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Cronaca

Gli effetti devastanti del Covid sulla nostra psiche dopo due anni di pandemia

sabato, 15 gennaio 2022, 09:28

di lucia paolini

Sindrome da effetto post traumatico, aumento dei suicidi tra i più giovani, long covid, ossia persistenza dei sintomi del covid anche a guarigione avvenuta, sono alcuni dei temi trattati nel seminario on line: “Effetti dell’infezione Sars CoV-2”, organizzato dall’ordine dei medici chirurghi e degli odontoiatri della provincia di Lucca.

Ad aprire il seminario è il dottor Umberto Quiriconi, che fin dalle prime frasi evidenzia lo stato di disagio sia della categoria dei medici sia per quanto riguarda i cittadini, preoccupati per la propria salute. “Il disagio dei cittadini è nato anche a causa di una comunicazione contraddittoria e per quanto riguarda i colleghi, siamo stressati da una situazione che sembra non avere fine, aggravata da misure burocratiche asfisianti”. Da questa sensazione di disagio nasce la necessità di confrontarsi e di analizzare alcuni degli studi che prendono in esame gli effetti di questa pandemia sulla psiche.

L’incontro viene moderato dal dottor A. Petracca, psichiatra e importante membro della commissione per la formazione dell’ordine dei medici. L’obbiettivo è quello di creare un quadro che analizzi nel dettaglio gli effetti sulla psiche, prima sulla categoria dei medici e dei soccorritori, poi sulla popolazione in generale fino ad arrivare ad avere un focus specifico sulla situazione infantile.

L’analisi per quanto riguarda la categoria dei medici e dei soccorritori, viene fatta dalla professoressa Claudia Carmassi, professore associato della clinica psichiatrica dell’università di Pisa, esperta in particolare nella patologia del disturbo da stress post traumatico. Inizia con un’introduzione che spiega che il disturbo post traumatico nei soccorritori è diventato motivo di studio e di intervento dopo gli avvenimenti dell’undici settembre, dove si riscontrò che oltre ai sopravvissuti e ai familiari delle vittime, i medici e i soccorritori che avevano prestato servizio dopo l’attacco terroristico, avevano manifestato depressione e abuso di sostanze, in sintesi, i sintomi classici del d.p.t. (disturbo post traumatico). Attraverso l’analisi di altri grandi avvenimenti, quali l’Indian ocean tsunami del 2006, il terremoto dell’Aquila del 2009, il naufragio della Concordia, siamo arrivati a capire l’importanza della prevenzione per quanto riguarda la salute mentale di medici e soccorritori. In questi studi si è analizzato quanto la formazione professionale abbia un ruolo di protezione della psiche.

“Con lo studio del 4 aprile 2020 si pone subito il riflettore “sull’attenzione”, perché quello che può essere un rischio per un operatore sanitario, non è solo un rischio infettivo,come per il resto della popolazione, ma un rischio subito di salute mentale”. Carico di lavoro, imprevedibilità, device particolarmente pesanti e impegnativi e isolamento sociale hanno posto gli operatori sanitari, soprattutto nella prima fase del lock down, in una situazione a rischio.

A differenza degli altri eventi traumatici, uno degli effetti della pandemia è stato quello di creare una parità di genere. Nello studio che è stato effettuato in collaborazione con il dottor Quiriconi e l’ordine di Lucca, si è analizzata la situazione dei medici di medicina generale, riscontrando che le femmine risultavano interessate come i maschi, ma chi era più giovane in servizio, e coloro che vivevano ad alta incidenza di covid erano a più alto rischio. Fondamentalmente, la chiarezza dei protocolli e la sicurezza della formazione, diventano elementi essenziali per la tutela del personale sanitario. Uno dei fattori di massima incidenza di stress è stato individuato, dall’avere un familiare con patologie gravi.

La dottoressa conclude il suo esaustivo intervento parlando delle misure di prevenzione. Specifica che nonostante i medici siano refrattari a gestire e a chiedere degli interventi specifici, la cosa più efficace sono dei protocolli chiari, condivisi e ben organizzati nell’attività professionale, una capacità di supporto e gestione sopratutto nelle fasce che si sono identificate più a rischio, la fornitura di materiali di protezione e una rete di interazione e dialogo tra i professionisti e le strutture gestionali.

Sulla necessità di dialogo e sul concetto di imprevedibilità, il dottor Quiriconi prende la parola e denuncia una serie di errori, legati proprio alle complicazioni burocratiche in continuo cambiamento, spesso contraddittorie e discrepanti tra il livello nazionale e quello regionale, ma soprattutto la mancanza di dialogo con i decisori, che ha portato, in particolar modo nella prima fase della pandemia a scelte molto spesso rovinose. “I medici sono stati abbandonati a loro stessi, senza direttive precise, se noi pensiamo anche al punto di vista clinico all’inizio c’era un fai da te disastroso per quello che riguardava la gestione per esempio delle fasi iniziali”.

La seconda relazione che viene presentata è quella del dottor Armando Piccinni, presidente dell’istituto per la ricerca scientifica in psichiatria e neuroscienze. La relazione e lo studio che viene presentato è relativo agli effetti della pandemia sulla psiche della popolazione. L’argomento sul quale focalizza la sua attenzione il dottor Piccinni è il long covid. Per long Covid si intende “la condizione che interviene nel momento in cui l’infezione è clinicamente superata ma continua la patologia”. Questa patologia non deve essere trascurata, infatti risulta che circa un quarto delle persone che hanno avuto la malattia, continua ad avere sintomi e malesseri anche successivamente. La sintomatologia è quella tipica del covid: fatica, debolezza muscolare, dolore articolare, tosse, persistenze riduzione dell’ossigenazione e dal punto di vista mentale, ansia, depressione e spt. In alcuni casi più gravi si può arrivare anche a perdita dei capelli, trombi e aritmia, malattie croniche renali e disturbi dermatologici. Il più colpito sembra essere il sesso femminile . Il 53% delle donne, rispetto al 37% degli uomini ha riferito di aver avuto problemi con la propria salute mentale a causa del lock down. Più preoccupante è invece il dato sulla depressione, che vede un aumento dell’83 % nelle donne, rispetto al 36 % negli uomini. 

Un inciso sui pazienti già affetti da malattie mentali prima del covid è doveroso. Molti hanno subito un peggioramento dovuto all’interruzione del servizio di assistenza. Il 93% dei paesi ha riscontrato una paralisi di uno o più servizi per la salute mentale e il 78% dei paesi la completa o parziale interruzione dei servizi. Indipendentemente dalle problematiche oramai tristemente note, il dottor Piccinni continua a spiegare e a enunciare i numeri che ci riportano all’attuale situazione pandemica. Secondo uno studio su 402 guariti covid, il 56% ha riscontrato almeno una delle seguenti patologie : ptds, ansia, insonnia, sintomatologia ossessivo compulsiva. Secondo uno studio americano su 62.354 sopravvissuti, il 5,8 % ha contratto, nei successivi 90 giorni dalla diagnosi di positività, una malattia psichiatrica.

Nasce a questo punto la necessità di capire nello specifico quali siano gli elementi colpiti e per farlo il dottor Piccinni ha condotto uno studio multicentrico in collaborazione con vari ospedali italiani, analizzando i sintomi sensoriali, somatici, respiratori, intestinali, cardiovascolari, psicologici, mentali e neurologici.

Perché vi era la necessità di esplorare anche altri sintomi?

“Per capire se, nel momento in cui abbiamo un coinvolgimento mentale, questo è in relazione con altri organi e con quali organi. Se la presenza in altri organi sia premonitrice di una situazione di cronicità e pertanto di long covid”.

Quello che è risultato più frequente è un persistente stato di stanchezza, una forte difficoltà di concentrazione e uno frequente stato di insonnia. L’interesse è focalizzato sul follow up, i dati raccolti fino ad ora sono l’inizio di uno studio più ampio che prevederà la ripetizione del questionario tra sei mesi, per poter così avere un quadro più completo.

L’ultimo punto che viene analizzato è quello relativo agli effetti psichici durante l’età evolutiva. Il relatore è il dottor Gianluca D’Arcangelo, neuropsichiatra infantile, direttore sanitario degli orti di ADA che è una struttura residenziale ad alta intensità che si occupa dei disturbi alimentari.

Come per le altre categorie di cui abbiamo parlato, anche la fascia dell’età evolutiva viene colpita dagli effetti del long covid. Il professor Alberto Matovani, direttore scientifico dell’istituto Humanitas ha dichiarato che “un bambino guarito su 7 sviluppa il long covid”.

Anche il presidente del consiglio superiore di sanità, Franco Locatelli, si trova in sintonia con queste stime, arrivando ad affermare che “il 7% dei più piccoli può avere la sindrome da covid”.

A risollevare leggermente l’umore su questo quadro preoccupante è uno studio del Murdoch Children’s Research Insitute di Melbourne, che afferma che raramente i sintomi persistono oltre le 12 settimane. L’assenza della routine scolastica e il distanziamento sociale, hanno avuto un impatto negativo sulla creatività incrementando vissuti di noia e demotivazione. Complici anche l’alterazione del ritmo sonno/veglia, legato sopratutto all’utilizzo dei dispositivi elettronici e la riduzione dell’attività fisica. Sintomatologie preesistenti, un contagiato in famiglia, l’isolamento sociale e la difficoltà nell’interazione con i familiari, tipico dell’età adolescenziale rappresentano tutti fattori di rischio. Il dato che emerge con maggiore chiarezza è un aumento dell’autolesività e dei disturbi del comportamento alimentare. Purtroppo anche la casistica dei suicidi tra i più giovani, vede un triste aumento.

Il dottor D’arcangelo ci fornisce alcuni numeri: più di un adolescente su 7 convive con un disturbo mentale diagnosticato. 89 milioni sono ragazzi e 77 milioni sono ragazze. Quasi 46.000 adolescenti muoiono a causa di suicidio. In Europa, diventa la seconda causa di morte tra gli adolescenti tra i 15 e i 19, mentre la prima rimangono gli incidenti stradali. Nel 2019 ideazione e tentativi suicidiari erano circa il 36 %, ad aprile 2020 eravamo saliti al 61% per peggiorare ancora a gennaio 2021 e arrivare al 63%. Lo stesso trend lo troviamo purtroppo anche nei casi non suicidiari che vedono un incremento degli episodi di autolesionismo ( 50% nel 2019, 57% nel 2020). Un forte peggioramento si ha avuto per quanto riguarda i disturbi alimentari. La convivenza forzata con i familiari, la mancanza di movimento, l’isolamento e la mancanza di controllo della situazione hanno portato ad un aumento dei casi di d.a.

Un ultimo fattore da prendere in considerazione nell’analisi dei giovani e della loro salute mentale in questa pandemia, sono i congegni elettronici. Lo sfasamento temporale di una chat, le relazioni virtuali che lasciano spazio all’anonimato e all’idealizzazione dell’altro senza garantirne l’autenticità, portano spesso ad un contagio emotivo, dove il ragazzo non è in grado di rendersi conto se quello che sta provando sono le sue emozioni oppure sono indotte da altri. Essendo aumentato l’uso dei congegni elettronici e non avendo una reale coscienza del loro utilizzo, si è notato anche un aumento dei casi di cyberbullismo, che vedono tra i protagonisti, non solo i ragazzi, ma anche gli insegnanti, sia nel ruolo di bulli che in quello di vittime. L’unicef è intervenuta creando delle linee guida per poter arginare il problema, investimenti urgenti, programmi per i genitori e garanzia da parte delle scuole della tutela della salute mentale, dovrebbero essere i punti cardine del programma.

Con questo intervento, che lascia un certo sconforto anche tra gli altri medici, l’incontro si chiude, non senza ricordare ancora una volta l’importanza di chiare linee guida e di un dialogo attivo con i decisori. Poche semplici accortezze, che non sembrano così facili da attuare durante una pandemia,ma che possono cambiare la salute mentale nostra e di chi abbiamo accanto.


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