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Cultura

Roberto Maggiani e una strada per Roma...

lunedì, 22 settembre 2014, 16:46

Il panorama degli scrittori della provincia apuana annovera alcuni artisti di singolare talento. Tra questi c’è anche chi, nei suoi libri, ha deciso di affrontare tematiche nel nebuloso mondo delle emozioni andando a scandagliare l’animo umano. Roberto Maggiani, è uno di questi: carrarese, laureato in Fisica a Pisa, ma vive a Roma. Divulgatore scientifico, insegnante di matematica e poeta. 

Roberto Maggiani: “La bellezza non si somma” è il suo ultimo lavoro. Se le chiedessi che cosa sia la bellezza, lei cosa risponderebbe? 

Direi che la bellezza è come l’amore e la vita. L’amore c’è o non c’è, si è vivi o si è morti. Non ci sono vie di mezzo, né nell’amore né nell’essere vivi o morti né nella bellezza, la quale, dunque, è o non è – per questo che dico “La bellezza non si somma”. La bellezza è qualcosa di reale, può essere evidente o nascosta, in ogni caso è una sorta di Verità oggettiva. Avviene come per l’amore e per la vita, quando essa è presente si riconosce: così come non si può non accorgersi di essere vivi o innamorati, non si può non accorgersi della bellezza quando l’abbiamo di fronte o siamo immersi in essa. I compromessi non esistono. L’unica diversità dall’amore e dalla vita è che, alcune volte, per riconoscere la bellezza nelle sue sfumature meno evidenti, bisogna essere allenati. Cioè alla bellezza ci si educa. Chi è triste nella vita è perché non sa riconoscere la bellezza quando si presenta sotto un manto di apparente bruttezza. Alcuni modelli sociali ci abituano a un concetto di bellezza che è molto spesso distorto. Il discorso sarebbe più lungo, ho lanciato solo un pensiero nel cuore dei lettori. 

Di cosa parla il suo libro? 

Parla della vita e della morte, dell’amore e della bellezza dei luoghi in cui viviamo e delle persone che li vivono. Parla delle relazioni che siamo capaci di creare tra noi e con il Cosmo che abitiamo; qualcuno ha detto che le poesie sono limpide, scolpite, ben bene ripulite, chiare. Alcune di esse le ho usate per cercare di superare i limiti del nostro conforme e bigotto pensare. Una signora, che ha letto il libro, mi ha detto che in alcuni brevi passaggi l’ha trovato osé, in realtà noi siamo dei puritani, abituati a pensare l’affettività sessuale separata dalla vita delle persone. Tale modo di pensare crea discriminazioni. Il libro l’ho scritto per metà nelle isole di Madeira e Portosanto, dunque riflette quelle terre solari, l’azzurro del cielo e dell’oceano, risplende di luce e della loro libertà primigenia. Nella parte finale provo a spiegare, in una poesia, come io vedo Dio, e la mia esperienza con Lui, per farlo mi immedesimo in un gatto.

 Quali sono i temi principali che lei affronta nelle sue opere? 

Alcuni dei temi si evincono dalla risposta alla domanda precedente. Tuttavia, devo dire che la raccolta di cui stiamo parlando, “La bellezza non si somma”, si stacca leggermente dalla mia precipua ricerca poetica, infatti normalmente tratto anche i temi della scienza e della fede. Sono laureato in Fisica e da sempre cerco di innestare la scienza nella poesia, studiandone in qualche modo il rapporto, senza trascurare l’anelito della persona umana verso il soprannaturale, insomma il lato spirituale della vita. Cerco, nella mia ricerca, di armonizzare tali aspetti per arrivare ad un livello di conoscenza della realtà che sia il più completo possibile, sapendo che i vari ambiti del sapere non devono entrare in conflitto, ognuno dando il suo contributo alla percezione della verità. 

Cosa significa per lei fare lo scrittore? 

Significa scrivere ciò che vedo, ricercare un modo per donare ai miei simili ciò che sono e come interpreto il mondo e i fatti che in esso avvengono. Ma più di tutto esercito la mia paternità. Io sono le mie poesie. Esagero a dire che i miei libri sono come dei figli? Forse no, di certo non lo sono la carta, ma ciò che contengono nella loro essenza. Spesso, quando dico che esce un mio libro, qualcuno non mi dà retta e lascia cadere la cosa, anche gli amici, non sanno che è come se loro venissero a dirmi: “Sai Roberto? Mi è nato un figlio”, e io non li considerassi; invece mi viene da fare festa e molta, è bellissimo. È ciò che mi aspetto da coloro a cui dico che uscirà un mio libro. Attraverso di esso dono i miei “geni intellettuali e artistici” al mondo. I libri diventano indipendenti da me, seguiranno una loro strada. Ecco che cosa significa per me fare lo scrittore: donarmi attraverso il dono che penso di fare scrivendo. 

Quanto di personale c’è nei suoi lavori? 

Nei mie lavori c’è molto di personale, perché, come detto, c’è la mia visione/interpretazione dei fatti del mondo, reale o immaginario che sia; nei miei libri c’è molta fantasia, ma la fantasia parte sempre dalla realtà, da ciò che è o dovrebbe essere. È in ogni caso sbagliato leggere i miei libri (i quali, per quanto si tratti di singole poesie, hanno una loro unitarietà come un racconto) pensando di leggere in essi una sorta di mia autobiografia. Spesso i contenuti delle poesie sono invenzioni elaborate in modo da plasmare una forma poetica armoniosa e fluente. Altrimenti sarebbe come dire che chi scrive una storia di mafia è mafioso o chi scrive di omicidi è un omicida e ne ha fatto esperienza diretta, per quanto potrebbe anche essere. Nei miei libri c’è anche la parte di me che, finemente o esplicitamente, denuncia ingiustizie, soprusi, sopraffazioni e distorsioni del sistema sociale, per farlo ci metto la mia faccia. Ma soprattutto c’è il poeta che canta la bellezza del mondo.

 

Massimo Benedetti 


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