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mercoledì, 14 novembre 2018 - Recte agere nihil timere

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Cronaca

Furbetti del cartellino, Giubilaro rigetta le accuse: “Nessuna spettacolarizzazione dell’inchiesta”

venerdì, 14 settembre 2018, 13:01

Ecco il testo integrale della lettera pubblica del procuratore Aldo Giubilaro in merito all’ipotesi di una volontaria spettacolarizzazione della giustizia ventilata da alcuni quotidiani locali riguardo all’inchiesta sui furbetti del cartellino:

Con riferimento alla recente indagine sui cosiddetti Furbetti del cartellino ed alle dichiarazioni alla stampa apparse sui quotidiani Il Tirreno e soprattutto La Nazione il giorno 08 c.m., secondo le quali si sarebbe voluta spettacolizzare la giustizia, il sottoscritto Procuratore della Repubblica informa:

Premesso che in una piccola realtà notizie quali un’indagine di un certo rilievo o l’arresto di una persona vengono inevitabilmente a conoscenza di tutti, giornalisti compresi e che tenerle nascoste sarebbe inutile posto che la spettacolarizzazione dell’indagine avrebbe luogo in ogni caso, quella delle conferenze stampa è una prassi che il sottoscritto ha introdotto sin dall’inizio della sua attività di Procuratore della Repubblica di Massa per una molteplicità di ragioni:

- perché è doveroso da parte di chi esercita pubbliche funzioni render conto all’opinione pubblica dell’attività svolta da un ufficio che si occupa, per l’appunto, della cosa pubblica;

- perché l’indagine e/o l’arresto suscitano il legittimo interesse dei mass-media di saperne di più ed in un Paese democratico, quale ha la pretesa di essere il nostro, non può esser impedito;

- per evitare, in assenza di una voce ufficiale, che vengano offerte al lettore notizie non rispondenti al vero e distorte, spesso a danno degli stessi indagati; o contraddittorie, tali da creare confusione; oppure stravaganti o semplicemente inesatte e parziali, sì da risultarne l’operato della Procura e/o della Forza di Polizia che ha seguito le indagini incomprendibile, illogico, irrazionale, privo di buonsenso, se non peggio;  

- per evitare, in assenza di un’informazione data a tutti, allo stesso modo e contemporaneamente in un unico contesto, diversità di trattamento dei giornalisti; che alcuni vengano informati ed altri no, alcuni prima ed altri dopo e che prendano corpo accuse di partigianeria e di volerne favorire alcuni a danno;

- non da ultimo, per evitare, in mancanza di informazioni, le continue richieste dei giornalisti che, facendo peraltro il loro lavoro, vanno alla ricerca di notizie;

- per altro verso, per dare alla Forza di Polizia che ha svolto le indagini (spesso anche con enorme sacrificio personale) il doveroso riconoscimento agli occhi dell’opinione pubblica e render edotta la stessa dell’impegno, della serietà, del senso del dovere e della competenza da questa posta nello svolgimento delle attività che le sono proprie.

Tanto è vero tutto ciò che nei quasi otto anni dall’introduzione della prassi non risulta che taluno (interessati o familiari a parte) abbia manifestato disappunto o disapprovazione, anche perché al fine di tutelare l’onorabilità degli indagati e delle famiglie, in un momento ancora interlocutorio del procedimento, mai sono stati dati ai mass-media le generalità degli indagati/arrestati, meno che mai loro fotografie.

Il sottoscritto Procuratore respinge con sdegno perciò che si sia voluto spettacolarizzare l’indagine … per andare sui mass media nazionali o internazionali, come con astioso qualunquismo da bar si è ritenuto di affermare.

Quanto alla bizzarra affermazione secondo cui si sarebbe potuto prendere tre o quattro persone sulle quali magari avevano diverse prove ma hanno voluto alzare il numero osserva che in uno Stato di diritto quale è il nostro non è consentito scegliere su chi indagare, indirizzarsi verso uno o alcuni soltanto e tralasciare altri, magari chi ritenga di essere persona di riguardo o familiare di persona di riguardo, posto che l’uguaglianza di tutti dinnanzi alla Legge non è vuota declamazione retorica, ma principio cardine del nostro Ordinamento e regola ferrea alla quale tutti siamo tenuti a sottostare. Ed in cui il sottoscritto Procuratore, che vi si ispira nell’attività di tutti i giorni, crede fermamente.

Aldo Giubilaro

 


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