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Cronaca

La rabbia del professor Canesi: "Giunta grillina ci risparmi la beffa, abbatta quegli orridi monconi"

venerdì, 9 aprile 2021, 09:14

di francesca vatteroni

"Appello alla giunta, recuperate un minimo di buon senso. Abbattete quegli orridi monconi rimasti! Risparmiateci questa ulteriore beffa e risparmiate 10.500 euro della collettività carrarese per cui, altrimenti, finirete al pubblico ludibrio nazionale!" sono le parole del professor Riccardo Canesi, noto ambientalista carrarese e già uno dei più solerti contestatori all'epoca dell'abbattimento dei pini di viale Colombo. Parole con cui commenta il nuovo bando reso pubblico dall'amministrazione Cinquestelle.

"Il comune di Carrara ha intenzione di realizzare il progetto di numero 7 sculture lignee avente ad oggetto il tema degli animali del cielo e della terra e del mare in chiave ludico didattica" si legge nel bando amministrativo che ha scatenato la rabbia del professor Canesi. Bando che precisa anche come tali sculture lignee dovranno essere realizzate sui monconi delle alberature di pino marittimo presenti in via Genova.

Sempre leggendo il bando si apprende che le opere verranno poi successivamente collocate nella pineta di via Genova, su base in calcestruzzo.

Costo complessivo: 10.500 euro.

"Dopo il danno anche la beffa! - sfoga in un comunicato sul web tutta la sua collera Canesi, che riprende - Sculture poi rivolte ai bambini (?!?) in mezzo ad una strada ? Molto educativo poi tagliare alberi vivi, lasciare i monconi e dedicarli agli animali del cielo e della terra ! In "chiave ludico didattica" (?!?) . Verrebbe da ridere se non ci fosse da piangere ! Questo tipo di scultura (lignea) non ha proprio senso nel nostro contesto e in quel contesto stradale".

La polemica e il dibattito sui pini era iniziato in realtà 2 anni fa sul viale Colombo, sull'onda della rabbia per la decisione dell'Amministrazione di abbattere i 63 di pini che accompagnano orgogliosi e maestosi da diversi decenni oramai, il viale fino al confine con la Liguria. L'aut aut dell'Amministrazione fu: o i pini o la sicurezza per i pedoni, considerato che il parcheggio sul marciapiede doveva essere conservato, come disse l'Amministrazione, e non poteva quindi lasciare il posto ad aiuole tanto ampie da permettere alle radici superficiali dei pini di trovarvi sfogo. Fu così che nacque una protesta da parte di alcuni cittadini che rivendicavano lo stato di salute sano dei pini, l'assenza di perizie (tanto che l'Amministrazione negli interventi successivi si è premurata di iniziare a commissionarle), contestavano che le operazioni avvenissero durante la stagione di nidificazione, protetta per legge, domandavano perché non si fosse iniziato a sistemare i marciapiedi e le strade in altri luoghi del quartiere marinello che asserivano messi in condizioni peggiori come per esempio via Genova, chiedevano maggiore trasparenza, maggiore partecipazione nelle scelte dell'Amministrazione e chiedevano l'intervento della Sovrintendenza in quanto per l'iniziativa non era stata avanzata istanza di permesso all'ente, come invece previsto, sostenevano gli ambientalisti, per tutte le operazioni compiute sulla fascia del litorale. Protesta che arrivò fino in Consiglio comunale. In breve: venne realizzata solo una tranche del tratto di viale, con 17 chiomosi pini sostituiti da delle palme.

Un anno dopo, in via Genova, dove a differenza di viale Colombo anche il manto stradale oltreché il marciapiede era rovinato dalle radici affioranti dei pini , si verificò un incidente con uno scooter. L'amministrazione, successivamente, ha messo mano a quel tratto di strada e di marciapiede, decidendo di abbattere i pini confinanti con la pineta, questa volta sulla base di una perizia sugli stessi: perizia peraltro contestata perché ritenuta incompleta dato che, secondo le accuse degli ambientalisti, tra le varie verifiche peritali non operate, non avrebbe contemplato la prova di trazione. Perizia in cui comunque si suggeriva di sostituire i pini con esemplari di piante indicate in un preciso elenco in cui, sottolineiamo con ironia, non comparirebbero le palme tanto amate dall'Amministrazione. E ora si apprende la decisione di trasformare i monconi di quei pini, in sculture da ricollocare nella pineta. Scelta trovata però di cattivo gusto dal professor Canesi, e non solo, a giudicare dai commenti apparsi sul web. Tra questi commenti troviamo quello di Federico Giannini, giornalista e fondatore di Finestre sull'Arte che ha fatto della bellezza artistica e dell'arte, una professione. Lo contattiamo e lui precisa che non si tratta di una questione di bellezza:"È questione di opportunità o non opportunità, al di là del bello e del brutto-sostiene- si può anche inseguire il brutto, per carità! Ma secondo me il progetto ha altre debolezze. A Marina c'è un cumulo di arredi urbani, sculture, panchine degradati, marmi sporchi, marciapiedi in condizioni pietose, sarebbe più opportuno sistemare quello che già c'è. Altro elemento-prosegue nell'analisi- è il fatto che non si capisce cosa si debba intendere per "monconi": alcuni pensano nel senso di monconi intagliati, altri pensano a sculture appoggiate sui monconi. Poi si dice che le sculture verranno collocate dentro la pineta, senza considerare che ci sono 2 contesti urbani completamenti diversi: in via Genova ci sono palazzi, strada, parcheggio, c'è un dialogo di un certo tipo, lineare, la pineta invece è uno spazio più aperto, circolare, in dialogo con la natura, gli alberi: chi riuscirà a fare una scultura in grado di dialogare sia con i palazzi e parcheggi sia con alberi e natura è un genio. Considerando poi che in via Genova ci passano tutto mentre in pineta c'è tutto un altro pubblico: due tipi di pubblici completamente diversi, passanti e bambini". Ma le criticità secondo Giannini toccano anche un tema più prettamente artistico, più uno particolarmente dolente per i Cinquestelle:" Poi la scultura lignea a Carrara non l'ho mai vista-ha infatti stigmatizzato il giornalista- e cominciare un'operazione così nuova e rivoluzionaria per il nostro territorio, io non lo avrei iniziato con statue di animali riservate ai bambini. Altro argomento poi è la partecipazione. Dagli anni 70 in poi il dibattito sull'arte pubblica si è concentrato sulla partecipazione: c'è stato un grande studioso, Enrico Crispolti, il quale ha parlato più di operatore estetico che di artista, ovvero di quella persona che risponde ai bisogni sociali di quella società e secondo me c'è una forte necessità, una vera urgenza, di connettere gli abitanti di Carrara alla città e un progetto di questo tipo non lo agevola, con una decisione calata dall'alto, con delibera di giunta dove solo l'Amministrazione decide cosa, come e quando senza coinvolgere la cittadinanza e senza nessun dibattito nonostante abbiano dimostrato di sapere usare bene i social"


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