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Cronaca

Confiscato il patrimonio di Don Euro

mercoledì, 10 ottobre 2018, 17:47

di vinicia tesconi

La pena che più temeva è diventata realtà; la punizione, invece, che le moltissime persone truffate auspicavano, almeno per questa volta, è stata inflitta. Don Euro, alias Luca Morini, l’ex prete della diocesi di Massa Carrara e Pontremoli, divenuto tristemente famoso per l’abitudine di chiedere (e ottenere) continuamente soldi dai suoi parrocchiani con finte scuse di solidarietà ai poveri, per usarli, invece, in viaggi di lusso e festini con escort gay, ha visto in questi giorni la confisca di tutto il suo ingente patrimonio, quasi un milione di euro tra liquidi e diamanti, e, al momento si trova nella condizione da lui più aborrita, ovvero, in completa povertà.

Luca Morini, che dallo scorso febbraio non è più un sacerdote perché ridotto allo stato laicale dalla Chiesa, è  stato rinviato a giudizio per truffa e appropriazione indebita dal Tribunale di Massa ed è in attesa dell’udienza che si terrà il prossimo novembre. 

I suoi beni, individuati dalle indagini dei carabinieri di Massa e dalla Guardia di Finanza, erano stati messi sotto sequestro lo scorso giugno dal Tribunale di Genova ed era stata avviata l’azione della Direzione Distrettuale Antimafia per cercare di capire la provenienza di un così importante patrimonio non correlabile alla professione svolta dal Morini.

Nonostante l’ex parroco di Avenza, Fossone e Caniparola abbia ingaggiato a fianco dell’avvocato Giovanna Basotti, l’avvocato Tullio Padovani, uno dei massimi esperti in questioni patrimoniali, proprio per risolvere la questione delle sue proprietà, i giudici del Tribunale di Genova, hanno deciso di accogliere le istanze del sostituto procuratore della  Dda, Federico Mannotti, e del sostituto procuratore della Procura di Massa Alessandra Conforti,  e reso effettivo, prima il sequestro e poi la confisca del patrimonio del Morini.

L’ex prete aveva inizialmente sostenuto, attraverso i suoi avvocati, che la maggior parte del denaro di cui disponeva, era frutto dell’eredità lasciatagli dal padre, che tuttavia, in vita, era stato un operaio e un sindacalista. La sorella del Morini, evidentemente esclusa da questa presunta eredità, non ha voluto  testimoniare nel processo a carico del fratello avvalendosi della possibilità di evitare la testimonianza in quanto congiunta dell’imputato. Ma sin dall’inizio del processo ed anche dopo l’avvenuto sequestro del suo patrimonio, Don Euro, si è sempre rifiutato di dare spiegazioni dirette sulla maniera con la quale era venuto in possesso di una cifra così elevata e non si è, neppure, mai presentato in tribunale.

Questo atteggiamento, insieme alle registrazioni delle telefonate piene di minacce che Morini faceva al vescovo di Massa, Giovanni Santucci per ottenere soldi e condizioni privilegiate, ha convinto ancor di più la presidente della sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Genova, Marina Orsini, a procedere con la confisca dei beni e a considerare l’ex prete come una persona pericolosa. Morini continua a vivere nella villetta che proprio il vescovo Santucci gli ha comprato a nome della Curia e continua ad avere tutte le utenze e tutta la sua sussistenza pagata dalla chiesa, nonostante ormai siano più di sei mesi che dalla chiesa è stato espulso. La giustificazione del suo permanere a carico della diocesi di Massa era stata inizialmente legata al fatto che non potesse disporre dei suoi soldi, perché posti sotto sequestro. A questo punto si profila, però, un protrarsi ad infinitum della sua possibilità di usufruire dei vantaggi offertigli dalla Curia di Massa, visto che, per la prima volta, veramente, e per molti, meritatamente, si trova in una situazione di indigenza.


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