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L'interSVISTA

Giancarlo Fornei e il segreto di come vivere alla grande

domenica, 12 ottobre 2014, 19:03

di massimo benedetti

L'autostima, come volersi bene, come sapere affrontare, ogni giorno, la vita sempre consapevoli di chi realmente siamo, accettando ed amando tutto quello che ci viene dato. Giancarlo Fornei, carrarese doc, classe 62, da molto tempo, ormai, ha deciso di dedicare parte della sua vita ad aiutare gli altri, con libri, conferenze e dibattiti e a giro per l'Italia. Ci racconta come è iniziato questo percorso?

Sono un ex marketer. Ero sempre in giro per l'Italia e, nello specifico, in quello che chiamavo simpaticamente il triangolo delle Bermude: Parma, Treviso, Milano. Capace di macinare chilometri su chilometri con la macchina, passavo da una città all'altra senza mai fermarmi. All'epoca, oltre al consulente di marketing, insegnavo nella Terza Area di molti istituti superiori della nostra provincia (un'area professionalizzante, dove venivano chiamati degli esperti a trasferire le loro conoscenze ai ragazzi). Quel giorno ero all'Einaudi di Carrara e, durante la ricreazione, mi sentii male. Mi ritrovai ricoverato d'urgenza al Pronto Soccorso di Carrara. In seguito, mi dissero che mi era andata bene: ero stato colpito da ben tre infarti cerebellari dovuti a un problema con una mutazione genetica che ho, ma, anche e soprattutto, allo stress. Era il 17 novembre del 1999. Quando mi ripresi, capii che era opportuno cambiare vita e smetterla di fare il consulente (troppo stressante). Da allora ho cominciato a dedicare la mia vita ad aiutare le persone dal punto di vista comunicazionale e motivazionale, trasferendo le cose che conoscevo.

 

"Come vivere alla grande" è la sua penultima fatica: nato sulla scorta dei tragici eventi dei molti suicidi di massa in Italia del maggio del 2012, ma anche con una forte componente personale, legata alla sua vita. Ci spieghi

Io ricevo una media di oltre venti email ogni giorno da persone che non conosco e che mi scrivono per chiedermi aiuto o anche solamente per farsi "leggere". A maggio del 2012, ricevetti diciassette email tutte legate tra loro da un doppio filo: nel primo, la tristezza e la disperazione emergevano; le persone mi raccontavano di non farcela più e, qualcuno, parlava addirittura di "suicidio".  Nel secondo, invece, si avvertivano positività e un ringraziamento diretto a me, per aver scritto certi libri e articoli in rete ed infuso speranza. Insomma, era come se, con i miei libri/articoli, avessi ridato una speranza di vita a queste persone. La cosa mi ha fatto immensamente piacere e, contemporaneamente, mi ha maggiormente responsabilizzato. Come potevo aiutare un numero maggiore di persone? La risposta mi arrivò quasi subito. In quel periodo stavo conducendo, su Antenna 3, la seconda serie delle mie trasmissioni motivazionali e mi accingevo ad andare in onda con l'ultima puntata proprio in quella settimana. In accordo con Andrea Lazzoni, il patron della tv, cambiai in corsa la scaletta della trasmissione e la dedicai completamente a tutte quelle persone in difficoltà, una sorta di "inno alla vita". La trasmissione piacque moltissimo e, da lì, a scriverne un libro, dove raccontare la mia storia e invitare le persone ad amare la vita, il passo fu breve. Nacque così l'idea di scrivere "Come Vivere Alla Grande".

Nel testo, 9 capitoli, 9 consigli per alimentare la propria autostima. A quale è legato maggiormente e perché?

Naturalmente a tutti e nove, perché ritengo i capitoli come gli anelli di una catena: sono tutti indispensabili per tenerla unita. Se proprio devo sceglierne uno, scelgo il sesto: "Dona agli altri".  Donare è uno dei presupposti più importanti per vivere alla grande la propria vita. Chiedo sempre alle persone che incontro: quante mani hai? Le persone mi guardano meravigliate e poi mi dicono... due. Allora io spiego che, se abbiamo due mani, c'è un motivo: con una possiamo prendere, ma, con l'altra, dobbiamo dare indietro qualcosa.  Sempre. Tra l'altro, non è assolutamente necessario che doniamo per forza dei soldi (penso a chi purtroppo, non ne ha), Ma è possibile donare tempo a un malato in ospedale, aiutare qualcuno in difficoltà, regalare un sorriso a un bambino, fare una carezza a una persona anziana. Insomma, possiamo donare qualsiasi cosa, purché si faccia senza mai chiedere nulla in cambio. 

 

Come vivere alla grande, per certi versi, non suona un po' come una contraddizione, visti i tempi odierni?

In effetti, ammetto che il titolo è volutamente provocatorio. Il libro offre una sorta di percorso di vita in nove consigli, intersecati tra loro come gli anelli di una catena. Nove consigli per imparare a vivere intensamente la propria vita, partendo dal saper apprezzare quello che uno ha già. Perché, pur essendo splendida la vita,  ci accorgiamo delle cose belle che abbiamo intorno a noi, solamente quando – purtroppo - ci vengono a mancare. Non è un caso che la pagina di apertura del libro reciti testualmente:  «In questo libro trovi nove consigli per imparare a vivere alla grande la tua vita e goderla al massimo, anche perché, mi dispiace farti notare che hai solo questa. Quindi, vivila la vita, anziché subirla». Dunque, "vivere alla grande" è possibile anche in tempi come quelli odierni; dipende solo da noi, dal saperla apprezzare o no, questa vita.

 

A breve, l'uscita del suo ultimo lavoro, che avrà come tema principale lo sport e l'allenamento mentale. Ci può dire qualcosa

Il tema dell'allenamento mentale nello sport non è nuovo per me. L'ho affrontato più volte,  tra il 2008 e il 2011, dove ho anche creato un audio corso da cui è nato proprio questo mio, ultimo libro: "Come Allenare la Mente a Vincere nello Sport". Oggi, chi gareggia o pratica sport a livelli agonistici, sa bene che non basta più allenare il fisico, avere tecnica e tattica, ma bisogna predisporre la mente a vincere. Purtroppo, in Italia siamo ancora all'età della pietra e pochissimi sportivi e ancor meno società, utilizzano i protocolli di allenamento mentale nella preparazione. Credo che il problema sia dovuto a una doppia motivazione: da una parte gli allenatori che temono di perdere la loro leadership nei confronti degli atleti allenati. Dall'altra, gli stessi atleti, che sono prevenuti nei confronti di discipline come la psicologia sportiva e, appunto, l'allenamento mentale. Nel primo caso, la paura degli allenatori è assolutamente infondata, perché qualsiasi mental coach preparato e professionista, lavorerebbe  "per" e "con" l'allenatore (e non contro), per migliorare le performance sportive dei suoi atleti. Nel secondo caso, credo sia invece un problema culturale: basta vedere come si comportano gli italiani con la psicologia nella vita quotidiana. Negli Stati Uniti, andare dallo psicologo o dallo psicoterapeuta è del tutto normale, in Italia è qualcosa di cui vergognarsi, da "nascondere". Nel libro presento sette step che sono le basi per cominciare ad allenare la propria mente a vincere nello sport. Lo presento in anteprima a Verona, il 18 ottobre, a Io Bene - Fiera del Benessere. Avrei voluto presentarlo ufficialmente a Carrara, ma si sa: non si è mai profeti in patria. 


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Franco Mare


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