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Cronaca

Processo ai carabinieri di Aulla: ancora una sequela di "non ricordo"

domenica, 2 agosto 2020, 20:03

di vinicia tesconi

E' proseguito, nell'udienza di venerdì scorso, il controesame del tenente dei carabinieri Antonio Mundo, ufficiale di polizia giudiziaria, principale teste dell'accusa, da parte dell'avvocato Camilla Urso dello Studio Eugenio Pini di Roma che ha l'incarico di rappresentare i carabinieri Stasio, Crielesi, Tellini, Lo Monaco, Granata, Del Polito e Crielesi.

Il copione è cambiato di pochissimo, se non in peggio per il testimone dell'accusa, che oltre alle contraddizioni e ai mancati riscontri già emersi nel cotrointerrogatorio fatto dall'avvocato Urso nell'udienza precedente, ha aggiunto una lunga sequenza di "non ricordo".

Traducendo la giornata in termini calcistici si potrebbe sintetizzare con un altro gol a porta vuota messo a segno dalla difesa Pini. A ripercorrere i passaggi cruciali è stata, ancora una volta, la stessa Urso: "Anche da questa udienza esco particolarmente soddisfatta e con riscontri molto positivi sia dai nostri clienti, sia dai colleghi. Abbiamo ripreso il controesame esattamente da dove lo avevamo lasciato una settimana fa, seguendo la stessa tecnica concentrata su ogni singolo elemento presente nei capi di imputazione. Nella stragrande maggioranza dei casi esaminati, abbiamo ricevuto dal teste conferme sul fatto che non ci fossero state verifiche in merito alle accuse".

Il tenente Mundo, incalzato dall'avvocato Urso, è stato costretto ad ammettere di non aver accertato la veridicità dei fatti denunciati in merito alla denuncia di un furto di cellulare sul quale non è stato neppure chiarito se si trattasse di un furto semplice o con strappo. La Urso ha richiesto l'esibizione dei corpi di reato in relazione ai capi di imputazione che accusavano alcuni carabinieri di possesso e uso improprio di armi  e di strumentazione d'ordinanza e proprio su questo argomento sono emerse lacune nella conduzione delle indagini preliminari: "E' stato molto interessante quello che è emerso in merito alle varie armi usate – ha continuato l'avvocato Urso – Già la volta scorsa avevamo appurato che i famosi coltelli il cui possesso improprio era stato attribuito ad alcuni carabinieri imputati, non esistevano, venerdì abbiamo scoperto che lo sfollagente usato da Lo Monaco era in realtà un semplice bastone rivestito da nastro adesivo. Come abbiamo fatto leggere in aula allo stesso tenente Mundo, in una annotazione di polizia giudiziaria fatta da un altro ufficiale, si parla chiaramente di bastone e non di sfollagente. Si tratta di due cose molto diverse, tanto è vero che per il possesso di un bastone non è richiesta la denuncia che è imposta, invece per lo sfollagente e l'accusa si basava proprio sul possesso di un'arma non denunciata regolarmente. Anche in questo caso il teste ha ammesso di non aver verificato a chi appartenesse veramente quel bastone e non è stato in grado di confermare che fosse proprio di Lo Monaco. Anzi, ha confermato di non aver appurato neppure da quanto tempo fosse nelle disponibilità del Lo Monaco, tenendo conto che quest'ultimo, per legge, avrebbe comunque avuto 72 ore di tempo per provvedere alla denuncia, la cui eventuale esistenza non è stata ugualmente verificata. Riguardo allo storditore elettrico del cui possesso improprio è stato accusato il carabiniere Del Polito, il tenente Mundo ha dovuto ammettere di non avere alcuna competenza balistica e di aver proceduto ad una semplice annotazione di polizia giudiziaria in cui dava atto  di aver lui stesso  aperto la confezione in cui era riposto l'oggetto e di averlo azionato. Ha poi confermato che sullo stesso oggetto non è stata effettuata alcuna consulenza tecnica da parte della procura e di non averlo provato realmente, ma di averne solo sentito il rumore definito simile a quello di scarica elettrica. Ha ammesso quindi di non conoscere  le caratteristiche e differenze tecniche  di oggetti come gli storditori elettrici.".

Di fatto è stato appurato che l'oggetto in questione non è un taser ma uno Stan gun, come ha potuto leggere lo stesso teste dalla foto dell'oggetto che l'avvocato Urso ha esibito in aula. Questo tipo di storditore è molto diverso dal taser: può essere tenuto, infatti, per difesa personale ma non si può portare fuori dalla propria abitazione.

E lo stesso Mundo ha confermato che lo storditore trovato durante la perquisizione si trovava proprio in casa e per di più ancora confezionato. Inoltre, lo stesso, ha riferito di non aver accertato in alcun modo che l'oggetto in questione fosse di proprietà esclusiva del Del Polito o dei suoi familiari. Sulla questione di alcune armi da tenere per uso personale, l'avvocato Urso ha insistito perché emergesse che nessuna verifica è stata effettuata circa l'acquisto delle stesse né delle mancate denunce che devono essere presentate entro le 48/72 ore successive all'acquisto. Nelle indagini preliminari non sono emersi riscontri di eventuali acquisti fatti nei giorni precedenti per alcune delle armi contestate. Grossi dubbi sono stati generati anche dalla questione della paletta non regolamentare, perché priva del codice di immatricolazione, rinvenuta nell'auto usata da tutta la famiglia del Lomonaco anche per commissioni private come accompagnare a scuola i figli.

Intanto sarebbe stato appurato che esistono anche palette senza codice di immatricolazione in dotazione ai carabinieri per evitare di incorrere nella complessa procedura che scatta in caso di smarrimento di una paletta immatricolata, ma soprattutto è emersa la circostanza che la paletta rinvenuta avrebbe potuto essere una semplice paletta giocattolo dimenticata in auto dal figlio di Lo Monaco e appartenuta a un travestimento di carnevale avvenuto proprio nel periodo della perquisizione.

Anche in questo caso le risposte sulle eventuali verifiche fatte dal tenente Mundo sono state varianti tra il "non so" e  il "Non ho verificato".  Ciò è valso anche per uno sfollagente attribuito al Crielesi seppure nessun elemento distintivo è emerso a conferma che l'oggetto fosse di proprietà dell'imputato. Le frasi "Non ho riscontri" "non ho accertato" hanno corredato anche le risposte relative alla presenza del carabiniere Stasio in relazione a un reato di percosse avvenuto dentro al supermercato Lidl di Aulla  in cui sarebbe avvenuta l'aggressione di Stasio in concorso con il carabiniere Fiorentino nei confronti di un pregiudicato molestatore.

Nel caso del reato di falso, imputato al Tellini, il comandante Mundo ha ammesso di non riconoscere che quella apposta fosse di fatto la firma del Tellini. Un'incongruenza, infine, ha ripercorso l'avvocato Urso, è emersa in merito al presunto pestaggio di uno degli accusatori da parte di alcuni carabinieri. "La vittima e autore della denuncia  - ha spiegato l'avvocato Urso - venne visitata e ebbe un referto firmato dalla dottoressa nel quale, tuttavia, si diceva che non aveva riportato lesioni di sorta. Il tenente Mundo ha detto di non aver mai neppure sentito il nome della dottoressa in questione e di non sapere nulla di tale referto. Ha poi ammesso di aver acquisito le immagini del fotosegnalamento fatto in quella occasione a Pontremoli, successivamente al presunto pestaggio,  solo in una fase successiva alle indagini, cioè dopo che l'avvocato Urso ne aveva fatto richiesta in sede di udienza preliminare durante l'incidente probatorio di Abbai, la presunta vittima del pestaggio. Le foto   hanno confermano che la persona offesa non riportava alcun graffio.".

L'avvocato Urso ha concluso il suo intervento con una lunga  disquisizione nella quale ha eccepito la violazione del diritto di difesa ai sensi degli articoli del codice di procedura penale e ha chiesto la trasmissione degli atti alla Procura per il reato di falso nei confronti del teste che ha firmato un verbale di perquisizione e sequestro di  coltelli  risultati inesistenti. 

Il giudice non ha accolto la richiesta di trasmissione degli atti in Procura precisando, tuttavia, che quanto all'attendibilità del teste Mundo, si valuterà eventualmente una volta terminata la fase di istruttoria dibattimentale. Urso ha assicurato l'intenzione di non demordere, per cui "insisteremo se occorrerà, nell'eccepire ancora la violazione del proprio diritto di difesa", "Sono risoluta a far emergere la verità dei fatti".


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