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Scritto da Redazione
Cultura
19 Giugno 2022

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I miti delle Sirene e quello della dea ninfa Calipso non finiscono mai di essere fonte di ispirazione per l'arte e la pittura.

La giovane artista apuo-versiliese Nadine, al secolo Laura Lorenzini, interpreta liberamente nei suoi disegni a carattere mitologico la leggenda della Sirena di Viareggio e della Sirena di Carrara, oltre a quella secolare della creatura marina che incantò Ulisse.

Il mare costituisce uno dei fili conduttori di queste storie mitiche, così come l'estate, ormai alle porte, stagione della calura e della riflessione, dell'indugio, dell'energia delle onde che rigenerano l'anima, già tanto decantata dal poeta 'maledetto' Arthur Rimbaud, con parole destinate a rimanere scolpite nella memoria collettiva.

"Le sere blu d'estate, andrò per i

sentieri

graffiato dagli steli, sfiorando l'erba

nuova:

ne sentirò freschezza, assorto nel

mistero.

Farò che sulla testa scoperta il

vento piova.

Io non avrò pensieri, tacendo nel

profondo:

ma l'infinito amore l'anima mia avrà

colmato,

e me ne andrò lontano, lontano e

vagabondo,

guardando la Natura, come un

innamorato".

LA SIRENA DI VIAREGGIO - La rappresentazione pittorica notturna, olio e tempera su tela, caratterizzata in prevalenza da colori freddi, è dominata dalla Sirena color verde acqua di mare che fuoriesce – epifanica - dalle calme acque della Perla del Tirreno e si manifesta alla luna, eterno elemento ispiratore e catartico legato alla poesia e alla magia. Le verdi e ampie foglie di ninfe lasciano immaginare un'ambientazione che accenna al paesaggio lacustre del Massaciuccoli, Leitmotiv del panorama di Viareggio e Torre del Lago Puccini.

La scelta – pur ardita - di raffigurare una sirena dai capelli rossi si distingue dalla tradizione mitologica prevalente, omaggiata – in segno di riconoscenza - da ammiccanti sfumature nere. Particolare anche la decorazione floreale e variopinta che impreziosisce un braccio della Sirena.

La Sirena di Viareggio, secondo la leggenda, fu trovata da un pescatore, arenata sulla spiaggia della città del Carnevale. La fanciulla d'acqua, rimasta troppo a lungo fuori dal mare, era priva di forze e spirò tra le braccia dell'uomo. Questi, colto da una travolgente passione, utilizzò tutti i risparmi che aveva per farle preparare una bara di cristallo bordata in oro e la seppellì in una zona segreta lungo la costa, dove si trova ancora, forse proprio il punto di Piazza Palombari dell'Artiglio in cui sorge la scultura a lei dedicata.

Sto seguendo una vocazione artistica che alberga dentro di me fin dall'infanzia. Mi ispiro alla Natura, ai miti popolari, classici e nordici, oltre che a una dimensione profonda ed esoterica dell'individuo. L'ispirazione guida la mia mano. L'istinto pittorico parla sulla carta meglio di quanto posso fare con le parole. Così vedono la luce le mie opere, che siano dipinti o disegni a carboncino”, afferma l'artista.

Il mito della Sirena di Viareggio mi ha ammaliata fin da bambina, quando ho iniziato a leggere avidamente libri sui miti e sulle leggende tradizionali versiliesi e toscane. Adesso sento spesso l'esigenza di recarmi in Piazza Palombari dell'Artiglio, nei pressi del Club Nautico di Viareggio, in una sorta di pellegrinaggio presso la statua dedicata proprio a questo affascinante mito, destinato a popolare per secoli il nostro immaginario. Avverto spesso una sorta di richiamo che mi conduce lì”.

LA SIRENA DI CARRARA - L'antico mito della Sirena delle Apuane rinasce a nuova vita liberamente interpretato e cristallizzato in un pregevole carboncino su carta. Nel mito, risalente al primo secolo avanti Cristo, la Sirena fuoriesce dalle acque presso le rocce calcaree di Punta Bianca, estremità meridionale del Promontorio del Caprione, rimane ammaliata dalla visione delle Apuane e desidera ardentemente visitarne le cime.

La fanciulla del mare risale così il torrente Carrione, arriva alla grotta nella quale abita l'aruspice etrusco Aronte, al tempo un giovane bellissimo, che si è ritirato a condurre una vita da eremita presso l'odierna Cava dei Fantiscritti.

La figura dell'aruspice è peraltro fonte di ispirazione anche letteraria. L'indovino è – infatti - citato anche da Dante Alighieri nel Canto XX dell'Inferno: Aronta è quei ch'al ventre lì s'atterga/ che nei monti di Luni, dove ronca/ lo Carrarese che di sotto alberga,/ ebbe tra' bianchi marmi la spelonca/ per sua dimora onde a guardar le stelle/ e'l mar non li era la veduta tronca”.

La fanciulla acquatica, pervasa dall'amore per Aronte, è felicemente ricambiata dall'indovino e dimora con lui per decenni.

L'uomo è rappresentato da Nadine in abiti di altri tempi e con le fattezze di un mago barbuto.

Con il passare del tempo, la differenza d'età tra lei, costantemente bella e giovane e l'uomo, soggetto - lui sì - all'incedere del tempo, si fa ancor di più sentire.

Nel vedere l'aruspice invecchiare – infatti – la sirena comincia ad avvertire una sorta di crescente repulsione nei suoi confronti. Sua madre – che mal sopporta che la figlia abbia passato così tanto tempo con un essere umano - le invia un grosso pesce come araldo, affinché la scorti fino al mar Tirreno, da dove è arrivata. L'abitatrice degli abissi abbandona immediatamente l'uomo e si fa trasportare dall'enorme pesce, senza darsi preoccupazione degli antichi dei che non le avrebbero perdonato l'offesa arrecata al loro sacerdote e il fatto di aver mancato ai suoi doveri di moglie. Mentre attraversa Carrara, lungo la via Carriona, la Sirena e il pesce vanno incontro al loro inesorabile destino: un furente Giove li trasforma in statue di marmo, quali possono essere tuttora ammirate sull'affascinante “Fontana della Sirena”.

Nadine immagina una fuga notturna della Sirena, alla presenza dell'incantevole luce della Luna, da sempre elemento esoterico e catartico fonte di ispirazione per poesia e magia. Il muro rappresentato nell'opera è quello arginale del torrente Carrione.

LA DEA NINFA CALIPSO - Quando l'acquerello incontra il mito l'arte sboccia in tutta la sua dirompenza e vitalità: così Calipso, la 'nascosta', è ricondotta a nuova vita - con il mistero che la accompagna - nel disegno a matita acquerellabile di Nadine. Dea legata all'indugio dell'eroe Odisseo dopo il naufragio, porto sicuro ancorché temporaneo, per l'uomo eroico affranto dai marosi della vita, Calipso lo conduce attraverso i meandri esistenziali di Ogigia, che sempre di più assurge a luogo dell'anima, a una dimensione tanto orgogliosa e fiera quanto impenetrabile e misteriosa. E tutto profuma di ineluttabile, come inesorabile è l'incedere continuo del tempo. Con l'eroe che - dopo tanto dolceamaro indugio - riprende la propria rotta, guidato da quegli astri che la divina gli ha suggerito, con dedizione commista a un incommensurabile dolore di separazione, di addio. Ninfa, Nereide od Oceanina? Calipso di certo ebbe una colpa, così come spesso accade a figure anche divine dell'Antica Grecia: aiutò suo padre Atlante contro Zeus nella Titanomachia. Per questo lei, donna bellissima e immortale, fu punita dagli dei e venne costretta a restare nell'isola di Ogigia, dove le Moire facevano arrivare uomini bellissimi e audaci, poi costretti a ripartire. Odisseo, scampato a Cariddi, approdò sull'isola e si innamorò anch'egli della divina ninfa. Si narra che abitasse in una grotta alquanto profonda, ricca di sale e che si apriva su vasti giardini naturali, un bosco con alberi grandi e ruscelli che scorrevano attraverso l'erba. Lei tesseva e filava con le ancelle, anche loro ninfe, intente e dedite al lavoro e al canto. Atena, in seguito, ascoltò le lacrime di Odisseo e Zeus, chiamato in causa dalla dea cui è sacra la nottola, inviò Ermes per convincere Calipso a lasciarlo partire. A lui la ninfa fornì legname per costruire una imbarcazione e provviste per il viaggio. Gli indicò - inoltre - su quali costellazioni regolare la navigazione.

"Ho deciso di rappresentare la divinità marina sott'acqua, mentre, vestita di un abito bianco lungo sta incedendo, circondata da squali", afferma l'artista Laura Lorenzini, "Nel disegno, a matita acquerellabile, risaltano i capelli neri della dea, le sue labbra carnose, mentre il viso è raffigurato di profilo".

Laura Lorenzini 'Nadine' (Viareggio, 1988), vissuta a Carrara nell'infanzia e nell'adolescenza, viareggina di natali e, poi, d'adozione, raffigura da tempo miti e leggende. Disegnatrice e fotografa, molto attenta ai significati esoterici, sviluppa la sua arte legata a miti e leggende popolari, italiane ed europee.

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