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Enogastronomia

I ristoratori 'ribelli' piantano la tenda davanti al Transatlantico

giovedì, 4 febbraio 2021, 22:15

di diego venturini

"C'è un gran casino, sia a livello governativo che nelle risposte alla nostra categoria". Questo il resoconto delle due giornate a Roma che hanno visto protagonisti gli imprenditori nel settore della ristorazione. Il movimento 'IoApro" non si è fermato a metà gennaio, con l'apertura delle attività in risposta alle chiusure imposte dai dpcm, ma va avanti imperterrito chiedendo azioni concrete a sostegno di un settore tremendamente in crisi. 

Le risposte se le sono andate a cercare da soli sotto i palazzi del Parlamento. Hanno piantato una tenda, sia davanti al Senato che difronte alla Camera, per svegliare dal sonno dell'immobilismo i nostri governanti (che in questo momento, tra l'altro, non si sa bene chi siano). Qualche esponente politico è andato a parlare con loro, i ristoratori messi in ginocchio dalla crisi economica, cercando di rassicurarli ma, come ci racconta Mohamed El Hawi del ristorante Tito Baracca a Firenze, sembra di ascoltare un disco rotto. 

"I nostri politici conoscono benissimo la nostra situazione e i motivi della nostra protesta – racconta -. Ci dicono, ormai da mesi, che faranno qualcosa, che si attiveranno, che sono solidali con la nostra battaglia. Lo hanno fatto anche in questi due giorni, venendo a parlare con noi, ma di concreto ancora nulla è stato fatto. Spesso pare che lo facciano per accaparrarsi consensi, ma mi sembra che, sotto sotto, la volontà ci sia davvero. O almeno lo spero". 

Mohamed, tra i promotori del movimento "IoApro", si dice fiducioso, ma alla fine contano i fatti, e non le parole. "Serve che ci dicano quando. Una data, Una data per riaprire e per respirare. Io comunque continuo e continuerò a stare aperto, a costo di beccarmi altre multe dopo le 14 che ho già ricevuto. Dobbiamo tenere botta, sennò stavolta chiudiamo, ma per sempre". 

Tanto fermento in queste giornate romane, anche per la questione politica incerta dopo le dimissioni del premier Conte. Ma tanto, ora come ora, la questione dei ristoratori è, per forza, legata inscindibilmente anche a quella politica. "I nostri governanti vivono in un mondo parallelo, fuori dalla realtà. Non so tra loro quanti imprenditori ci siano e questo non permette loro di capire i nostri disagi. Se Draghi accetterà l'incarico, spero ci fornisca le risposte che vogliamo e che ci meritiamo. Mi auguro che le cose migliorino, anche perché a fare meglio di Conte sarebbe capace anche mia zia". 

A non essere così tanto ottimista, invece, è Antonio Alfieri, ristoratore di Sassuolo, anche lui a Roma per portare la voce della categoria. "La tenda ce l'hanno fatta smontare dopo un paio d'ore, ma qualche politico si è comunque avvicinato ad ascoltarci. Il fatto è che, ormai, di parole se ne sono spese a fiumi e adesso, se non fanno davvero qualcosa per noi, ci lasciamo le penne. Sì, sono un po' deluso – ammette – perché mai come in questo momento, con l'avvicendamento al governo, non sappiamo contro chi combattere. Non so come si evolverà la situazione, ma adesso è veramente molto difficile essere fiduciosi".


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