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Cronaca

“Oltre otto ore di attesa per suturare una ferita al pronto soccorso del San Luca”

martedì, 13 agosto 2019, 11:55

di vinicia tesconi

Tutta la Toscana è paese, si potrebbe dire. O meglio, tutti gli ospedali gemelli fortemente voluti dalla regione a Lucca, Massa, Versilia e Pistoia, sono afflitti dagli stessi enormi, gravissimi problemi. L’infelice analogia tra i problemi della sede di Lucca con quella di Massa è stata riscontrata, letteralmente sulla sua pelle, da un ragazzo carrarese che ieri ha passato più di otto ore dentro la sala di attesa del Pronto Soccorso dell’ospedale San Luca di Lucca, per un infortunio sul lavoro. La madre, nota commercialista carrarese, che ha accompagnato e assistito il figlio per tutta la durata del soccorso, ha raccontato nel dettaglio la vicenda ed ha annunciato di rivolgersi alle sedi competenti per denunciare i gravi disservizi.

Il giovane, ieri alle 15,08, è stato registrato al triage del San Luca, dopo esservi giunto a bordo di un’ambulanza  chiamata per una ferita da taglio all’indice della mano destra,  avvenuta mentre stava lavorando. La ferita, piuttosto profonda, aveva dato origine a una piccola emorragia e richiedeva un intervento di sutura: per questo motivo il ragazzo si è rivolto al Pronto Soccorso del San Luca che è anche quello riservato per gli infortuni Inail. La madre ci ha raccontato: “ Mio figlio è arrivato con un semplice bendaggio improvvisato fatto sul luogo del lavoro appena accaduto l’incidente. E’ stato classificato con un codice 4 cioè urgenza minore senza che nessuno, tuttavia, aprisse il bendaggio per valutare le reali condizioni della ferita.  Nel Pronto Soccorso del San Luca non esiste un locale in cui si accede e si parla con personale competente infermieristico o medico per illustrare  il motivo dell'accesso.Si deve entrare per forza in una stanza che funge anche da sala di attesa, nella quale c’è  un box in cui una persona con la scritta Accoglienza sulla divisa, che non fa parte del personale medico o infermieristico, smista gli arrivi e  fa accedere secondo priorità che restano sconosciute al vero e proprio triage che viene eseguito dopo che si ottiene il passaggio dal primo box accoglienza. Inoltre, al momento dell’accesso al primo box si è costretti a dire all’addetta,  a voce alta, davanti a tutti i presenti in attesa, i propri dati personali e la patologia per cui si chiede assistenza senza alcun rispetto della normativa sulla privacy che impone regole severe sui dati sanitari considerati dati sensibili.....per non dire che tutti i presenti in sala sentono nome cognome e patologia. Nelle oltre otto ore in cui ho atteso, insieme a mio figlio, il passaggio al triage, avvenuto alle 23,47,  ho assistito ad afflusso di bambini con febbre alta e varie patologie che, a detta anche della persona in guardiola avrebbero dovuto avere la precedenza, e che invece hanno dovuto attendere  fino a  due ore, per entrare poi  secondo la  cronologia di arrivo poiché l’addetta non aveva la competenza infermieristica o medica per valutare le  priorità. Per tre volte ho  sollecitato l’addetta perché facesse entrare mio figlio senza ottenere nulla e dopo due cambi di personale, alle 22 e 30, finalmente è stato ammesso al triage. Solo allora ha potuto essere visitato e gli è stata tolta la medicazione provvisoria fatta sul posto di lavoro. Tuttavia, e sospetto che sia stato per aver esternato lamentele per l’attesa e la metodologia di accesso, la visita si è risolta con l’apertura della fasciatura e la chiusura della stessa senza alcuna medicazione né intervento per disinfettare la ferita e con mio figlio rimandato ad attendere nella sala d’attesa iniziale di essere chiamato per essere suturato. Alle 23,47 la ferita ha ripreso a sanguinare e il dito a pulsare dolorosamente e ancora non era stato chiamato. Le lamentele per l’attesa sono cominciate a fioccare da altre persone  e l’addetta all’accoglienza ha apostrofato tutti in malomodo suggerendo di rivolgersi ad altri ospedali”.

Il ragazzo è stato suturato dopo la mezzanotte. La madre ha voluto precisare: “Questo modo di operare è disumano. Non metto in dubbio che il personale medico ed infermieristico sia sotto organico ma i pazienti non sono animali da macello! Forse  bisognerebbe valutare di dividere il Pronto Soccorso in due canali con accessi distinti: uno  per i casi gravi o complessi e uno per il promo soccorso,  in modo da rendere umano l'accesso ed il servizio”.


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