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Cronaca

Tre dipendenti della Provincia e nove imprenditori arrestati per corruzione

lunedì, 3 maggio 2021, 16:49

Il Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza di Massa Carrara, su delega della Procura di Massa, ha dato esecuzione ad una ordinanza emessa dal G.I.P. presso il Tribunale di Massa nei confronti di 12 persone per reati di corruzione, falso e truffa ai danni dello Stato. Inoltre, sono in corso di esecuzione perquisizioni personali e presso uffici finalizzate alla ricerca di eventuale ulteriore materiale probatorio riguardante l'illecita attività oggetto di investigazione.

Più precisamente, su richiesta della Procura, il G.I.P. ha applicato la misura della custodia cautelare in carcere nei confronti di tre dipendenti della Provincia di Massa Carrara (Francesco Ambrosio, Renato Viscuso, Enrico Micheloni), operanti nel settore trasporti terrestri, e la misura degli arresti domiciliari nei confronti di un titolare di una ditta che si occupa di scorte (Saverio Mostratisi) e di otto titolari di ditte di trasporti (Ubaldo Figliorelli, Mauro Fioletti, Alberto Bongiorni, Francesco Nacchini, Alessandro De Ranieri, Mario Andrei, Paride Rinaldi, Michele Nardi).

Nei confronti di un'altra persona, legale rappresentante di una ditta, la misura cautelare emessa è stata immediatamente revocata su richiesta della Procura, in quanto è stato accertato in sede di perquisizione che era stato altro soggetto a interloquire con la Provincia con l'utenza emersa nel corso delle intercettazioni.

Le indagini, coordinate dalla dottoressa Alessia Iacopini della Procura della Repubblica di Massa diretta dal procuratore capo Piero Capizzoto, sono durate oltre un anno e hanno permesso di individuare un diffuso sistema corruttivo organizzato dai tre funzionari arrestati i quali utilizzavano un vero e proprio tariffario per il rilascio, in spregio alle procedure previste per legge, delle autorizzazioni necessarie per i trasporti commerciali sul territorio provinciale.

Le investigazioni hanno consentito di scoprire che i pubblici ufficiali rilasciavano le autorizzazioni alle ditte di trasporti senza far loro pagare gli importi dovuti allo Stato, in cambio di sostanziose "mazzette" che però, essendo di importo pari a circa la metà degli oneri dovuti, consentivano ai privati trasportatori un evidente vantaggio economico. Ad esempio, la "tassa usura strade", essenziale proprio per ristorare gli enti concessionari dal deterioramento provocato dal transito di questi mezzi e del loro pesantissimo carico sulle strade, oppure i versamenti dovuti in caso di rilascio o al rinnovo di licenze.

Questo sistema di pagamenti parallelo a quello previsto per legge, inoltre, consentiva alle ditte di trasporto corruttrici di avere una via preferenziale per ottenere le autorizzazioni richieste praticamente in tempo reale e senza alcun controllo, con la facoltà di organizzare secondo le proprie esigenze l'orario e la data del trasporto.

La disponibilità dei funzionari era offerta tutti i giorni per le richieste delle ditte, i cui rappresentanti, con una semplice telefonata, si assicuravano immediatamente l'autorizzazione, provvedendo poi a remunerare illecitamente i funzionari con il pagamento della "pagnotta" (cosi chiamata da uno degli indagati) in contanti.

Lo scambio avveniva sempre al di fuori degli uffici: gli incaricati dalle ditte, in genere autisti dei mezzi, ricevevano dai funzionari in una busta le autorizzazioni, e consegnavano loro un'altra busta contenente il denaro.

In una conversazione intercettata tra dipendenti di una ditta di scorte, veniva così descritto quello che poi si è scoperto essere un passaggio di denaro: "tu chiami l'autista della******, lui ti dà una busta che te questa busta la dai ar busta, è tutto un giro di buste...", significativamente l'appellativo dato ad uno dei funzionari corrotti della Provincia si è quindi scoperto essere "er busta".

Peraltro, uno dei funzionari coinvolti in più occasioni si è persino lamentato con il suo collega per avere ricevuto come "mazzetta" dei buoni benzina piuttosto che danaro, affermando candidamente: "Mica ci mangio con i buoni....".

Tra gli arrestati, oltre ai pubblici ufficiali e ai rappresentanti di ditte di trasporti, come anticipato, figura anche Saverio Mostratisi, responsabile di una ditta di Calenzano (FI) che si occupava di fornire scorte in occasione di trasporti eccezionali e che, grazie al rapporto confidenziale e di intermediazione con i funzionari corrotti, godeva di fatto del monopolio del servizio nella Provincia di Massa Carrara.

Nella ordinanza cautelare, il G.I.P. Dott. Marta Baldasseroni ha evidenziato la tangibile spregiudicatezza e la mancanza di senso dello Stato da parte dei funzionari della Provincia indagati i quali, pur rivestendo un ruolo pubblico, hanno agito senza alcun riguardo per i cittadini e le istituzioni.

I funzionari arrestati avevano anche previsto di rilasciare alle ditte qualche autorizzazione in maniera regolare, per non insospettire i propri diretti superiori. Anche tale manovra veniva concordata di volta in volta con i titolari delle ditte di autotrasporto, ai quali i pubblici ufficiali proponevano, ad esempio, di rilasciare 20 autorizzazioni di cui solo 5 in maniera regolare a fronte, sempre, del pagamento di "mazzette".

E' stata accertata attività dei pubblici ufficiali della Provincia coinvolti finalizzata a garantire copertura agli autotrasportatori in caso di controlli su strada da parte delle forze di polizia, cui venivano in seguito fornite false indicazioni circa la regolarità delle pratiche autorizzatorie.

Le misure cautelari sono state emesse dal G.I.P. per il pericolo di inquinamento delle prove e di reiterazione dei reati. Le indagini proseguono al fine di completare gli accertamenti su basi documentali.


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