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Economia

Legambiente replica ad Assindustria sulle cave: "Quello che vogliono è solo il Far West"

lunedì, 11 febbraio 2019, 16:16

"Retorica , omissiva e fuorviante". Così Legambiente Massa Carrara ha definito l’accorata lettera mandata da Assindustria ad alcuni giornali, nella quale  gli industriali del marmo hanno provato a dimostrare l’infondatezza delle accuse mosse dal gruppo ambientalista  sul mancato rispetto delle normative nella gestione delle cave. Il casus belli era la cosiddetta cava  Michelangelo – un nome scelto appositamente per favorire il business, secondo Legambiente che le cita con il nome originario di Cava Amministrazione – al momento chiusa  a causa di una  documentazione incompleta presentata  per ottenere il rinnovo della concessione ad escavare: per Assindustria incolpevole vittima della burocrazia; per Legambiente, invece, colpevole di  aver infranto la legge per il fatto di scavare dal 2005 solo il 9 per cento di blocchi e il 90 per cento di detriti. Il limite minimo di blocchi che autorizzano la concessione per una cava è del 25 per cento. Sotto quest soglia non si dovrebbe scavare la montagna perché si causerebbe solo un inutile danno ambientale. Legambiente non ha gradito la difesa degli industriali ed ha colto l’occasione per rimarcare: “Loro stessi ammettono  la bassa percentuale di blocchi estratti rispetto ai detriti, ma omettono di inquadrare il dato come una violazione di legge, che non consentirebbe il rilascio del­l’au­toriz­zazio­ne. Pertanto può così derubricare il fermo temporaneo –ridicoliz­zan­dolo– a banali logiche burocratiche, sorrette da sterili e pericolose posizioni ideologiche. Viene quindi elusa la questione dell’illegalità, che è decisamente grande come una montagna,    e il fermo temporaneo viene visto  come un puro gesto punitivo contro le imprese che, in quanto tale, è pericolosamente estendibile a tutte le cave, sollevando l’indignazione di tutti per la perdita di posti di lavoro.” Legambiente fa quindi notare che  la normativa regionale  composta da PIT, Piano cave e  PRAER e  quella comunale  composta da Regolamento agri marmiferi e Piani attuativi di bacino estrattivo, sono per Assindustria inutili orpelli  e che quindi tutto si riduce al semplice aut-aut:  o si chiudono tutte le cave, con la  minaccia della conseguente disoccupazione, o si lascia loro mano libera, senza alcuna regolamentazione. Quindi la vecchia condizione di Far West che per anni ha dominato sui monti di Carrara. Il tentativo di dare nuovo valore ai detriti, fatto da Assindustria, per far cambiare  la legge sugli scarti non ha convinto affatto Legambiente  e ancor meno lo ha fatto l’appello degli industriali  a chiedere una considerazione per la peculiarità di ogni cava -  cioè quelle di detriti hanno il loro perché proprio in quanto tali - .  Anche l’accusa rivolta a Legambiente di portare avanti pericolose ideologie contro le posizioni di respiro internazionale degli imprenditori del marmo non ha convinto gli ambientalisti che si sono detti  ben contenti di interagire con una vera imprenditoria moderna, caratterizzata, dal rispetto della legalità, della sicurezza, dell’am­biente, caratteristiche che non corrispondono alla logica del Far West  espressa nella lettera di Assindustria.


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