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Economia

Diamanti a prezzi gonfiati, Adoc: "Fate valere i vostri diritti"

sabato, 9 febbraio 2019, 11:46

Diamanti venduti a prezzi gonfiati, spacciati per investimenti sicuri senza informare i clienti sui rischi reali e dell'impossibilità di rivendere i preziosi acquistati, continua la battaglia di Adoc a difesa dei consumatori. A spiegare la vicenda sono i referenti apuani dell'associazione dei consumatori, il presidente Mauro Bartolini, Valentina Sparavelli e Anna Mura.

"Nell'ottobre 2017 l'AGCM (Antitrust) ha multato per più di 15 milioni di euro due società venditrici di diamanti IDB (International Diamond Business Spa) e DPI (Diamond Private Investment) e quattro banche (Intesa San Paolo, Unicredit, Monte dei Paschi di Siena e Banco BPM) che hanno venduto a prezzi gonfiati le loro pietre a ignari clienti, spacciandoli per investimenti sicuri e senza informare dei rischi reali e dell'impossibilità di rivendere i preziosi acquistati. L'Antitrust ha riscontrato la mancata trasparenza e correttezza dell'offerta proposta al consumatore che, su suggerimento degli istituti bancari, era stato indotto a ritenere che l'acquisto di diamanti in banca fosse un investimento alternativo molto sicuro. In realtà i diamanti sono soggetti a oscillazioni ma il consumatore non è stato informato. Inoltre anche il contratto d'acquisto non rispettava le garanzie per il recesso imposte dal Codice del Consumo. Le banche e le due società hanno proposto ricorso al Tar del Lazio (competente per materia) il quale lo scorso novembre con 5 sentenze ha confermato in pieno le sanzioni ad esse comminate dall'AGCM. E nel frattempo nei giorni scorsi è arrivata pure la notizia del fallimento della IDB".

In realtà era un evento atteso da Adoc che non si è fatta cogliere impreparata dalla notizia, tutelando così al massimo i consumatori che si sono rivolti agli sportelli: "Grazie al nostro sportello legale che sta curando le pratiche, i nostri iscritti hanno richiesto ed ottenuto tempestivamente la restituzione delle pietre e non subiranno alcun danno dal dichiarato fallimento. Diversamente, per tutti coloro che non si sono rivolti ancora a noi uffici e non hanno ancora la disponibilità dei diamanti, la strada si allunga in attesa dei tempi della procedura concorsuale".

La battaglia quindi va avanti, seppure ora diventi più difficile e contorta, e Adoc è pronta ad aiutare tutte le persone che sono state coinvolte in questa vicenda: "Adesso riguarda le azioni di risarcimento del danno da esperire contro le banche le quali, in via transattiva, hanno ad oggi proposto un ristoro in una percentuale esigua che non tiene conto della gravità dei danni subiti dai nostri iscritti. Del resto le gravi inadempienze della banca e l'ingannevolezza delle informazioni fornite sono incontestabili e appurate dall'Autorità. Resta poi aperto il nodo di chi i diamanti li ha comprati finora senza alcun rispetto delle norme di informativa precontrattuale e di trasparenza. Per questo chiediamo alla Consob di intervenire al più presto con modalità più incisive. Adesso almeno qualche novità positiva può arrivare dalle sanzioni comminate che riguardano le due società ma anche le banche presso i cui sportelli i diamanti sono stati venduti. Come avevamo messo in luce con le nostre inchieste sul campo e le segnalazioni ad Antitrust, le banche sono coinvolte direttamente nella pratica scorretta con i clienti convinti anche in base al rapporto di fiducia che avevano con la banca".

Nel dettaglio, le sanzioni riguardano multa per IDB di 2 milioni di euro + per Unicredit 4 milioni di euro + per Banco Bpm 3,35 milioni di euro, multa per DPI è di 1 milione di euro. Per Intesa San Paolo la sanzione è di 3 milioni di euro. Per Monte dei Paschi di Siena la sanzione è di 2 milioni di euro. Ad oggi risultano proposti appelli da BPM spa e DPI. Per informazioni, rivolgersi agli sportelli Adoc di Massa, in via Simon Musico, e di Carrara, in via Roma.


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