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Cultura

Aldo Dalla Vecchia ha vinto il premio Il Porticciolo-Pontremoli 2016 come scrittore dell'anno

martedì, 5 aprile 2016, 09:26

di vinicia tesconi

Da trent’anni fa il giornalista specializzato nel mondo dello spettacolo con collaborazioni con Epoca, Tv Sorrisi e Canzoni, Corriere della sera. Da altrettanti è autore televisivo per Mediaset con fiore all’occhiello come Target, Verissimo, Il bivio e le recentissime In forma e Basta poco . Da cinque ha iniziato anche la carriera di scrittore ed ha quattro testi pubblicati, un numero considerevole di opere  in via di pubblicazione o in fase di ultimazione pre- stampa e una quantità di premi e riconoscimenti già attribuiti alle quattro sul mercato. Ultimo in ordine di tempo, il riconoscimento come scrittore dell’anno nel Premio Il Porticciolo- Pontremoli 2016 che gli è stato consegnato, ieri, nella cerimonia che si è tenuta dentro il Teatro della Rosa nel comune lunigianese.

Aldo Dalla Vecchia, origini venete ma cuore milanese, è l’autore di “Amerigo Asnicar giornalista”- il testo premiato dalla giuria del Porticciolo –  una raccolta di tre racconti imperniati attorno ad una figura nella quale  i rimandi autobiografici sono fin troppo evidenti senza che, tuttavia, si arrivi mai  alla definitiva identificazione fra l’autore ed il protagonista. “ Amerigo Asnicar, giornalista” è un libro giallo, una sorta di poliziesco soft,  non nella trama, che inevitabilmente ruota intorno ad un omicidio, ma  nella narrazione misurata e non aggressiva che contraddistingue il passo della scrittura dell’autore.

Da due anni, Aldo è anche un carissimo amico e no… non mi è proprio possibile scrivere di lui e intervistarlo come se fosse un “qualunque” personaggio famoso. Aldo è l’ amico di interminabili ore a parlare di libri, di ristoranti cinesi immangiabili, di telefilm amati da luoghi lontanissimi nella stessa identica infanzia, di cuori che cigolano e vite che il rodaggio sembrano non finirlo mai. Ed è uno che adora scrivere e sa farlo da dio.

“Come  hai creato Amerigo?”

Amerigo Asnicar è nato due anni fa quando scrissi il primo dei tre racconti che compongono la raccolta: Omicidio col trucco. Il nome del protagonista l’ho scelto con cura particolare perché ho cercato intenzionalmente un nome che non esistesse in rete e non avesse alcun tipo di rimando nella realtà. Amerigo è il nome di mio nonno e Asnicar è un cognome che esiste nell’area veneta intorno a Vicenza ma nessuno ha mai abbinato questi due nomi.

Perché la scelta del poliziesco?

Io sono, da sempre,  un appassionato di gialli in tutte le possibili  declinazione da Maigret a Diabolik, dai libri al cinema, ai fumetti, alla tv. Scrivere un romanzo di questo genere è una fissa che avevo da tantissimo tempo.

Il protagonista però è un giornalista, non un poliziotto e le coincidenze con la tua vita si sprecano. Quanto lavoro di ricerca hai fatto per costruire la credibilità della trama?

Più che un lavoro di ricerca iniziale ho fatto ampie verifiche a testo ultimato secondo lo schema che da sempre uso per scrivere che parte dalla creazione della vicenda, va al dipanarsi di questa esaminando i vari passaggi, approda alla prima stesura di tutta la storia e poi si confronta con gli specialisti che fanno le verifiche della sostenibilità di ciascuna delle parti. La scelta di un protagonista che fa il mio stesso mestiere deriva dal bisogno di collocare  l’azione in un mondo che conosco alla perfezione e che, proprio per questo, mi permette un  più facile inserimento nelle sue maglie di un episodio violento. I primi e più severi controllori del testo sono stati una mia carissima amica che è il capo della squadra mobile di Milano,  Maria Josè Falcicchia, che è anche il modello sul quale ho costruito il personaggio di Maria Luisa-Sissi- Serinelli, la poliziotta che effettua le indagini sulle indicazioni di Amerigo. E poi,  un’amica avvocatessa che ha controllato tutti gli snodi legali dei racconti.

Che tipo di giallo è Amerigo Asnicar?

Non ho voluto, intenzionalmente, inserire scene cruente perché è un tipo di narrazione che non mi appartiene. Ho mantenuto un registro delicato e gentile e molto realistico, specialmente nell’incidenza reale degli episodi di violenza cui una persona comune può assistere nella realtà. I racconti che compongono il libro ruotano attorno ad un unico omicidio perché ho voluto evitare l’effetto  improbabile  della coincidenza di serie di episodi efferati occorsi puntualmente sempre alla stessa persona, sia essa un detective o no. Ho sempre trovato incredibile La signora in giallo a cui capitavano tutti gli assassinii dello stato a scadenza settimanale.

Le avventure di Amerigo quindi continueranno?

Sono già continuate, in verità, perché ho ultimato  il secondo blocco di vicende che lo vede protagonista: una nuova serie di quattro racconti che si intitolerà La lunga estate di Amerigo Asnicar, prossimamente in uscita, ed ho elaborato mentalmente la trama del romanzo breve con cui vorrei concludere il ciclo poliziesco di Amerigo.

Ma nel cassetto hai pronti anche altri testi. Anzi, ormai fuori dal cassetto e sulla scrivania degli editori che li pubblicheranno.

Sì. Ho un testo profondamente autobiografico intitolato “ Piccola mappa della nostalgia” composto da micro racconti collocati  tra i primissimi anni settanta  e gli inizi degli ottanta, nei quali viaggio sui ricordi più forti tratti dalla quotidianità dell’infanzia  attraverso oggetti, cibi, canzoni, personaggi televisivi che tutta la mia generazione ha conosciuto ed amato. Uscirà  il primo ottobre di quest’anno: una data non casuale perché è stata per decenni il fatidico primo giorno di scuola di tutti i bambini italiani e sparì proprio quando io cominciai a frequentare le elementari. E poi c’è ancora un altro romanzo autobiografico che ho scritto quindici anni fa nel quale ho raccolto la fase dell’adolescenza e della gioventu’  con tinte un po’ più forti e scabrose. Ma questo non è ancora avviato alla pubblicazione.

A quale delle tue opere già pubblicate sei più legato?

Il legame più forte è con il mio primo libro Rosa Malcontenta che scrissi in epoca giovanile ma che decisi di pubblicare solo quattro anni fa. A parte il discreto successo che riportò il testo da cui fu tratta anche una piece teatrale portata in giro per tutta Italia, ciò che mi lega a quel libro è soprattutto la mia parte nella vicenda narrata che, diversamente dal solito, era una parte secondaria, di semplice spettatore e  non di protagonista. Lo scrissi nel corso di tre estati rivedendo in termini di sottrazione la prima stesura fino ad arrivare ad una narrazione molto scarna ed essenziale.  

La tua produzione letteraria ha spaziato in quasi  tutti i generi. C’è ancora qualcosa che desideri scrivere?

Sì, mi manca una fiaba per bambini che è un progetto che sto già elaborando.

E di tutte le forme in cui ti sei espresso:televisione, giornali, libri, qual è quella che senti più tua?

In realtà le amo profondamente tutte quante. Adoro la collaborazione ed i ritmi pazzeschi che stanno dietro alla creazione di un programma televisivo, l’adrenalina dello studio durante la messa in onda, perfino l’odore  del set, le luci incandescenti, i macchinari necessari per registrare uno show, ma sogno anche un futuro nella quiete solitaria e creativa che serve per scrivere romanzi, i tempi rilassati che ci si può prendere per dedicarsi solo a questo e ,allo stesso modo, non posso distaccarmi dalla mia natura originaria di giornalista, di narratore di storie. Su tutte ed in comune con tutte c’è la scrittura che è la mia più grande e viscerale passione.

Quali sono i prossimi impegni di Amerigo?

Amerigo andrà ad un brunch letterario in giallo creato in suo onore  da Il mio libro di Cristina Di Canio, prestigiosa libreria di Milano dove presenterò il libro il 17 aprile a mezzogiorno. E poi continuerà il suo viaggio durante l’estate che probabilmente lo riporterà  anche da queste parti.

Sorride. Sorrido. E confermo.

 

 






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