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L'evento

San Ceccardo, storia di un vescovo divenuto martire

mercoledì, 17 giugno 2020, 13:13

di paolo biagini

San Ceccardo è patrono della città di Carrara, dell’intero comune e del vicariato. Viene festeggiato il 16 giugno.

La sua vita, proprio come la storia di Carrara, dopo oltre dieci secoli, resta ancora avvolta da misteri e leggende.

L’unica certezza che abbiamo è che San Ceccardo era un Vescovo di Luni vissuto attorno al IX secolo. Questi i fatti.

Ci troviamo attorno all’anno 860; da oltre quattro secoli l’Impero Romano d’Occidente è caduto, lasciando via libera alle invasioni barbariche che in tutta Italia seminano morte e distruzione. I Normanni, cioè gli «uomini del Nord», scesi dal settentrione, dopo aver conquistato l’Inghilterra e incendiato Parigi, si dirigono verso Roma, che era stata loro descritta come la città più grande e splendida del mondo. Il viaggio era stato lungo. Il Re dei Normanni, Hasting (o Hastein) e i suoi guerrieri, avidi di preda, sognavano ormai vicina la città agognata.

L’antica città di Luni era in declino, ma ancora splendente di bianchi marmi, vestigia di un glorioso passato.

Quando, doppiato un promontorio, oltre un fiume largo e bianco videro una grande città sopra un’altura circondata da mura antichissime, i Normanni credettero fosse Roma.

Si trattava invece della città di Luni, centro di quella regione tra Liguria e Toscana, che si chiama ancor oggi Lunigiana.

I Normanni si resero conto che non avrebbero mai potuto conquistare con l’assedio, quella che essi credevano Roma. Ricorsero perciò all’inganno. Ormeggiate le navi dietro un promontorio scesero a terra accampandosi lontani delle mura. Il re Hasting, si presenta solo alle porte della città di Luni, in veste di pellegrino, chiedendo di accostarsi al cristianesimo. Ottenuta la fiducia del Vescovo e istruito nei principi religiosi il Re normanno viene battezzato. Ricevuto il Sacramento poco dopo si finge moribondo ed esce da Luni per raggiungere i suoi uomini accampati poco lontano. Quando, nel campo dei Normanni, si odono i gemiti che annunciano la morte del Re; popolo e clero escono dalla città per onorare la salma del sovrano.

Rientrano quindi in solenne processione, con i Normanni che seguono a capo basso le spoglie del loro condottiero.

Giunti nella Cattedrale la bara si scoperchia e ne esce Hasting, armato fino ai denti. I Normanni alzano la testa e snudano le loro spade. Cade il Vescovo, cade il Conte, vengono uccisi nobili e prelati. Sono distrutte chiese, depredate case, decimata la popolazione e rapite le donne.

I Normanni erano fieri di aver conquistato quella che essi credevano Roma.

Quando però seppero da un pellegrino che in realtà Roma era molto più lontana, più bella e più grande rimasero sgomenti e delusi, quindi risalirono sulle loro navi cariche di preda e sciolte le vele al vento del Sud, si allontanarono dall’Italia. Secondo la tradizione il Vescovo ucciso dai Normanni era Gualchiero; a lui succedette appunto il vescovo Ceccardo.

A lui rimase il doloroso compito di ricostruire la vasta diocesi di Luni sia nelle rovine materiali che in quelle morali.

Ceccardo diede sepoltura alle centinaia di morti, donò pane ai vivi, riedificò le case, riaprì le chiese, curò gli orfani e aiutò i miseri. Cercò soprattutto di arginare il disordine e la corruzione generati dalla tremenda sventura.

In una giornata del 892 mentre si dirigeva da Luni a Carrara per salire alle cave di marmo e scegliere il materiale necessario alla ricostruzione della Cattedrale di Luni, venne ucciso da un gruppo di cavatori che lo decapitarono.

Nel punto in cui cadde la testa del Vescovo Ceccardo, sorse miracolosamente una polla d’acqua a cui tutt’oggi sono attribuite proprietà taumaturgiche specialmente per guarire nevralgie e oftalmie. In quel punto nel XV secolo venne edificata l’attuale chiesa di San Ceccardo detta “ad aquas” o “al martirio” consacrata solennemente nel 1823 da Mons. Francesco Maria Zoppi, primo Vescovo della neonata Diocesi di Massa e Carrara. La forte devozione popolare verso il vescovo Ceccardo fu tale da indurre Papa Urbano VIII a elevarlo agli onori degli altari nel 1360.

A partire dal 1609 le spoglie mortali di San Ceccardo sono accolte in Duomo dove tutt’oggi riposano. Dal 1949 il corpo del vescovo Ceccardo è collocato nell’altare a lui dedicato; in marmo bianco, molto semplice e di stile seicentesco.

Il suo corpo ha subito almeno cinque ricognizioni: nel 1599 sotto il vescovo Giovanni Battista Salvago, nel 1625, nel 1782 e nel Luglio 1949 voluta da Mons. Carlo Boiardi e l’ultima il 10 giugno 1996 sotto l’episcopato di Mons. Eugenio Binini. Le preziose testimonianze dei “nostri vecchi” rimandano a cinquant’anni fa quando quasi tutti i cavatori, portavano cucito all’interno degli abiti una medaglietta con l’immagine di San Ceccardo, o quando non vi era vigneto che non avesse sul palo di testa del pergolato, la stessa effigie inchiodata. La fiera che avveniva il 16 giugno, era per tutti una vera festa. Si svolgeva, dopo una processione, davanti all’omonima chiesa, e per l’occasione una delle due strade che portavano in città, veniva chiusa per permettere la sistemazione dei banchi, ma soprattutto per fare la mostra del bestiame, a quei tempi importantissima.

Martedì scorso in Duomo il vescovo Santucci ha presieduto il Pontificale in onore del patrono di Carrara; con lui hanno concelebrato molti sacerdoti del vicariato e non, segno del forte legame che la terra apuana a con il venerato vescovo di Luni. Molta anche l’affluenza dei fedeli che, nel assoluto rispetto delle disposizione anti-covid hanno preso posto all’interno dell’abbazia. Presente in rappresentanza dell’amministrazione municipale il sindaco di Carrara De Pasquale e il gonfalone della città unitamente a quello della provincia. A margine della celebrazione Mons. Piagentini, abate del Duomo, ha espresso a nome della comunità un particolare ringraziamento a tutte le realtà che durante questi mesi di pandemia si sono spesi per la salute e il bene di tutti: operatori socio sanitari e volontari protezione civile. Era presente in Duomo anche un manipolo di volontari dell’Alfa Victor.


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