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Cronaca

'Torano Notte e Giorno' dà la notizia: a Carrara la presentazione del Cristo commissionato da un'antica famiglia genovese

sabato, 7 agosto 2021, 17:00

di francesca vatteroni

Sarà alto, quasi tre metri, e leggero. Porterà la Croce anch'essa leggerissima. Ma soprattutto sarà in marmo bianco di Carrara esattamente come i suoi due predecessori: i michelangioleschi Cristo Portacroce. E' il Cristo Viaggiatore che deve ancora prendere vita, per ora è solo abbozzato in un gesso, e lo farà per mano di Pablo Damian Cristi. La nobile famiglia dei Giustiniani ha scelto lui infatti per commissionargli l'opera, lo scultore argentino arrivato a Carrara solo quattro anni fa per poter vivere la sua passione, la sua missione, laddove vive la pietra che la alimenta. Stiamo parlando dell'arte della scultura, che entra nella vita di Pablo con prepotenza solo qualche anno fa, quasi imponendogli di abbandonare la sua professione di architetto e il suo paese, l'Argentina, per dedicarvisi interamente. In realtà lui scolpiva fin da piccolo, senza mai peró aver portato a compimento un'opera, fino (emblematicamente, se pensiamo a cosa sta riservando professionalmente e artisticamente a Pablo il destino)ai suoi 33 anni, data di svolta, quando decide di cambiare vita e di dedicarsi completamente alla scultura. Passeranno otto anni prima che Pablo decida peró di trasferirsi in Italia. Lavorava il legno e qualsiasi materia che gli poteva permettere di esprimersi, ma mancava qualcosa. Così si trasferisce in Toscana e poi a Carrara, e inizia a scolpire il marmo, perché era ció di cui sentiva l'urgenza. E i risultati sono da subito sorprendenti. La capacità di Pablo Damian Cristi di dialogare con la materia risalta in modo evidente nelle forme imperfette e appassionate a volte tormentate scolpite, non inseguendo bozze o modelli, ma inseguendo attraverso la forza dell'intuito, le tracce che il marmo stesso sembra suggerirgli mano mano. Così per esempio due ombre, due macchie del blocco rivelano l'esistenza di ali che Pablo vede e sente e che deve inevitabilmente far emergere: nasce così l'angelo che l'artista sta esponendo adesso al festival Torano Notte e Giorno. Hanno chiesto durante la serata di presentazione ufficiale del progetto alla kermesse toranese, cosa direbbe Michelangelo, l'autore degli altri due Cristi acquistati dal nobile antenato del committente, il Marchese Vincenzo Giustiniani (banchiere, collezionista d'arte e intellettuale italiano, conosciuto per la sua importante collezione di dipinti di Caravaggio che acquistò i due Cristi un secolo dopo la loro creazione), nel vedere affidata la creazione del terzo Cristo a Pablo Damian Cristi.

Don Girolamo Luca Muniglia de' Giustiniani, il committente non ha dubbi:"Riconoscerebbe il genio indiscusso di Pablo" . Sappiamo comunque che sia Michelangelo, sia Pablo Damian Cristi scolpiscono il marmo estratto dalle viscere rocciose di Carrara guidati dalla mano sinistra, e che il terzo Cristo sarà destinato a unirsi agli altri, per creare una Trinità. Lo spiega lo stesso Don Girolamo Luca Muniglia de' Giustiniani, durante la serata:"Dopo aver visto una mostra di Artepozzi a Savona di Pablo nel 2018, ho capito che era l'artista giusto per affidargli questo compito: creare il terzo Cristo unito agli altri due per dare vita a una Trinità. Il primo raffigura il Padre, il secondo rappresenta la resurrezione del Cristo e il terzo sarà lo Spirito mandato da Cristo stesso. Pablo è l'artista giusto per prendere con sé questa eredità e onorare la mia famiglia. Pablo-ha aggiunto guardandolo-so che sei capace di affrontare questa sfida". I due si guardano, sono diventati molto amici nel frattempo. Pablo gli risponde sorridendo e scherzando:"E' una sfida molto pesante, non dormirò più".

Il nobile genovese racconta la storia dei due Cristi:"Il primo viene scolpito da Michelangelo che però accorgendosi di una vena nera sul volto, si arrabbia e si ferma. Lo finirà il Bernini un secolo più tardi. Il genio rinascimentale inizia allora a lavorare a un secondo Cristo lasciando che siano i suoi allievi a terminarlo. Un secolo più tardi il nobile Marchese collezionista, si accorge dei due capolavori e li acquista. Michelangelo non era però contento delle due opere e progettava di crearne una terza". Adesso sappiamo che la terza prenderà vita dall'estro di Pablo.

Il primo Cristo, spiega il nobile genovese davanti al pubblico del salotto di Torano, si trova nel mausoleo del Marchese Vincenzo nella villa di Bassano Romano, mentre il secondo si trova all'entrata del presbiterio della Chiesa della Minerva a Roma, vicino al Pantheon dopo essere stato per ecoli nella cappella ei Giustiniani: ma sia il primo Cristo, che le due copie del secondo, che il terzo sono opere destinate a viaggiare per il mondo. Giustiniani vorrebbe comunque una dimora ufficiale anche per il terzo Cristo, per farlo riposare tra un viaggio e l'altro. "L'ultima parola spetta alla Sovrintendenza-premette il nobile-stavamo comunque pensando a tre ipotesi: a Chio, l'isola greca che ci ha donato il titolo di principi e che la mia famiglia ha governato dal 1346 al 1566 fino all'arrivo degli ottomani, oppure nella Chiesa di San Giorgio dei Genovesi a Palermo- è una Chiesa che troneggia sul porto antico di Palermo, regno anch'esso dei genovesi- oppure la terza possibilità potrebbe essere la Chiesa dei Giustiniani condivisa con la famiglia dei Grimaldi di Monaco, Santa Maria di Castello, la cocattedrale di Genova assieme a San Lorenzo".

Di questo progetto, Carrara farà parte non solo fornendo il marmo, ma attraverso l'amministrazione e un gruppo di professionisti cercherà di valorizzarlo. Prima di tutto la presentazione, quando l'opera sarà terminata, avverrà a Carrara. Non solo: durante la lavorazione che più o meno si prolungherà per un anno e mezzo, avverrà sotto gli occhi di tutti i visitatori che verranno a Carrara e forse, stanno pensando gli organizzatori, sarà nella Chiesa delle Lacrime. Non solo: verranno organizzate mostre ed eventi collaterali durante tutto il tempo. La carrarese Maura Crudeli, giornalista e organizzatrice di eventi culturali con un'esperienza trentennale maturata a Roma, conosce Cristi entrando nel suo laboratorio per caso durante il lockdown, ne rimane subito colpita tanto da affidargli la scultura di un tronco di legno davanti al locale che ha rilevato, in piazza Gramsci: è lei che intuisce l'importanza di dare la giusta eco all'evento e a dare il la per la formazione dello staff a cui appoggiarsi. Accanto a lei c'è l'associazione Polartis nata dentro al polo delle arti di San Martino, con Nicola Giannotti presidente ed Emma Castè direttrice artistica e c'è l'avvocato veneziano Francesco Fabris esperto di diritto dell'arte.

"Girerò un documentario durante la lavorazione" annuncia entusiasta Crudeli. "Sarà un cantiere che tutti potranno visitare-le fa eco Castè- vogliamo riportare la cultura del marmo a Carrara e parteciperemo a Expo in giro per il mondo". Fabris fa presente come sia fondamentale curare l'aspetto giuridico e trovare gli sponsor e i partners per muoversi anche oltre i confini nazionali.

Non poteva mancare l'assessore alla cultura Federica Forti che ha espresso il suo plauso e la sua gratitudine e garantendo il Patrocinio del comune:"Vorrei che questo sfociasse in una mostra al Carmi" ha annunciato mettendo al corrente, a margine, della conferma del direttore artistico del museo Marco Ciampolini, il quale, ha riferito Federica Forti, è pronto a dare tutto il supporto e ad accogliere il progetto.


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