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Cultura

“Nel nome del figlio" di Simona Bertocchi: la storia di Ricciarda Cybo Malaspina raccontata nel suo castello

lunedì, 25 maggio 2015, 01:09

di vinicia tesconi

Il fantasma di Ricciarda Cybo Malaspina sicuramente ieri si aggirava tra le sale della fortezza che domina Massa, quella che fu la sua, poco frequentata, ma fortemente contesa, casa. Il marchesato di Massa e Carrara nel quale era nata.

Personalità fortissima e determinata fino al cinismo e alla spietatezza, non lasciò mai che il suo sesso indebolisse la sua posizione, controllando il potere tanto abilmente acquisito come e meglio di un uomo. La terribile Ricciarda è la protagonista del romanzo storico “Nel nome del figlio” scritto da Simona Bertocchi e presentato nella sala grande di Palazzo Malaspina, nell’ambito degli eventi culturali collegati alla manifestazione “Spinofiorito”.

Introdotto dalla performance estremamente suggestiva delle danze rinascimentali riprodotte dal gruppo di figuranti in costume della Quintana Cybea, ed accompagnato da letture recitative fatte da attrici in abiti cinquecenteschi, il dibattito sul testo della Bertocchi è stato condotto da Maria Cristina Volontè, presidente dell’Istituto di Valorizzazione dei Castelli - ente partner nell’organizzazione dello Spinofiorito - e ha avuto come ospiti la professoressa Laura Bonfigli, critica letteraria, e la dottoressa Olga Raffo esperta di storia locale, per anni presidente dell’Archivio di Stato ed attualmente membro dell’Associazione “Memorie di donne”.

Entrambe le relatrici sono state le referenti storiche e culturali dell’imponente lavoro di ricerca che Simona Bertocchi ha svolto per arrivare alla stesura del romanzo, che ha preso l’avvio proprio dal fascino esercitato sulla scrittrice da questa controversa figura di donna. Il romanzo ripercorre la lotta estenuante ed indomita che Ricciarda sostenne per garantirsi il potere. Secondogenita di Antonio Alberico II Malaspina, divenne unica erede del trono del padre dopo la morte della sorella Eleonora, ma la legge salica del regno non le riconobbe il diritto di governare in quanto femmina e la costrinse ad avere funzioni di reggente fino alla maggior età del suo primo figlio maschio.

Calcolatrice abilissima, mosse tutte le pedine possibili che la portarono al riconoscimento ufficiale del suo ruolo di marchesa ed agì, implacabile, contro il diritto del suo primogenito Giulio fino a lasciarlo decapitare per tradimento. Finalmente sovrana, prossima alla morte lasciò il regno al figlio prediletto, quell’Alberico Cybo Malaspina che regnerà per settant’anni sui territori apuani portando un’epoca di grande splendore e che, per volontà di Ricciarda, porterà avanti anche il cognome della madre, che diversamente avrebbe dovuto estinguersi con lei, ultima erede.

Affascinanti le ricostruzioni storiche e letterarie fatte dalla Bonfigli e dalla Raffo che hanno messo in luce la grande abilità della scrittrice nell’aver costruito una storia romanzata che si impianta su di un’accuratissimo studio storico che rende assoluta veridicità e giustizia alle figure realmente esistite di Ricciarda e di suo figlio Giulio. Perfetta l’ambientazione storica che la Bertocchi ha saputo dettagliare nei minimi, più realistici, particolari; avvincente la trama, sia per i fatti reali di assoluta straordinarietà, sia per l’abilità narrativa dell’autrice che ha mantenuto intatto tutto il loro pathos. E la spietata Ricciarda, che si impose nella storia, forse, ieri sera, sorrideva dietro a qualche colonna, sentendo che nel suo palazzo ancora si parlava di lei.

 


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