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L'evento

La bella storia di Nai e le sue vetrine che parlano di lei

domenica, 23 dicembre 2018, 11:18

di donatella beneventi

Le luci di Natale impreziosiscono le strade di Carrara, sono i giorni dell’attesa, i bimbi sognano il dono tanto desiderato, i dolci nelle vetrine, le corse per gli ultimi acquisti: via Loris Giorgi è la via più elegante, ed è meravigliosa avvolta dalla luce... il maestoso palazzo delle Cariatidi, è decorato in maniera speciale: nel pomeriggio è arrivata una fatina con i pennelli e i colori: per la verità, non ha le sembianze della solita fatina delle fiabe, vola con le ali della libertà, della rivoluzione , non ha vesti azzurre e oro , ma il rosso della passione... ha guardato le vetrine , ha annusato l’aria e, dopo aver cercato con lo sguardo le montagne e osservato i volti di chi la stava guardando, ha disegnato il suo messaggio per questo Natale carrarino, un Babbo Natale gioioso e festoso e un coniglio vestito di rosso, palloncini , e una montagna bianca , famigliare, con la bandiera della pace sulla punta, palle verdi che si inseguono, prendimi, sembrano dire a chi le guarda, e finito il suo lavoro con un Buone Feste, la strada, si avvolge di magia.

Questa piccola favola di Natale, ha come protagonista Nai, ossia Natalia Caprili, cresciuta in Toscana, vive a Carrara: la sua storia è affascinante e anche l’intervista per la Gazzetta di Massa e Carrara è veramente sui generis: un lungo racconto sulla sua “vita d’artista” e il suo legame con Parigi.

“Mi definisco una creativa, nel senso più ampio del termine e benché avessi preso dimestichezza con pennelli e colori in famiglia -,il padre è pittore naif- la mia vita doveva essere qualcosa di diverso, forse, se non fosse stato per la borsa di studio ottenuta dopo la laurea in filosofia a Pisa, per un dottorato di storia a Parigi: la mia tesi era sulla socialità femminile nei caffè durante la Rivoluzione Francese e quindi mi trovai nella capitale, in un turbinio di stimoli, sia per quel che era inerente ai miei studi, sia artistici e cultural”

Come ha iniziato a decorare le vetrine?

Per necessità, la borsa di studio era assai risicata e quindi ho cercato di guadagnarmi qualcosa: i miei primi clienti, che lo sono tutt’oggi, erano dei giovani che avevamo appena aperto un ristorante siciliano nell’undicesimo arrondisement, da allora, era il 2002 non mi sono più fermata, nel 2018 ho fatto 35 vetrine e sono molto felice di aver concluso l’anno con la vetrina di via Loris Giorgi , in quattordici anni, è la prima volta nella mia città e per questo voglio ringraziare i commercianti della della strada e in particolare Marco Fontanini, orafo, che conosce bene il mio lavoro.

Quali sono state le emozioni che ha provato, eseguendo il lavoro e cosa l’ha ispirata?

Ero in Francia quando leggevo sul web le notizie riguardanti la questione della cima Bettogli : da sempre sono molto sensibile e attiva , come artista , sulla causa dell’ambiente per cui quando sono stata davanti alla vetrata ,mi sono lasciata contaminare dall’ambiente e dai miei ideali ed è uscito fuori un Babbo Natale che ci invita a prenderci cura del mondo, delle nostre montagne, di  ritornare ad essere un tutt’uno con l’ambiente , non solo per noi, ma per garantire un futuro alle prossime generazioni. Sulla cima Bettogli sventola la bandiera della pace: è un richiamo a riprenderci delle responsabilità per il bene comune. “

Come potrebbe descrivere il suo modo di fare arte?

Come già detto,non mi piace definirmi un’artista ,termine che non mi rappresenta, molto mercificato e ricondotto a logiche di mercato che non mi appartengono, ma una creativa, figlia dell'universo e con i miei mezzi, sempre con delicatezza, con eleganza ma decisa, voglio usare il mio mestiere per parlare dei temi che mi sono più cari, come appunto la salvaguardia dell’ambiente e i diritti delle donne, argomento quest’ultimo che vedo sempre meno affrontato, si stanno dando per scontate troppe cose, c’è sempre meno pratica intellettuale: il momento storico che stiamo vivendo , ci portando ad una regressione rispetto ai risultati conseguenti alle grandi battaglie del passato.

Io faccio anche street art , vivo sulla strada, e per una donna è dura, com’è dura anche lavorare in un ambiente in cui la componente maschile è forte e più ricercata: mi viene in mente Susan Unterberg che per oltre vent’anni finanziò borse di studio per artiste , vedendo che il nome maschile, veniva associato , anche oggi, ad un investimento sicuro , a differenza del nome di un’artista donna e ugualmente di valore.

Progetti per il futuro?

Tanti, uno cui tengo molto è uno spettacolo di arte di figure, marionette di carta, le cui immagini verranno proiettate sul muro di un palazzo: sarà uno spettacolo muto, dove io ho curato la sceneggiatura e la coreografia, mentre Lorenzo D’angelo, bravissimo musicista , ha scritto tutte le musiche, è un progetto cui tengo molto e spero di portarlo a termine a breve.

Nai non è solo decoratrice, quindi, ma spazia in vari campi, come la musica: fa parte del gruppo “Nai et les hommes di monde”, dove canta e suona la fisarmonica; molto importante nella sua vita l’uncinetto, tecnica che ha utilizzato per sculture e quadri, esposti in vari paesi e molto apprezzati dalla critica.

Quanta fama ti ha portato la tua arte?

Più che fama- dice sorridendo- fame, visto che per noi artisti poter vivere è assai complicato.

Carrara ha un enorme serbatoio di creativi di alto livello, l’arte potrebbe essere un’attività produttiva se si facessero delle scelte che altrove sono state fatte: spero che il mio contributo c’è quello di altri , possano mettere in luce questo aspetto.

Sono molto conosciute le mie vetrine a Parigi, conoscono me attraverso quello che faccio ed è esattamente quello che voglio: sono le cose che faccio che devono parlare di me, senza legami con uno stereotipo estetico. È stata una mia scelta quella di avere un profilo social, aperto da poco, fra l’altro, senza tante fotografie del mio aspetto: preferisco essere riconosciuta tramite i miei disegni , i messaggi che desidero mandare. Mi sono imposta un codice etico professionale: mi rifiuto, a costo di perdere la commessa, di realizzare immagini contrarie ai miei principi e alle mie idee.

La particolarità di Nai, spirito libero e corrente con le sue idee, è ricaduta anche sulla scelta dell’immagine per l’articolo: non il suo viso, ma qualcosa che la rappresenta, oltre gli stereotipi.


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