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Economia

Concessioni balneari, l'Ue mette in mora l'Italia

giovedì, 3 dicembre 2020, 19:05

di francesca s. vatteroni

Tanto tuonò che piovve sulle spiagge italiane, tra cui chiaramente quelle versiliesi, massesi e carraresi, con una pioggia accompagnata da un colpo di fulmine clamoroso, ma non certo a ciel sereno: la Commissione europea mette infatti in mora l'Italia per la legge 145/2018 con cui concede la proroga delle concessioni balneari fino al 2033 senza prevederne la gara.

Un fulmine sicuramente non a ciel sereno, si diceva, proprio perché il contrasto tra la famosa direttiva Bolkenstein e la legge 145/2018 era cosa nota a diversi Tar dello Stivale a cui gruppi di cittadini si erano rivolti reclamando il loro diritto di partecipare a gara per potersi aggiudicare la concessione e poter quindi fare impresa.

La direttiva Bolkenstein stabilisce infatti che vadano a gara (entro maggio 2017, ma in tema di concessioni dei balneari sono intervenute nel frattempo proroghe da parte del legislatore nazionale che hanno portato la scadenza, prima, al 2020 e attualmente, con la legge 145/2018 al 2033) le concessioni dello Stato rilasciate negli anni dagli enti locali, dando la possibilità di aprire un'attività commerciale su area pubblica a tutti i cittadini europei, in un qualunque Paese dell'area Ue. Una direttiva che seppur recepita, non era stata rispettata dal legislatore nazionale, scatenando una pronuncia dalla Corte di Giustizia Europea e una pioggia di causa davanti ai Tar.

E' di oggi quindi la notizia del via libera alla procedura Ue contro l'Italia la quale riceve una lettera di messa in mora sulle concessioni balneari:"Gli Stati-sim legge nella lettera della Commissione- devono garantire concorrenza nelle autorizzazioni. Sono tenuti a garantire che le autorizzazioni, il cui numero e' limitato per via della scarsita' delle risorse naturali (come le spiagge), siano rilasciate per un periodo limitato e con procedura di selezione aperta, pubblica e basata su criteri non discriminatori, trasparenti e oggettivi", al fine di "fornire a tutti i prestatori di servizi la possibilita' di competere per l'accesso a tali risorse limitate, di promuovere l'innovazione e la concorrenza e offrire vantaggi a consumatori e imprese", scrive Bruxelles"(fonte Ansa).

Anche i Comuni toscani tra cui le "nostre" Viareggio, Massa e Carrara stavano imboccando la strada della proroga al 2033.

Proprio qualche giorno fa, tre le diverse cause intentate e ancora in sospeso davanti ai tribunali amministrativi, il Tar di Lecce si pronunciava e riconosceva l'obbligo del dirigente comunale di seguire la legge 145/2018. Una decisione salutata con ottimismo da alcuni ma che per altri non avrebbe fatto scuola perché in contrasto con il Consiglio di Stato (giudice d'appello dei TAR) che con sentenza 7874 del 18/11/2019 affermava invece che quando c'è una normativa interna che stride con una normativa comunitaria, il funzionario deve disapplicare la normativa interna.

In occasione della sentenza del Tar di Lecce circa l'obbligatorietà per le amministrazioni di seguire il dettato nazionale, commentando la sentenza, Stefania Frandi, presidente di Sib-Confcommercio, sottolineava:" Il Comune non ha alcuna discrezionalità in merito alla possibilità di applicare o meno la legge statale che allunga la durata delle concessioni al 2033. La tutela della concorrenza spetta, infatti, esclusivamente allo Stato. Il Comune è solo gestore dei beni demaniali e può svolgere una mera attività diretta a verificare la sussistenza o meno delle condizioni oggettive e soggettive previste dalla legge per il mantenimento della concessione da parte degli attuali gestori. In conformità a quanto sopra, il Comune di Carrara ha adottato all'unanimità e regolarmente pubblicato una delibera con la quale si prendeva atto del sistema normativo vigente e si invitava l'ufficio di competenza alla sua formalizzazione".

Frandi aggiungeva:" Il legislatore successivamente la nota sentenza comunitaria del 2016 della Corte di Giustizia UE, ha normato la materia sia con la Legge di bilancio del 2018 (nr. 145) che, nell'estate 2020, con la legge 77 (di conversione del cd Decreto Rilancio). Per l'effetto, la scadenza delle concessioni demaniali marittime esistenti è stata differita al 01.01.2034 (L. 145) ed è stata prevista (L. 77) l'impossibilità per le amministrazioni comunali di avviare o proseguire procedure di evidenza pubblica per la nuova assegnazione delle aree già oggetto di concessione. Il contenuto della legge di conversione del Decreto Rilancio è stata poi confermata ed ampliata con il cd Decreto Agosto, che ha esteso la stessa disposizione alle concessioni lacuali e fluviali e a quelle per la realizzazione e la gestione delle strutture della nautica (inclusi i punti di ormeggio)".

Puntualizzava sempre Frandi riferendosi alle spiagge toscane:" Pare infine doveroso rammentare che la cd direttiva Bolkenstein, che prevede procedure di evidenza pubblica per l'assegnazione di beni demaniali (che tanti citano e pochi hanno letto) è applicabile solo laddove sussista una scarsità di risorse. Come riconosciuto nel rapporto Legambiente (allegato alle Linee Guida INAIL per la riapertura delle spiagge del maggio 2020), nella nostra Regione Toscana meno del 51% della costa sabbiosa è occupata da stabilimenti balneari, con ampia possibilità pertanto di nuove assegnazioni ad eventuali interessati".

Le domande che si pongono adesso però sono due.

Cosa faranno le amministrazioni comunali, alla luce della procedura di infrazione? Le concessioni scadranno il 31 dicembre e c'è rimasto pochissimo tempo per organizzarle. A Carrara, dove il malumore si era manifestato con una segnalazione da parte di cittadini all'Antitrust, il M5s che oggi siede a Palazzo Civico, quando ancora era all'opposizione aveva espresso tutta la sua approvazione verso l'ipotesi di bandi di gara per le concessioni balneari:" Come sempre si frappone il punto di vista dei balneari con i "cattivi" dell'Unione Europea...e i cittadini? E le aspirazioni dei giovani che le vorrebbero le gare per gestire un bagno senza pagare una tangente da un milione di euro?" chiedeva provocatorio Andrea Raggi l'attuale assessore Cinquestelle carrarese (anche se ha dismesso la delega del demanio l'anno scorso per lasciarla a un assessore "tecnico"). Era il lontano 2011 e lo scriveva sulla pagina del Meet up Carrara, in cui assumeva, lui e il Movimento, posizioni drasticamente critiche sulle politiche italiane circa proroga e gestione demanio. Vecchie posizioni che non hanno comunque portato il Movimento finora, a seguire l'esempio di altri pochissimi Comuni italiani che hanno deciso di concedere sì una proroga, ma limitatamente a 2 anni per darsi la possibilità di organizzare i bandi di gara.

L'altra domanda è, considerato che la Corte dei Conti in passato, sulla proroga precedente dei 5 anni, condannò il funzionario comunale del Comune di Fiumicino a mezzo milione di multa per danni erariali: i funzionari comunali si assumeranno la responsabilità di andare avanti senza gara?


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