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Cronaca

Grande successo per il congresso organizzato da Fidapa

venerdì, 26 marzo 2021, 15:31

Si è svolta ieri, giovedì 25 marzo, su piattaforma Zoom, la conferenza organizzata da Fidapa Nazionale, Massa Carrara e Civitavecchia, su un tema molto delicato riguardante il mondo delle donne carcerate: " Reclusione di genere: problematiche e prospettive delle donne detenute".

A fare gli onori di casa, la presidente Fidapa Massa Carrara, Beatrice Vannini, che ha manifestato tutto il suo entusiasmo per l'evento, su una problematica che viene affrontata non molto frequentemente per la quale ha chiesto la partecipazione di esperti di alto livello; nei ringraziamenti, ha ricordato tutte le socie Fidapa e anche Soroptimist che collabora spesso alle iniziative, nell'ottica di fare rete e di dare la maggiore condivisione possibile su eventi e manifestazione di comune interesse; di seguito, anche il saluto della Presidente Nazionale Fidapa Maria Concetta Oliveri, che ha sottolineato il grande interesse dell'associazione, sulla situazione delle donne in carcere, non solo a livello nazionale, ma anche internazionale e che si stanno organizzando tavoli che hanno la finalità di mantenere alta l'attenzione sul tema, presso le istituzioni e le organizzazioni non governative.

Il primo intervento è stato quello di Patrizia Bravetti, presidente Fidapa di Civitavecchia , dove dirige il carcere, insieme a quello di Aurelia Nord, in via di accorpamento, con una popolazione di seicento detenuti di cui trenta sono donne di varia nazionalità: le donne carcerate si distinguono dagli uomini, per lo stile di vita che adottano all'interno della struttura. Portano con sè, il naturale concetto di cura, non solo verso l'ambiente in cui vivono, ma anche verso la propria persona: di questo aspetto, che caratterizza il genere, si è tenuto conto nel corso del tempo, per aprire alla possibilità di avere in cella degli oggetti di uso personale, come i cosmetici, gli attrezzi per la manicure, profumi : "La donna è un vulcano di emotività- dice la Bravetti- ha bisogno della realtà quotidiana, dei suoi riti ed è questo che la differenzia dal detenuto maschio, che invece ha molta più aggressività e i programmi per gli uomini in questo senso, vanno a contenere questo aspetto, come possibilità di riflettere sulla propria situazione e trovare la strada della rieducazione e dell'inserimento nel mondo reale".

La popolazione femminile delle carceri proviene da storie di prostituzione, spaccio di droga, nei casi più gravi, associazione a delinquere di stampo mafioso: sono spesso situazioni di retaggio maschile, cioè sono gli uomini che le portano a delinquere, ma, sono anche quelle che con più volontà vogliono uscirne ed evitare la reiterazione del reato. Una questione a parte è il loro impiego nel lavoro : se all'interno del carcere, alcune sono impiegate in lavori che però rispondono sempre ai soliti stereotipi, come parrucchiera, cuoca, donna delle pulizie, le mansioni di lavori manuali sono ancora spesso affidati agli uomini, come anche i percorsi lavorativi all'esterno delle mura.

Dal 2005 sono state anche stabilite norme che regolino le visite e i colloqui con i famigliari e in particolare l'attenzione è rivolta alle carcerate che hanno bambini piccoli, per i quali è importante mantenere il rapporto con la madre, ma allo stesso tempo vanno tutelati per evitare traumi che hanno dei pesanti contraccolpi sulla loro crescita.

Di questo aspetto, ne ha parlato esaurientemente Fiammetta Perrone vice presidente nazionale di Fidapa e pedagogista ,la quale, prima del suo intervento, ha condiviso uno splendido filmato realizzato da Ludovica Ando:le immagini di alcune donne che fanno volare le loro emozioni,brevi racconti toccanti di cosa significa per loro aver perso la libertà, la presa di coscienza in cui si chiude il cancello e loro sentono di " non avere bisogno più di niente", hanno colpito profondamente i cuori delle persone presenti, anche dietro ad un pc. La Perrone ha poi spiegato la delicatissima e difficilissima gestione dei minori, che per legge, fino ai dieci anni di età, possono stare con la madre: " L'identità del minore- spiega- si costruisce sulla base dell'appartenenza in una famiglia adeguata: i piccoli fino a tre anni di età, non si rendono conto di essere in carcere-ma appena si azionano le capacità naturali di esplorazioni del territorio, si rendono conto di vivere in un contesto che non è normale e iniziano i problemi legati al linguaggio, alla sfera cognitiva, alla deambulazione, sono precoci e frequenti i problemi di vista, perchè non vivono alla luce naturale, problemi di udito, perchè i suoni che avvertono sono monotoni, come l'assordante rumore delle chiavi che chiudono le celle, o i colpi sulle inferriate da parte di altre detenute, gli urli. Sentono di non avere spazio per muoversi e infatti le prime parole che formulano sono "aria, apri, fuori".

Si sono adottate misure per realizzare e gestire case famiglia, per madri carcerate agli arresti domiciliari e sono al vaglio l'ampliamento di queste strutture, le cosiddette ICAM, con fondi del prossimo recovery fund, mentre , sul fronte legale, è stata stipulata la Carta dei diritti dei figli dei genitori detenuti, firmata da 47 stati e dal Consiglio d''Europa.

Per ultimo, l'intervento prestigioso di Bernardo Petralia, magistrato, da 2020 capo dipartimento delle amministrazioni penitenziarie , che ha concluso il convegno, manifestando ammirazione e appoggio all'operato di Fidapa per l'interesse di tutte le donne. Petralia ha posto l'accento su un aspetto affrontato dai precedenti interventi, cioè la caratterizzazione della popolazione femminile carceraria: oltre l'aspetto della cura che la donna riversa nell'ambiente che vive, oltre su se stessa, è rilevante la partecipazione ai corsi per conseguire la licenza media e il diploma di scuola superiore, con una percentuale altissima di promozioni, molto più elevate che fra gli allievi maschili, oltre che la frequentazione di corsi di ginnastica, attività sartoriali applicate alla confezione di oggettistica, capi di abbigliamento, borse, tutte attività che le donne imparano e le cui competenze possono essere usate per il reinserimento all'uscita dal carcere.

Infine, vengono ricordate le parole di Dante Alighieri, con prezioso cameo a corollario degli interventi: "Tre cose ci sono rimaste del paradiso: le stelle, i fiori e i bambini".


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