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Economia

Agri marmiferi, il j'accuse di Franca Leverotti e Florida Nicolai

lunedì, 7 giugno 2021, 20:01

di francesca vatteroni

Nel Regolamento degli Agri Marmiferi sono indicati e descritti puntualmente e concretamente i termini di scambio: proroga concessione-impegni dell'imprenditore? A fronte della proroga della concessione, cosa, precisamente, l'imprenditore si impegna a fare?

L'accusa di Franca Leverotti e Florida Nicolai intellettuali, docenti universitarie e soprattutto appassionate ambientaliste ( Leverotti è esponente del Gruppo di intervento giuridico), punta proprio su questo focus e ricordano lo spettro, anzi lo scempio del business dello scarto su cui, paventano, alcuni potrebbero "giocare", facendo leva sulla formula generica: iniziative ''scientifico-formative''.

Leverotti e Nicolai non ci stanno infatti e spinte dal loro impegno civico non possono fare a meno di intervenire, replicando puntualmente e con precisione alle dichiarazioni recenti dell'assessore al marmo Matteo Martinelli e al presidente della commissione marmo Stefano Dell'Amico, i quali avevano annunciato, dalle colonne dei quotidiani locali, un possibile maggiore introito in seguito alle nuove misure approvate con il Regolamento degli Agri marmiferi, con potenziali 27 milioni di euro di maggiori entrate da destinarsi a scuole e occupazione. Ma Leverotti e Nicolai rigettano con forza la logica di baratto medievale che sembrerebbe essere stato adottato alla base del nuovo Regolamento: un baratto tra la distruzione delle Apuane per ottenerne in cambio probabili maggiori introiti o meglio "oboli", come li definiscono nel comunicato le ambientaliste. Nella nota, Leverotti e Nicolai, cercano di guidare il pensiero su un percorso di consapevolezza dei propri diritti da parte dei cittadini, per impedire che vengano confusi  per gentili (è proprio il caso di dire) concessioni.

Un sistema sulla falsariga di quello imperialista consisterebbe il sistema del Regolamento, il quale sembrerebbe occhieggiare al modello cinese, scrivono le ambientaliste. E infatti  leggiamo:" Finanziamento in debito. Il modello è quello dei cinesi che vanno in Africa e depredano materie prime e a debito costruiscono ponti e scuole. Vale la pena ricordare che è un preciso dovere costituzionale (art. 53) pagare le tasse in ragione delle proprie capacità contributive e, da parte delle amministrazioni pubbliche, è dovere costituzione (art.53) utilizzare tali entrate per il bene pubblico, cioè restituirle ai cittadini erogando servizi. È un dovere anche morale, oltre che istituzionale, tassare il marmo estratto (dai nostri monti) a un prezzo corrispondente a quello di mercato. E, invece, con assoluta mancanza di dignità, l'amministrazione "accetta" l'obolo di misericordia dei concessionari, le briciole che cadono dal tavolo. Il Medioevo è passato da secoli, ma ha lasciato pesanti tracce in questa città perduta".

Un j'accuse dolente, il loro, che fa risalire il male del compromesso e del negoziato, fino alle origini, fino al dna di un popolo: destino a cui Carrara non sfugge, teatro di una lotta solo apparente tra le amministrazioni comunali succedutesi nel tempo e la classe di imprenditori del lapideo. "L'Italia, si legge nella nota-è paese delle trattative, dei tavoli di mediazione, degli inciuci e delle truffe retoriche. Siamo la patria della ''concertazione'' fondata su un fantomatico "interesse generale", non definito da leggi ma stabilito di volta in volta dai clan dominanti. Tratta lo Stato con i mafiosi, mediano i laici con i clericali, il sindacato sterilizza il conflitto sui luoghi di lavoro e infine, piccolo ma grave caso, il comune di Carrara fa finta di essere in lotta da decenni con le imprese del marmo".

Ma cosa ne è stata della rivoluzione che doveva essere dei Cinquestelle? Inghiottita dentro le spirali degli ennesimi compromessi? Osservano le stesse Leverotti e Nicolai: "Ora, a quattro anni dal trionfo elettorale della rivoluzione pentastellata, l'amministrazione comunale si presenta alla cittadinanza con i risultati dell'ennesima trattativa con i padroni del vapore- e non lesinano passaggi e sottolineature circa le forme alquanto fumose di comunicazione di Martinelli:"Esposizione dei fatti affidata a Martinelli - desaparecido De Pasquale - che si apre e si chiude-si legge nella nota- con due espedienti retorici da politicante: dapprima, il richiamo ai futuri investimenti in scuole e poi, a chiusura, il solito ''eh signora mia cosa abbiamo trovato ...''. Ecco, esperienza ci insegna che quando il politico già in premessa ricorre all'artificio emotivo dell'infanzia e del diritto all'istruzione significa che si presenta al pubblico con argomenti dei quali neppure lui è convinto. Sostiene Martinelli: ''potrebbero (forse...) entrare 27 milioni in più e così costruiremo un mucchio di scuole''. Bene, nel 2050 avremo la cittadinanza più colta in Europa e di fronte a ogni istituto vi sarà il busto (ovviamente marmoreo) di un buon imprenditore del marmo! E le Apuane? Non ci saranno più: al loro posto altre scuole. Scuole ovunque per i vostri bambini, assicura Martinelli".

Parla di sforzo chiesto per la comunità, Dell'Amico: ma non declina precisamente in cosa consista e le ambientaliste rimarcano:"Aggiunge Dell'Amico al suo fianco ''incrociando norme comunali e regionali e attraverso la patente a punti da me inventata, avverrà il prolungamento in automatico del periodo transitorio delle concessioni. In cambio però chiediamo a tutti uno sforzo nell'interesse della città''. La logica pare la seguente: ci sediamo a un tavolo e ti consegno in mano una proroga delle concessioni, tu lavori in loco (addirittura dentro la cava) a non meglio precisate attività ''scientifico-formative'' e prosegui sereno con la solita devastazione ambientale. In cambio potresti darmi fino a 27 milioni di euro in più. Potresti, ma la storia ci insegna che poi mica devi. Nella città in cui le attività di ripristino ambientale consistono nello svuotare i ravaneti per vendere gli scarti o, peggio, per interrare altri rifiuti, non osiamo pensare cosa potranno inventarsi gli imprenditori come iniziative ''scientifico-formative'' ".

Un comunicato che si conclude con ironia, amarezza ma anche con coraggio: il coraggio del ribadire la supremazia della legalità e dei principi costituzionali sopra ogni altra logica:" Spiegheranno alle scolaresche come si riducono le montagne in polvere? Assumeranno animatori e giocolieri che si esibiranno tra monti che crollano e operai che perdono la vita?

Morale di questa triste storia: l'amministrazione a 5stelle ha oramai compiuto il ribaltamento dei principi che convinsero la maggioranza della popolazione alle elezioni del 2017. Dalla logica della legalità e dei diritti uguali per tutti, dalla difesa dell'ambiente e dal rispetto del principio costituzionale della responsabilità di impresa, sono passati al metodo della trattativa in cui chiedono ''sforzi'' (ovvero cose che in altri luoghi e tempi sarebbero oboli dovuti) a una casta di devastatori privilegiati, che passano dunque da munifici benefattori, baroni che dall'alto concedono i denari per le scuole ad un popolo ridotto a plebe, di cui nessuno, Martinelli in primis, sembra avere rispetto".


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