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Cultura

La storia di Aldo Salvetti incanta gli alunni della scuola a lui dedicata

lunedì, 18 febbraio 2019, 10:21

Novanta anni e la capacità di inchiodare tutti, grandi e piccini, con la lucidità dei suoi ricordi, con la potenza delle sue parole. La storia, tragica, della Resistenza massese viva e presente come se fosse  appena accaduta: “Hanno crocifisso Aldo! Di bocca in bocca la notizia arrivò anche a noi, che conoscevamo Aldo del Mirteto. Avevo 15 anni e con le mie amiche volevamo andare a vedere Aldo. Giunte presso Castagnola, c’era una squadra di tedeschi. Non ci i fecero passare e per allontanarci ci spararono ai piedi. Decidemmo di passare da Mirteto, sul lato opposto. Ma, arrivate nei pressi del luogo di quell’orribile crimine, trovammo ancora i nazisti che spararono per spaventarci e mandarci via”. Così Amelia Gavarini, classe 1929, ha  spiegato ai ragazzi delle quinte  del Salvetti chi era l’eroe, medaglia d’oro al valor militare,  a cui è dedicata la loro scuola grazie ad un progetto portato avanti dalla professoressa di storia Annalisa Giarrizzo e alla scrittrice e giornalista Angela Maria Fruzzetti che alla storia della lotta partigiana di Massa ha dedicato molte pubblicazioni.

Aldo Salvetti  era un ragazzo di quasi 21 anni  - poco più grande degli studenti seduti in platea - quando  decise di dare il suo contributo a liberare il suo paese dall’oppressore nazista.  Prese parte ad un’azione contro il nemico ma  il gruppo di partigiani venne sorpreso dai tedeschi prima che l’azione venisse compiuta perché un cane cominciò ad abbaiare. Iniziò una terribile sparatoria nella quale il partigiano Fedoro Moisè rimase gravemente ferito  e, se pur portato via dai suoi compagni, pochi giorni dopo morì. Anche Aldo venne ferito ad una gamba  in quello scontro ferito  e mentre cercava di scappare restò impigliato nei fili spinati.  I nazisti lo presero, lo insultarono e torturarono. Lo condussero al Convento, a Castagnola e chiamarono un gruppo di donne e bambini per scoprire chi fosse e chi fossero i suoi compagni. “Ditegli che sono Aldo del Mirteto, che mi conoscete!” Implorò Aldo Salvetti  tra le lacrime e il sangue ma nessuna parlò, per paura di essere accusate di complicità e per questo di venire giustiziata con i propri figli. I tedeschi trascinarono il ragazzo ormai agonizzante per le strade del paese  fino ad un portone e  lì lo crocifissero. Prima di morire Aldo disse: “Conoscerete i miei compagni quando verranno a vendicarmi. Viva l’Italia.”

Il racconto di Amelia Gavarini ha toccato nel vivo i ragazzi che hanno tempestato di domande l’ospite. In particolare gli studenti del Salvetti hanno voluto conoscere le conseguenze che l’aver vissuto quei fatti hanno lasciato nell’animo dei testimoni e se esiste la possibilità di dimenticare. Amelia ha risposto che spesso, le sue notti, sono popolate da incubi e che  ancora sente il passo dei nazisti, la paura della fame e della guerra. “Non è finita quell’atroce storia- ha detto -. Vive dentro me. Ma non porto odio e rancore verso nessuno. Siate rispettosi gli uni degli altri, non fate mai del male a nessuno”.

“A noi docenti gli interventi esterni di esperti e scrittori – ha detto la professoressa Giarrizzo - ci aiutano e contribuiscono a rendere più flessibile e variegata la classica lezione frontale e permettono ad alunni e docenti di confrontarsi e di aprire un'altra finestra della conoscenza. La presenza di Amelia Gavarini, ha colto nel segno ed ha, in questo senso, reso palpabile la storia che pochi sanno. E’ un dovere lasciare il testimone ai giovani, perché non si dimentichi, perché si facciano carico dei valori della democrazia e di libertà. Perché non si ripetano più certi fatti e, si fortifichino i valori umani della solidarietà e della cooperazione. A noi, scuola Salvetti, resta l’impegno di ricordare il giovane eroe caduto in mano ai nazifascisti al fine di difendere i principi della libertà e della democrazia”.

 “Ho voluto portare con me Amelia –  ha spiegato la  Fruzzetti – perchè i ragazzi hanno bisogno di conoscere quello che successe durante la guerra di Liberazione direttamente dalle bocche dei sopravvissuti. Sono pochi, purtroppo, per ovvie ragioni d’età. Non è la prima volta che incontro gli studenti su questi temi e ringrazio gli insegnanti per la sensibilità.”.

Angela Maria Fruzzetti ha  poi invitato i ragazzi a partecipare alla dodicesima edizione del premio Pace giustizia libertà democrazia, intitolato al Maresciallo Ciro Siciliano, medaglia d’oro al merito civile.

 


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