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Cronaca

Commissione sui beni estimati a porte chiuse: la denuncia del Grig Presidio Apuane

mercoledì, 15 gennaio 2020, 17:21

A pochi giorni dalla tanto attesa commissione sulla ricognizione degli agri marmiferi comunali, è arrivata la notizia che non sarà possibile ai cittadini parteciparvi. La seduta avverrà in un’adunanza riservata e segreta, cosa che farebbe irritare a prescindere, ma che messa in atto da chi, per arrivare ad avere il potere, aveva garantito una trasparenza mai messa in atto prima, ha causato una vera e propria indignazione. Il tema più caldo, cavalcato dai grillini sin dai tempi dell’opposizione: i beni estimati e la loro reale entità al termine della ricognizione richiesta dalla Regione,  verrà finalmente discusso ma nessuno potrà assistere – e quindi sapere – quali siano i responsi. Il primo grande sdegno per questa decisione viene dal Grig, Gruppo di Intervento giuridico Presidio Apuane, che  ha ricostruito le tappe della vicenda “ beni estimati” e condannato pubblicamente la decisione di tenerla commissione a porte chiuse.

“La ricognizione degli agri marmiferi comunali è un adempimento richiesto dalla regione Toscana al comune di Carrara da molti anni, tramandato dalla precedente amministrazione a quest'ultima: si tratta di determinare le reali estensioni e la collocazione dei beni “non disponibili” a cui fa riferimento la bozza del nuovo regolamento degli agri marmiferi. È dunque un dato fondamentale per capire se il nuovo regolamento potrà effettivamente governare il territorio a monte, o no.

L'argomento è di estrema rilevanza perché i beni estimati del 1751 erano meno della metà di quelli che si ritrovano nel catasto del 1823. Il regolamento degli agri marmiferi del 1994 faceva riferimento a questo catasto del primo Ottocento perché era il primo disponibile in forma grafica e le aree si potevano far corrispondere con le attuali. Con l'avanzamento della tecnica, sono state realizzate,e sono disponibili anche al comune, le mappe in grado di visualizzare graficamente  la situazione del 1751. Ed allora: perché non usarle e ricondurre i beni estimati alla loro VERA estensione al tempo dell'editto? È stato fatto? Non possiamo saperlo, perché le porte sono chiuse.

È una questione importante, perché il rilascio delle concessioni è stato sempre ostacolato (anche nel regolamento del 1994) dal fatto che almeno il 30 per cento delle aree di cava sono dichiarate beni estimati: si provi ad affittare una casa dove una stanza su tre è di qualcun altro.

Alcuni anni fa, dal gruppo NO CAVE PRIVATE , al quale  aderiva anche l’attuale sindaco, furono effettuate delle verifiche a campione di alcuni mappali, tra quelli presenti negli atti di citazione di alcune società allo scopo di saggiare l’attendibilità di tali rivendicazioni, mettendo a confronto il catasto attuale e il catasto del 1823, l’unico a noi accessibile. Ebbene, da tale ricerca random, piccola e davvero parziale emersero incongruenze palesi, talora clamorose, in grado di minare alle fondamenta l’attendibilità delle rivendicazioni delle società, sia per la natura dei mappali, beni estimati o meno, sia per la loro estensione. Emersero incongruenze tra le superfici rivendicate e quelle risultanti nell’inventario comunale; mappali interamente agri marmiferi nell’inventario comunale, rivendicati in toto o in parte dalle società; mappali di proprietà comunale secondo visura catastale, rivendicati interamente come proprietà privata.

È noto che il requisito fondante dei beni estimati è la loro iscrizione all’estimo nel 1731. Eppure, abbiamo trovato anche il caso di rivendicazione quale bene estimato di un mappale che, nel catasto del 1823, non solo era tutto bene comunale, ma non era neppure una cava. Molto difficile, dunque, che un secolo prima fosse un Bene Estimato. Pertanto, un mappale privo di tale requisito non è giuridicamente un bene estimato e la sua iscrizione come tale, sia nel catasto del 1823 che nel catasto attuale, non può che essere un errore.

La cittadinanza non è interessata a conoscere i dati sensibili riguardanti nomi e cognomi di coloro che vantano di avere delle proprietà sulle montagne. Interessa invece, e molto, sapere come è stata condotta la ricognizione, se sono stati esclusi i beni inseriti successivamente da notai compiacenti; soprattutto, se sono state utilizzate le tecniche che permettono di arrivare al ridimensionamento delle superfici lievitate fra il 1751 e il 1823. Senza questa certezza, il Regolamento nasce monco e privo di validità. Per questo, sarebbe stato opportuno e democratico poter assistere alla presentazione dei dati in Commissione.

Invece la commissione, politica, sulla ricognizione degli agri marmiferi comunali si farà a porte chiuse, perché – così è dichiarato - lo richiedono i tecnici degli uffici mostrando in maniera evidente come  la politica sia  sotto scacco dei burocrati: basterebbe secretare i nominativi e rendere pubbliche le procedure seguite e le conclusioni raggiunte. Purtroppo, più volte l'amministrazione ha prediletto, come in questo caso, la trattativa privata e segreta (ad esempio, villa Ceci, Mediterraneo), non rendendosi conto che l'unico sostegno che potrebbe avere è quello dei suoi cittadini.”


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