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Enogastronomia

Enologia in rosa, ma non solo: il paradiso di Donatella Cinelli Colombini

mercoledì, 3 giugno 2020, 19:46

di aldo grandi

Quando Donatella Cinelli Colombini decise di avviare una propria attività di produzione vinicola, pensò bene di rivolgersi all'istituto agrario di Siena per chiedere di poter avere un enologo. Le fu risposto che per avere un enologo uscito da quell'istituto bisognava prenotarsi con almeno un anno di anticipo e che, quindi, non avrebbero potuto accontentarla. Casomai poteva prenotarsi per l'anno successivo. Donatella Colombini, classe 1953, un albero genealogico che risale su su o giù giù fino al Cinquecento, non è mai stata tipo da perdersi d'animo, così, dopo averci pensato su nemmeno poi tanto, ha domandato alla scuola se, per caso, ci fossero delle enologhe ossia studentesse appassionate della stessa materia. Eccome, fu la risposta. Ce ne sono diverse e per loro non c'è da aspettare.

Nelle settimane successive una decina di ragazze si presentarono al colloquio con colei che sarebbe diventata la fondatrice del turismo del vino non solo in Toscana, ma in tutta Italia. Alla fine ne restò soltanto una e questa ex studentessa è ancora la persona di fiducia dell'azienda vinicola Cinelli Colombini: 150 mila bottiglie all'anno tra cui un Brunello di Montalcino che viene coltivato su una tenuta di 40 ettari a Montalcino che la famiglia possedeva da sempre. Un Brunello di qualità superiore prodotto da un'azienda vinicola composta di sole donne.

"E' vero - spiega Donatella Cinelli Colombini - Siamo tutte donne compresa anche mia figlia che si occupa del marketing. Quando ho cominciato questa avventura, del resto, mi pareva assurdo che esistessero distinzioni e differenze tra uomini e donne in questo settore. Perché, mi chiedevo, una donna non può essere altrettanto valida ed esperta come un uomo? Così ho lottato sin da allora per portare avanti la figura femminile in un ambiente che, diciamolo pure, era sempre stato molto maschile. Siamo, nel tempo, riuscite a realizzare un'impresa unica in Italia. E' nato il Casato Prime Donne di Montalcino e inutile negarle che ne sono fiera". Oggi, ad affiancarla, c'è anche il marito Carlo Gardini, persona competente, squisita, laureato in scienze bancarie. Così come la figlia, che dopo la laurea in Economia aziendale all’Università di Firenze e il master in Organizzazione Internazionale della Vigna e del Vino, lavora nella commercializzazione dei vini dell'azienda di famiglia.

Donatella è una donna piena di energia, laureata in storia dell'arte medievale e in possesso di una notevole cultura. Attaccata alle proprie tradizioni di mercanti, provvista di una classe e di un buongusto indubitabili ed evidenti, è donna che ama le sfide. Quando la mamma decise di lasciare la conduzione dell'azienda di famiglia, lei e il fratello avrebbero potuto lavorare insieme, ma Donatella voleva realizzare la sua azienda, produrre il suo vino, concretizzare i propri sogni. Così, si fece assegnare delle terre a Montalcino e a Trequanda dove sorge la Fattoria del Colle - altra azienda di grande qualità nella quale, oltre che a produrre vino in un ambiente altamente qualificato e tecnologicamente avanzato, ma sempre fedele alla tradizione contadina - e iniziò la sua avventura.

Un'avventura che, nel 1993, la vide intraprendere un percorso fino ad allora sconosciuto, quello del turismo del vino. Fu, infatti, Donatella Cinelli Colombini a fondare il Movimento Turismo del Vino del quale è stata presidente per molti anni. E fu sempre lei a inventarsi una delle manifestazioni più originali e importanti del settore, Cantine Aperte, quando, con una perseveranza e una determinazione ammirevoli, riuscì a coinvolgere oltre cento produttori vinicoli facendo aprire al pubblico le loro cantine private. "Fu un successo inaspettato - confessa - ma che segnò l'inizio di una nuova era nel turismo del vino. Per la prima volta quelle che erano state cantine private mai aperte ai visitatori, divennero un luogo di culto per tutti coloro che amavano non solo il buon vino, ma anche la campagna, il buon cibo, la tradizione. Ricordo che la prima volta nessuno pensava che avrebbe avuto visite, invece la gente si presentò  e trovò, in alcuni casi, i proprietari che erano ancora in  pigiama e non si aspettavano tanto entusiasmo e altrettanta partecipazione".

Donatella è stata per dieci anni assessore al Comune di Siena, un'impresa che ha svolto con passione come tutte le cose che intraprende, i cui primi cinque anni furono, letteralmente, devastanti per l'impegno e la necessità di creare una struttura efficiente e amalgamata: "Gli altri cinque del secondo mandato, al contrario, furono una passeggiata. I miei collaboratori sapevano a memoria cosa fare e io riuscivo a motivarli e a farli rendere al massimo. Furono anni bellissimi e intensi, ma sicuramente stancanti e io, ad un certo punto, avvertii la necessità e il bisogno di ritornare alle mie terre che, comunque, non avevo mai abbandonato".

Alla fattoria del Colle c'è una splendida attività legata all'agriturismo all'interno di strutture antiche mantenute nella loro originarietà. Gli arredi sono tutti d'epoca e la cura dei particolari è un'altra delle attenzioni cui Donatella Cinelli Colombini dedica tempo. Turisti provenienti da tutta Italia e dal mondo visitano ogni anno e soggiornano nella struttura di Trequanda dove si trovano anche due piscine, un campo da tennis, un ristorante.

"Quest'anno, purtroppo - spiega la padrona di casa - la pandemia ci ha combinato davvero un brutto scherzo. Siamo stati costretti ad annullare ben 17 matrimoni già prenotati per non parlare di tutte le prenotazioni da parte dei turisti. Abbiamo 12 addetti che sono, attualmente, in cassa integrazione. La nostra attività riprenderà il 1 luglio con tutte le attenzioni possibili e previste dalla emergenza sanitaria. Un danno notevole, anche per quanto riguarda la vendita del vino. La chiusura di ristoranti e locali pubblici ha, inevitabilmente, contratto la domanda e la vendita on line non ha certamente sopperito alla carenza degli acquisti diretti. Per il 90 per cento o quasi il nostro mercato è all'estero, soprattutto, Stati Uniti, ma non soltanto".

Il Covid-19 ha inferto un duro colpo all'attività vinicola e a quella turistica, ma Donatella Cinelli Colombini non è una che demorde: in questi frangenti non ha cessato di investire per creare strutture ancora più adatte alla conservazione e alla produzione del vino. La sua passione per questa terra, lei che, come la sua famiglia, è cresciuta a Montalcino, è totalizzante. Come tutti gli ilcinesi, così si chiamano gli abitanti della patria del Brunello, ha una forte consapevolezza del proprio passato e della propria identità storica. E in un mondo che tende verso la globalizzazione e l'annullamento delle identità, financo quelle locali, questo è un privilegio e un merito che non si può non riconoscerle.

Foto e video di Ciprian Gheorghita


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