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Cultura

Arte sulla Francigena: il simposio di Avenza regala sei bellissime opere ispirate a Dante

sabato, 11 settembre 2021, 21:54

di francesca vatteroni

Che cosa sia l'arte nella sua parte più profonda e intima ce lo spiega un giovane studente dell'Accademia di Belle Arti in occasione della consegna ufficiale, avvenuta insieme ai suoi cinque compagni di viaggio, delle sculture che andranno ad arricchire la strada dell'arte sulla "nostra" via Francigena. In piazza Finelli, ad Avenza, protetti da teli ombreggianti i ragazzi e le ragazze dell'Accademia di Belle Arti hanno dato forma a 6 meravigliose idee nate dal fortunato incrociarsi di due strade: la strada del pellegrino sulla Francigena e la strada percorsa dal Sommo Poeta nella Divina Commedia. Gli studenti infatti, particolarmente ispirati da Dante Alighieri e dal suo Poema, hanno dato vita a pensieri e riflessioni sul viaggio dell'anima facendo prendere loro corpo scolpendoli nel bianco marmo di Carrara.

Si conclude così, il simposio itinerante sulla Francigena, il primo legato all'ambito Carrara-Massa-Montignoso: Avenza, dopo Montignoso e dopo Massa, riceve dono di queste 6 bellissime opere in marmo che si uniranno alle precedenti 6 nate dal simposio del 2019. E così via il prossimo anno e negli anni a seguire. Piccoli passi che man mano costruiranno la particolarità del cammino apuano sulla via Francigena.

Ma come dicevamo, è Valerio Neri, nel consegnare la sua "Crisalide" e raccontando la sua esperienza al simposio, che tocca tutti rivelandoci o meglio ricordandoci cosa sia l'arte. "La mia scultura è di tipo totemico-ha spiegato indicando la sua opera che si sviluppa infatti dal basso verso l'alto, con una bella farfalla all'apice ad ali spiegate-è la mia seconda scultura in tutta la mia vita: io provengo dall'indirizzo di arti multimediali, potete immaginare la mia ansia ma i miei compagni mi hanno aiutato tantissimo con consigli, mostrandomi come si usano gli attrezzi e in tantissimi altri modi. La mia opera-ha proseguito a raccontare Valerio- mostra tre fasi: la base è il bruco che poi si trasforma in crisalide e poi finalmente in farfalla. Ho tratto ispirazione al X canto del Purgatorio quando Dante, rivolgendosi ai superbi, dice che il loro destino sarebbe stato di trasformarsi da vermi in farfalla ma a causa della loro superbia non sono riusciti a compiere la trasformazione. Mentre scolpivo molti passanti si avvicinavano e mi raccontavano le loro impressioni e cosa loro suscitasse la mia opera, aspetti a cui io non avevo pensato e su cui mi hanno portato a riflettere: è stato un momento di comunione incredibile. Succede quando l'arte apre il dialogo, il dialogo tra esseri umani. L'arte non è solo un oggetto-ha osservato il ragazzo- è la somma di legami umani, l'artista da solo non fa niente".

"Ma è proprio questo lo spirito del simposio-gli ha risposto dopo gli applausi il suo professore Pier Giorgio Balocchi-sono decenni che facciamo simposi. È la vita dello scultore".

Anche Sofia Cassina ha una storia particolare da raccontare. Lei ha scolpito la porta del Purgatorio. "La strada del pellegrino e la strada che compie Dante e che compiono le anime sono entrambe dei viaggi. E come tutti i viaggi, si parte in un modo e si arriva in un altro e questo cambiamento è segnato da un momento di passaggio che io ho cercato di fissare e che ho simboleggiato con il Purgatorio, quando non sei più all'Inferno ma ancora non sei in Paradiso". Nessuno meglio di Sofia può intuire l'esistenza di questo cambiamento durante il viaggio, proprio perché Sofia ha percorso effettivamente la via Francigena, prima di iscriversi all'Accademia di Belle Arti di Carrara.

Radu Galli ha scolpito invece una panchina che racconta di due anime molto speciali e del loro amore platonico: l'anima di Dante e l'anima di Beatrice. "Una parte è lasciata ruvida, rappresenta l'anima imperfetta di Dante, l'altra parte è liscia e perfetta è l'anima di Beatrice: ma sotto la panchina, nascosto agli occhi del pubblico, proprio come l'amore di Dante per Beatrice agli occhi del lettore nella Divina Commedia, ho scolpito un intreccio" ha descritto Radu.

Un'altra panchina è stata scolpita da Marco Pani. Un altro amore, questa volta, ahimé per loro, consumato: Paolo e Francesca sono rappresentati da due lastre che si toccano attraverso delle bolle scolpite morbidamente tra loro. "La mia panchina rappresenta Paolo che solleva Francesca verso l'alto, involando l'amata come si involano le bolle nel cielo" spiega il giovane artista. C'è anche una terza panchina scolpita da Kadir Hocaoglu che ha creato appositamente lo spazio per il pellegrino, per la borraccia, lo zaino e per tutto ciò che si porta dietro nel suo viaggio.

Una testa coronata di alloro che sbuca dalla selva oscura. I suoi occhi hanno perso la luce della vista: non poteva mancare Dante Alighieri nella collezione di opere ispirate al Sommo Poeta. Il suo volto è scolpito con freschezza e maestrìa da Sofia Vermigli:"E' senza occhi proprio come Tiresia l'indovino cieco, mito greco-spiega la studentessa- non ha la vista materiale ma ha lo sguardo su un altro mondo. Ho cercato di omaggiare il genio che ha concepito la Divina Commedia".

Hanno lo sguardo pieno di orgoglio e soddisfazione invece, Luciano Massari direttore dell'Accademia e il professore Pier Giorgio Balocchi: un successo e un bel regalo per la comunità. Accanto a loro, l'assessore Federica Forti e gli assessori Matteo Martinelli e Daniele Del Nero. " Prima di tutto il mio apprezzamento va agli artisti, poi all'Accademia di Belle Arti e quindi alla proloco di Avenza per il suo prezioso supporto-ha salutato Federica Forti-e un ringraziamento speciale va alla famiglia Mazzi. E' grazie alla famiglia Mazzi-ha espresso la sua gratitudine rivolgendosi alla signora Rina Mazzi presente alla cerimonia- che abbiamo la rotatoria del pellegrino, che abbiamo i marmi per i simposi, i marciapiedi in realizzazione in via Giovan Pietro, l'ostello del pellegrino alle nostre spalle qua in piazza Finelli e i marmi per i bassorilievi del pellegrino realizzati dalla scuola del marmo, uno dei quali è collocato proprio all'ingresso del nostro tracciato della via Francigena. Bellissimo: bianco su sfondo rosso con dietro il profilo delle Alpi Apuane".

Pietro Di Pierro per la proloco, ha, a sua volta, ringraziato Don Marino, vera anima della comunità avenzina, per aver messo a disposizione la sala dell'ostello e infine un grazie anche alla Pubblica Amministrazione:"E' la terza gamba di Avenza-ha detto Di Pierro-grazie alla P.A. abbiamo avuto le tende per l'ombra e il vitto per i ragazzi". Insomma , una bella sinergia, che meriterebbe di essere premiata, ci sentiamo di aggiungere, facendo tornare Avenza tappa ufficiale della via Francigena. Fosse solo perché, come ci spiega lo storico Di Pierro, già nel 1400 la parrocchia era un punto di riferimento per i pellegrini in transito, che venivano ospitati presso l'annesso Ospitale di Sant'Antonio, oggi per l'appunto sostituito dall'ostello Antonio Mazzi dove i pellegrini possono fermarsi gratuitamente.


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