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Coronavirus, questi leggono i numeri e non li capiscono: per malati diversi stessa cura!

lunedì, 30 marzo 2020, 17:54

di antonello rivalsa

Antonello Rivalsa ( 3103antonio@gmail.com )

Per fare una fotografia oggi della situazione nelle Regioni Italiane - non un’analisi sull’andamento degli ultimi mesi o stime sulla evoluzione futura - per capire dopo 2 o più mesi di Covid-19 qual è l’impegno “attuale” delle strutture sociali e dei cittadini, deve essere considerato un dato fondamentale, il numero di abitanti delle Regioni stesse, visto che tutti i dati, contagiati, ospedalizzati, in terapia intensiva, deceduti, guariti sono espressi dovunque e dalle stesse Autorità, su base prevalentemente regionale.

Nella nostra società tutto è calibrato in funzione della popolazione: scuole, ospedali, farmacie, ambulatori, supermercati, negozi, autobus, taxi, e quindi anche i posti letto, i pronto soccorso, i posti di terapia intensiva, i macchinari, i medici e gli infermieri. Differenze tra Regione e Regione ci sono e ci saranno, non solo in campo sanitario, ma attengono a scelte politiche, capacità di governo e risorse economiche impegnate dallo Stato o dagli Enti Locali.

Questo è il motivo per dover tenere conto anche della popolazione delle Regioni.

Un banale esempio con numeri non reali: se in Lombardia ci sono 1.000 ospedali e in Molise 30, tutto sommato ci può stare, segue grosso modo il rapporto tra le popolazioni residenti delle due Regioni. Se si leggono i due numeri da soli 1.000 e 30 qualunque valutazione sulle rispettive Sanità è priva di senso.

Così come ha un senso molto relativo leggere i contagiati in Lombardia o i contagiati in Valle d’Aosta se non in relazione alla popolazione residente.

La tabella 1 (dati 28 marzo), riporta le Regioni ordinate per numero decrescente di casi totali di Covid-19. L’ordine non sarebbe cambiato molto se avessimo deciso di ordinare le Regioni per numero di casi attualmente positivi, per ricoverati con sintomi o per ricoverati in terapia intensiva; ovvio anche senza tabella. 

Tabella 1 (tabella in basso a destra) 

Per inciso, ho fatto volentieri a meno delle numerose forchette sui numeri reali del contagio, cioè includendo i contagiati asintomatici o con sintomi lievi non censiti, in quanto le forchette pubblicate da più fonti variano da un minimo di 200.000 a un massimo 600.000 e, più che forchette, hanno l’ampiezza di un arco di trionfo. I contagiati sono di più di quelli censiti? Probabilmente si. Di quanto? Impossibile dirlo oggi.

La tabella 2 che segue dà una prima indicazione sulla diffusione del virus in ogni regione, non con il valore assoluto, ma tenendo conto della popolazione residente. L’ultima colonna esprime infatti i contagiati attuali per 10.000 abitanti.

Tabella 2 (tabella al centro) 

L’ordine è molto diverso da quello della prima tabella basata sui numeri assoluti. La Campania che prima si posizionava al nono posto ora, per sua fortuna, è all’ultimo. La Valle d’Aosta che si trovava al terzultimo posto purtroppo passa al primo.

È evidente che nell’ordine: Campania, Sicilia, Basilicata, Molise, Puglia, Sardegna e Lazio sono in presenza di una malattia decisamente meno diffusa tra la popolazione e questi numeri sono confrontabili tra loro.

E qui la prima singolarità: sulle reti nazionali, sui social e sulla stampa sono più frequenti gli interventi ripetuti a botte di slogan di Presidenti di Regioni che hanno una incidenza di contagio addirittura 10 volte inferiore rispetto a Regioni in difficoltà. Forse confidano sui numeri assoluti? Sono gli stessi Governatori che gestiscono una spesa per la sanità regionale che varia da 7 a 10 miliardi di euro l’anno che piangono in televisione per la mancanza di mascherine! Lo Stato non dà loro le mascherine!!

Fortunatamente ci sono amministratori locali e Presidenti di Regioni, certamente in difficoltà, che non sbraitano dappertutto, ma che purtroppo vivono nei loro territori realtà se non uguali almeno prossime a quella della Lombardia come Valle d’Aosta, Provincia di Trento, Emilia Romagna, Marche, Provincia di Bolzano, Veneto. Numeri assoluti diversi ma incidenza del Coronavirus sulla popolazione regionale simile.

L’ultima tabella 3 ancora più drammatica ci dice la mortalità per Covid-19 in ogni Regione, non con il valore assoluto, ma tenendo conto della popolazione residente. L’ultima colonna esprime il tasso di mortalità attuale per 10.000 abitanti.

Tabella 3 (tabella in basso a sinistra)

Anche in questo caso l’ordine è molto diverso dalla prima tabella e analizzando soprattutto questi numeri drammatici è fuori luogo qualche riflessione?

Se per una stessa malattia anche contagiosa, in un paesino muoiono 100 persone su 1.000 abitanti e in una città muoiono sempre 100 persone su 1 milione di abitanti la situazione è identica? Si deve supporre che le misure, pensando a tutte le misure Coronavirus adottate uniformemente in tutta Italia, non possano né debbano essere le stesse ma che le situazioni vadano affrontate in maniera differenziata ed anche con velocità diverse.

Questo comporta delle assunzioni di responsabilità. Molte Regioni, non tutte, trovano utile che a spicciarsela siano quelli di Roma così possono criticare qualunque cosa senza fare nulla (una ordinanza qua e là a cappella, uno spottino su facebook bastano e avanzano per tirare avanti).

Quelli di Roma di converso, ebbri di potere e di centralità riconquistata, stanno guidando da sconsiderati il Paese, da uomo solo al comando, e andranno a sbattere. Non è un caso che i Ministri più navigati siano molto low profile in questo periodo mentre ai parvenu del potere non pare vero di essere al centro della Galassia.

Senza l’azione mirata degli Amministratori locali per le loro Regioni sarà condotta un’azione uniforme su tutta l’Italia quando di uniforme per il Coronavirus sotto il profilo sanitario non c’è nulla, e men che meno per le condizioni sociali ed economiche. I pochi numeri che ho riportato bastano e avanzano per capire le enormi differenze tra Regione e Regione a causa del Covid-19, differenze che vanno ben al di là dei numeri assoluti, e per stabilire diversi compiti tra Stato e Regioni, per questa specifica emergenza.

Altrimenti lo Stato aspetterà, aspetterà che i numeri scendano in tutte le Regioni, così se qualche realtà, condizioni sanitarie permettendo, potrebbe gradualmente già oggi iniziare a rimettersi in moto, ricominciare a lavorare, dovrà invece aspettare i responsi sanitari positivi dell’ultima Regione della fila. E i responsi della Commissione Europea per il reddito di cittadinanza europea all’Italia!!!

Romano Prodi ha affermato:  "Dobbiamo pensare a come ricostruiamo l’Italia quando saremo fuori da questo dramma. Dobbiamo prepararlo adesso perché tutti stanno già facendolo, dobbiamo farlo con urgenza. Una grandissima parte della società ha reddito zero". Velocità.

Ma forse i nostri amministratori, governo e regioni, temono che riavviando seppure parzialmente la vita di una regione con gradualità e in maniera mirata, continuando a far rispettare le misure sanitarie a cominciare da quelle di protezione individuale, si possano il giorno dopo trovare con 100 contagiati e 5 morti in più e poi?

Ricordiamoci che: “Una grandissima parte della società ha reddito zero” e bisogna tutelare anche la salute e la vita degli altri milioni di persone sull’orlo della disperazione. Non ci sono tamponi adeguati a loro?

O meglio star fermi, distruggendo interi tessuti sociali, lavorativi e familiari nell’attesa, anche in Regioni dove il Covid-19 era una malattia a modestissima diffusione 2 mesi fa e lo è ancora oggi? In alcune Regioni.


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