrivare all’agognato contratto a tempo indeterminato.

Avrà pensato che comunque valeva la pena di tentare: per sua figlia, nata solo 14 mesi fa di cui era innamorato, per sua moglie che amava moltissimo e per se stesso, perché è banale ma inevitabilmente vero: il lavoro dovrebbe nobilitare l’uomo ( e non ucciderlo).  Invece quel contratto gli ha valso la vita. 

Si indignano i sindacati,fioccano le attestazioni di vicinanza e di cordoglio da tutte le sigle, da tutte le personalità a tutti i livelli: un coro identico ad ogni nuova tragedia a cui segue, sempre, un’identica immobilità. Sicurezza, prevenzione, dibatti sui contratti e sui salari: il resto dei giorni che intervallano una tragedia dall’altra si riempiono di queste parole che di fronte allo strazio di una moglie che perde suo marito, di una figlia che non conoscerà mai suo padre, assomigliano davvero, sempre più di più ad aria fritta, in un olio che ha già visto almeno un milione di cotture. E alle dichiarazioni di “ mai più”, non ci crede più nessuno.


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