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Cronaca

Addio a Paolo Carusi, uno dei simboli della stagione d’oro della grande cultura e grande musica di Carrara

martedì, 3 dicembre 2019, 20:23

di vinicia tesconi

Se n’è andato oggi, nella sua casa di Pietra Ligure, Paolo Carusi, figura di grande spicco  nel panorama culturale carrarese degli anni ottanta e novanta. E’ morto a 75 anni, per gli esiti di una serie di problemi fisici aggravati nel corso degli anni, lontano dalla sua terra e senza rimpianti per essa, quell’ingrata Carrara che ha visto il meglio del suo estro geniale e che come sempre non ha saputo riconoscerlo nè soprattutto ricordarlo. Ma a ricordare lui, oggi in città ci sono stati  moltissimi ex ragazzi del ’68 che con lui e grazie a lui videro lo splendore della città.

La fine degli anni di piombo per Carrara è stato l’inizio del periodo culturalmente più vivo e fervido forse mai registrato . Fu allora che  la meglio gioventù carrarese impegnò tutte le proprie energie  per portare la città al centro dei più importanti eventi musicali, teatrali ed artistici che animavano quel periodo e tra loro, spesso come ideatore e organizzatore, c’era Paolo Carusi. Erano un  gruppo di iscritti al circolo Arci di Carrara, quasi tutti impiegati come operai alla Dalmine con una vera passione per musica, teatro arte e letteratura.Alla fine degli anni settanta  presero in affitto un fondo sfitto – allora uno dei pochi- di via Ghibellina e aprirono  il Victor Jara, un circolo culturale dedicato a un poeta cileno perseguitato ai tempi del golpe, che divenne fucina di idee e progetti straordinari. Dal Victor Jara sono passati Roberto Benigni, i Giancattivi, Francesco Guccini, per dirne alcuni. Dalle idee e dall’organizzazione anche manuale di Carusi e del gruppo del Victor Jara sono nati i grandi concerti allo stadio di Carrara dei primi anni ottanta. Grandi concerti per davvero che a Carrara portarono migliaia di spettatori: Peter Tosh, i Dire Straits e gli italiani Edoardo Bennato, Roberto Vecchioni, il mitico concerto Banana Republic di Dalla e De Gregori, che all’epoca facevano scoppiare gli stadi. E poi spettacoli teatrali anche quelli di eccellente ordine, agli Animosi, al Garibaldi. Per anni era stato lo scenografo delle commedie in dialetto carrarese scritte da Manrico Viti.E infine mostre d’arte, sempre all’interno del circolo di via Ghibellina e l’Umor Satira, una sorta di festival di grande richiamo di disegni satirici il cui simbolo era un porcospino verde. Il porcospino rimase caro a Carusi che dopo alcuni anni dalla fine della stagione del Victor Jara, aprì un nuovo locale di grandissimo successo in città, stavolta a Nazzano, negli anni novanta e lo chiamò appunto “Il Porcospino”. Anche lì ottima musica e eventi per i giovani, che non erano più quelli della sua generazione La mente, il motore propulsore era sempre lui: Paolo Carusi in questo caso coadiuvato dal figlio Pierpaolo, scomparso poi prematuramente, tragedia da cui il padre non si è mai ripreso completamente. Ancora a lui si deve la miglior valorizzazione di Piazza Alberica nel periodo natalizio: il cielo punteggiato di luci che si irradiavano dalla statua della Beatrice ad ogni angolo della piazza alla fine degli anni ottanta era un progetto suo: in molti ancora ne ricordano l’effetto strepitoso “ Era un artista con una vena di genialità – così alcuni degli amici del Victor Jara ricordano Paolo Carusi – faceva anche lo scultore ed aveva una bottega d’arte a Borgio Verezzi, vicino a Pietra Ligure, dove si era trasferito con la compagna Bernarda Cagetti, noto medico dell’ospedale della cittadina ligure.” Proprio nel suo ritiro ligure, tra gli orti terrazzati che circondano la sua casa in pietra, da anni, ogni primo maggio organizzava “ La riunita della sinistra sparpagliata” un evento sempre in nome dei ricordi e della cultura al quale chiamava  a partecipare anche i vecchi amici carraresi. E loro, oggi, che lo hanno salutato con cuore e col pensiero dalla sua Carrara hanno chiesto di ricordarlo con un verso di una canzone poesia tra le più belle della musica d’autore italiana, una canzone dei tempi del Victor Jara: “Dormi sepolto in un campo di grano, non è la rosa non è il tulipano che ti fan veglia dall’ombra dei fossi, ma sono mille…papaveri rossi.”


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