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Enogastronomia

Se hai bisogno di essere coccolato vai al Casone di Profecchia per essere accontentato

domenica, 19 luglio 2020, 21:02

di aldo grandi

Può capitare a tutti di essersi organizzati per partire il sabato mattina e ritrovarsi, poi, ad appena pomeriggio iniziato, in condizioni di salute non proprio ottimali. La salute, a volte, fa le bizze e ti coglie, spesso, impreparato. Così può anche avvenire di dover scegliere, giunti a metà strada, se andare avanti o tornare indietro. Indietro vuol dire rifarsi 50 chilometri, visto che siamo arrivati, ormai, a Castelnuovo Garfagnana, mentre andare avanti significa confidare nel futuro imminente e rischiare di trascorrere il week-end stesi sul letto a guardare il soffitto. Scegliamo di parcheggiare a Castelnuovo, due passi dalla Fortezza Vecchia e di andare a salutare l'amico da una vita Andrea Bertucci al suo Vecchio Mulino. Lui non c'è, ma, in compenso, ci sono le sue collaboratrici che ci servono, non certo per noi che non godiamo, al momento, di particolare appetito, un generoso tagliere con affettati, formaggi, confettura di mirtilli e miele annaffiati da un calice di rosso della casa che, qui da Bertucci, è tanta roba così come il resto. Trent'anni, ormai, che conosciamo questo sempiterno ragazzo innamorato delle cose buone prodotte dalla terra di Lucchesia, una persona mite, dolce e straordinariamente affabile. In più tifoso della Fiorentina il ché non guasta.

Per smaltire le calorie accumulate, scegliamo di incamminarci per il centro storico di Castelnuovo Garfagnana, centro guidato dal sindaco Andrea Tagliasacchi che lo ha scelto per il suo 'buen ritiro' politico. Colpisce il numero di fondi commerciali chiusi e con cartelli di affittasi o, anche, vendesi. C'è gente in giro, soprattutto giovani, e fa bene agli occhi. Di sicuro il lockdown deve aver massacrato il commercio a queste latitudini come, del resto, altrove. Ci giriamo tutto il centro storico e anche qualcosa di più. Un bicchiere di acqua e limone spremuto ci rinfresca stomaco e gola mentre la salute sembra lievemente migliorare dopo ore di sofferenza.

Come previsto, ad un certo punto salpiamo verso il Casone di Profecchia della famiglia Regoli, una istituzione da queste parti, un punto di ritrovo irrinunciabile, una locanda situata a 1314 metri sul livello del mare con tutto quello che serve per recuperare dallo stress della vita quotidiana. Ci arrivano da tutte le parti della regione così come dall'Emilia visto che la strada conduce fino a Modena distante 130 chilometri passando per il passo delle Radici. Ci veniamo da un tempo immemorabile, ma ogni volta è come se fosse la prima.

Se scegli di venire da Beppe Regoli e Patrizia Bertoncini sua moglie, dai figli Niccolò e Tommaso, da Massimiliano Rossi vero e proprio 'motore' della zona, maestro di sci e maestro di tutto ciò che può aiutare i visitatori a trascorrere un soggiorno in relax, sport e divertimento, sai già che non vai in cerca di mondanità, di hotel di lusso a 5 stelle, di camerieri in divisa e formalità a go-go. Quassù, di questi tempi, tempi post epidemia, le uniche formalità consentite sono quelle del rispetto delle distanze, dell'uso obbligatorio delle mascherine e del detergente con cui lavarsi le mani. Per il resto rispetto delle regole, ma anche tanta voglia di calore umano, di gesti quasi dimenticati, di accoglienza, questa sì, spontanea e fatta di entusiasmo e passione per un  lavoro che non viene nemmeno percepito come tale e il cui obiettivo primario è la soddisfazione del cliente.

"Questi tre mesi di chiusura sono stati micidiali - spiegano Beppe Regoli e Massimiliano Rossi - Noi avevamo fatto il pieno a inizi marzo, poi la chiusura e il crollo. Sono mancate, ovviamente, le scuole che per noi rappresentano un bacino notevole. Tuttavia questa chiusura forzata ci ha spinto a guardare avanti e a cercare di inventarci qualcosa di nuovo per rendere questa estate diversa e più ricca delle altre in passato. Così abbiamo pensato di accogliere in maniera ancora più organizzata, ad esempio, gli appassionati di cavalli i quali, adesso, vengono con i loro animali e sostano da noi che abbiamo approntato una stalla con sei posti sia per conto proprio. Abbiamo realizzato un percorso attrezzato e piuttosto lungo che permette sia a chi va a cavallo sia a chi vuole fare trekking o usare la mountain-bike di farlo. Ci sono delle rotonde in cui abbiamo predisposto punti di sosta per chi vuole fermarsi a mangiare e fare grigliate. Il cibo e la carne possono essere  essere ordinati e cucinati da asporto oppure portati da casa. Abbiamo anche potenziato il parco avventure dotandolo di una zona ristori con bar dove si servono bevande. Dobbiamo dire che il turismo equestre sta prendendo piede perché qui, effettivamente, trovano tutto quello che serve a partire da una natura stupenda e da un a accoglienza preparata e attenta alle esigenze".

A cena ci aspetta un robusto piatto di riso condito con olio e parmigiano e niente più. A qualcun altro, invece, polenta fritta col sugo, minestra di farro e scaloppine al limone. 

Dopocena ci ritiriamo al bar, c'è poca gente per fortuna, ci sediamo sulle comode poltrone in un angolo non senza aver prima giocato un paio di agguerrite partite a calcio balilla. Mai immaginato che anche le donne sapessero giocare, e bene, a questo gioco tipicamente maschile. Ma in terra labronica accade questo e altro.

Arriva Massimiliano, ci offre un assaggio di liquore al mirtillo ed ecco la storia che fiocca: ogni anno circa settanta chili di mirtilli raccolti su per le montagne vengono portati giù al Casone con tanto di zaini in spalla e attenti a non scivolare altrimenti bella frittata. Una volta raggiunta la meta, vengono caricati e trasportati dal Nardini a Barga, che produce questo liquore con tanto di etichetta personalizzata per gli amici del Casone. E, infatti, alcune bottiglie al prezzo di 18 euro ciascuna campeggiano in un armadio in bella mostra. Il liquore, con tanto di mirtilli all'interno, è profumato e delizioso. Noi azzardiamo, per fortuna senza conseguenze.

Notte serena e mattino con l'oro in bocca. Colazione con appena un po' di yogurth e confettura di mirtillo, quindi un'oretta di tennis sul bel campo in sintetico situato da basso. Accanto c'è anche un campo di calcetto e una postazione per il tiro con l'arco. 

A mezzogiorno scendiamo in fondo al pendio che, innevato in inverno, costituisce il campo scuola. Prendiamo un aperitivo con Massimiliano, fragolino e prosecco. C'è pace. Si sta bene e anche noi, con questa accoglienza che non è ad personam, ma elargita a tutti, miglioriamo. Massimiliano Rossi ha 46 anni ed è il maestro di sci e l'animatore del Casone per eccellenza. Sa stare con i bambini e con gli adulti, insegna agli uni e agli altri ricevendone gratitudine e simpatia, è abbronzato tutto l'anno, si sciroppa gatti delle nevi o Suv su e giù per la valle con fieno o altri beni da portare agli amici cavalieri e non perde mai entusiasmo e sorriso. Ad averne di gente così. Qui tutto è naturale, niente è artefatto, non esiste il botulino della felicità e ogni gesto è frutto della spontaneità di questa gente garfagnina che sa regalare momenti di grande convivialità.

Ed è, infatti, a ore 13 che saliamo al piazzale antistante l'ingresso dove la Patrizia ci ha prenotato un tavolo. Come si fa a venire al Casone di Profecchia e mangiare solo riso? O si è malati veramente o si è degli in coscienti o, peggio ancora, degli screanzati. Qui, il cibo è non solo un'arte millenaria, ma una costante del verbo ospitare. Chi non mangia viene guardato, si fa per dire, storto mentre a chi mangia vengono assegnati sorrisi e ulteriori porzioni. Al Casone i piatti non sono ispirati alla Nouvelle Cuisine tanto per intenderci. Qui si mangia eccome.

Il piazzale è pieno, all'interno uguale: ci sono centinaia di persone. La Provinciale, qui, la domenica è come una strada trafficata sul litorale. Arrivano motociclette di raduni vari e di appassionati centauri, autoveicoli di ogni razza, cavalli e cavalieri, ciclisti che non conoscono la fatica e altri che, dopo averla fatta, vogliono un po' di ristoro. 

I vassoi - perché qui si servono vassoi, non piatti - arrivano sistematicamente senza che i commensali debbano attendere chissà quanto. La cucina del Casone è una macchina da guerra. Sul nostro tavolo sbarcano i ravioli con ricotta e spinaci al burro e salvia. Poi i tagliolini ai funghi e un altro primo, i tacconi al sugo di cinghiale. Rastrelliamo senza indugio e ci fermiamo. Meglio non rischiare. Chi sta con noi, invece, raddoppia e ci infila un grandioso fritto di verdure e pollo con funghi porcini fritti che sono una delizia al palato. Noi ci limitiamo a guardare.

Ti guardi intorno e sei consapevole che la gente, qui, sta bene, che viene e si puppa decine di chilometri e anche di più per stare all'aria aperta in un posto dove la sostanza ha più valore dell'apparenza e dove l'apparenza ha sì il suo spazio, ma mai a danno della sostanza. Questa è Italia, un'eccellenza italiana che a queste latitudini comune, provincia e regione farebbero bene ad aiutare per sviluppare une proposta ancora più ricca di opportunità, a partire dai cannoni per l'innevamento artificiale alle biciclette con pedalata assistita che qui servirebbero come il pane. Qui nessuno chiede regali, ma un aiuto, visti anche i tempi, sarebbe gradito. Non dimentichiamoci che non basta, a fare Italia, sciacquarsi la bocca come sono soliti fare i nostri politici. Qui servono fatti. 

Noi stiamo meglio, salutiamo e annunciamo che ritorneremo presto. Date retta, almeno una volta, seguite l'esempio.

 

Via Provinciale 72, 5

Casone di Profecchia,

Castiglione di Garfagnana

Orari: 7.30 - 22 

Telefono: 0583/649028

 

 

 

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