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Cultura

Tra performance art e denuncia sociale: esordio strepitoso della mostra di Ilario Caliendo

domenica, 10 febbraio 2019, 20:26

di vinicia tesconi

Tra performance art e denuncia sociale: esordio strepitoso della mostra di Ilario Caliendo “ Comfort Zone”, alla Tekè Gallery per tutto il mese di febbraio

Una mostra che scava nella paura più diffusa di ogni essere umano : quella di uscire fuori da ciò che è famigliare, da ciò che è conosciuto, da ciò che, anche quando è sbagliato, non spaventa più. Una mostra che spinge a guardare in faccia le verità che fanno paura. “ Confort Zone” è il titolo dell’evento espositivo realizzato da Ilario Caliendo per la Tekè Gallery di Carrara, inaugurato il 7 febbraio ed aperto fino al 21, ed è anche il punto di partenza dal quale l’artista vuol far uscire fuori lo spettatore, conducendolo in un percorso di profonda emotività che indaga su due temi estremamente spinosi: la tragedia dei bambini scomparsi e le parole della mafia.

Ilario Caliendo, artista trentatreenne che ha nel suo curriculum partecipazioni illustri quali Arte Laguna (Venezia), Mozilla Festival (Londra), Set Up (Bologna), è stato vincitore nel concorso internazionale “premio Ora 2018”. I suoi lavori partono da un’attenta analisi dei data relativi alle informazioni che vengono divulgate a carattere globale ma che spesso si perdono o vengono messe in secondo piano dai principali media. Molto vicino alla performance art, realizza installazioni interattive che immergono lo spettatore in problemi e situazioni reali e presenti che, spesso, vengono sottovalutati o addirittura ignorati dalla massa, e si prefigge lo scopo di stimolare nel pubblico la voglia di conoscere la verità dietro ogni soggetto.

Il titolo della mostra “Comfort Zone” gioca in maniera ironica proprio con questo tipo di sentimento di inquietudine che Ilario Caliendo riesce a trasmettere allo spettatore anche utilizzando oggetti o situazioni quotidiane che nel vivere di tutti i giorni non risultano disturbanti, come la stanza di un bambino o i panni stesi ad asciugare.

L’apertura della mostra “ Comfort Zone” era stata anticipata da una serie di “ indizi” dislocati nelle strade e nelle vetrine di diversi negozi del centro. Volantini inquietanti che parlavano di una bambina scomparsa: i suoi dati, i suoi giocattoli preferiti. Un crescendo emotivo che ha avuto il suo culmine nel momento dell’inaugurazione, quando il mistero sulla bambina scomparsa è stato svelato ed è emersa la storia di Benedetta Bienaimè, nipote dell’ex consigliera comunale Claudia Bienaimè, scomparsa da Carrara nel 2011. Il percorso dedicato ai bambini scomparsi, dal titolo “ Not found”, si basa proprio sulla vicenda di Benedetta e riproduce nell’esposizione la cameretta della bambina al centro della quale uno schermo rimanda un video di Caliendo sul tema della scomparsa. L’opera parte dall’analisi dei dati europei riportati da Telefono Azzurro 177 segnalazioni di bambini scomparsi nel 2017 e solo 30 bambini ritrovati; una media, in Italia, di un bambino scomparso ogni due giorni e il dato pesantissimo di 147 minori potenzialmente risucchiati in circuiti di sfruttamento sessuale e di lavoro minorile o addirittura uccisi. Dati che, in realtà, sono ancor più grandi perché molte scomparse di minori non vengono denunciate, specialmente quando si tratta di migranti. Ma l’apertura della mostra ha avuto anche un ulteriore tuffo al cuore per gli spettatori : l’annuncio, fatto da Claudia Bienaimè, ospite della serata insieme a Maria Giovanna Guerra di Telefono Azuurro, del ritrovamento tanto agognato della nipote. La bambina, figlia del fratello della Bienaimè, Nicola, scomparso tre anni fa senza essere riuscito a ritrovare la figlia, si trova in Canada dove vive con la madre, una donna di origine nigeriana. Claudia Bienaimè, con molta commozione ha confermato le notizie sul buon stato di salute della ragazzina che oggi ha 12 anni e sulla serenità della sua vita. Per non turbare l’equilibrio di Benedetta la Bienaimè non tenterà di mettersi in contatto con lei ma resterà a disposizione della nipote nel caso in cui la ragazzina volesse conoscere la sua famiglia di origine.

La serata inaugurale è stata arricchita anche da una performance fra musica e recitazione realizzata da Claudia Marmeggi, Alessandro Conti e Alessandro Giovanardi.

Il secondo percorso della mostra “Comfort Zone” punta l’attenzione sul significato, in ambito mafioso, di alcune parole come "stesa" o "inchino" che hanno valenza a seconda del luogo e del modo in cui vengono utilizzate. Si tratta di una rivisitazione ironica di argomenti che l’artista ha trattato nel suo “ Manuale del perfetto uomo rispettoso" : una serie di lavori chiamati in tono sarcastico dall’artista “esercizi”, ognuno dei quali diventa paragrafo di un manuale d’uso e legato al culto e alla riverenza delle pratiche mafiose in territorio napoletano. La mostra, che resterà aperta fino al 21 febbraio, è stata curata dallo stesso Ilario Caliendo e da Marco Cirillo Pedri e Juan Carlos Allende della Tekè Gallery di Carrara.

 


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