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L'interSVISTA

Dalla contestazione all’evento: la storia di Soledad Nicolazzi, voce dell’anima di Carrara

lunedì, 7 dicembre 2015, 12:14

di vinicia tesconi

L’ultima volta che è finita sul giornale è stato un mese fa, in occasione delle celebrazioni del 4 novembre, festa della Vittoria nella Prima Guerra mondiale e, oggi, Festa delle Forze Armate. Al termine del discorso commemorativo del sindaco con tanto di fascia tricolore, in una Piazza D’Armi gremita di persone e di rappresentati dei vari corpi militari, lei, Soledad Nicolazzi, ha cominciato a cantare da sola “Gorizia”, l’inno proibito dei soldati  sul fronte ed il più famoso grido contro ogni guerra,  e puntualmente è stata allontanata di forza da carabinieri e polizia. Non era un’azione programmata.

Le era venuta di getto per una specie di rivolta muta e collettiva che aveva sentito  risuonare da ogni angolo  della città anarchica per eccellenza, nella quale si trovava ad assistere alla celebrazione della guerra. Un canto istintivo che dava voce a secoli di storia e di tradizioni culturali. Soledad Nicolazzi è un’attrice, regista, musicista ed è la figlia di Alfonso Nicolazzi, storico tipografo ed editore di Umanità Nuova, il giornale degli anarchici, figura di enorme spicco nella storia di Carrara.

La sua piccola contestazione  ha avuto un’eco assai più vasta della semplice cronaca locale ed ha innescato una connessione  con molte realtà antimilitariste in tutta Italia e con le associazioni appassionate di canzoni popolari e politiche che ha portato al progetto di un incontro nel quale liberare tutti i vecchi canti censurati o dimenticati per farli ascoltare a chi non li ha mai conosciuti: “Cantiamogliele!”.

Una giornata di cori popolari e politici che si terrà il 12 dicembre a Carrara. Alta e sottile, capelli corti e scompigliati, occhi chiari che tradiscono le origini nordiche dei suoi genitori, sembra una ragazzina fragile ed ingenua. Ma quando comincia a parlare scopre tutta la sua fibra. Di acciaio.

Come è nata l’idea di “Cantiamogliele”?

Quello che è successo a Carrara il 4 novembre scorso ha attirato l’attenzione di molte persone che mi hanno esternato la loro solidarietà tra queste anche Susanna Cerboni del circolo Gianni Bosio  e della Scuola Popolare di Musica del Testaccio di Roma, che  era amica di mia zia Paola Nicolazzi e sapeva delle mie passioni e del mio lavoro. Mi ha detto che a molti sarebbe piaciuto venire un giorno a Carrara per cantare insieme. Ho condiviso il tutto con l'Archivio Germinal, di cui faccio parte, ed abbiamo cominciato ad organizzare l’evento che man mano che si spargeva la notizia diventava sempre più grande. Tantissime gruppi, associazioni e scuole di musica hanno chiesto di partecipare.

Come sarà strutturata la manifestazione?

Ci saranno cori professionistici dislocati in punti diversi della città. L’intento è quello di evidenziare un tratto che ha caratterizzato Carrara per molti anni e che oggi sembra quasi essere rimosso: riscoprire la tradizione anarchica e tutto il suo immenso bagaglio culturale che sta andando perduto. Abbiamo scelto le quattro piazze principali: Gramsci, Matteotti, Delle Erbe e Alberica e le abbiamo connotate con tematiche diverse dalle canzoni prettamente politiche ai canti delle donne che vissero le guerre. Tutte le performance saranno in contemporanea  e si potranno ascoltare spezzoni di ognuna facendo una passeggiata nel centro storico di Carrara.

Quanto ha inciso nella sua formazione la presenza di un padre che ha fatto dell’impegno politico la sua ragione di vita?

Mio padre era originario di Stresa, sul lago maggiore. Venne a Carrara proprio per inseguire i suoi ideali anarchici, per aprire la tipografia di Via San Piero e pubblicare il settimanale Umanità Nova.  Io sono cresciuta qui ed ho frequentato tutte le scuole in questa città e  ho vissuto tutte le battaglie che mio padre, mia zia e tutti i loro compagni anarchici hanno fatto ma non ho mai ricevuto nessun tipo di imposizioni da parte della mia famiglia. I miei genitori mi hanno sempre lasciata di libera di pensare e di decidere da sola rispettando le mie decisioni. Ovviamente, col loro esempio, mi passavano anche i valori in cui credevano ma non hanno mai creato aspettative di condivisione. Io ho fatto il mio percorso.

Qual è il suo percorso?

Dopo il liceo artistico di Carrara mi sono iscritta a Scienza della Formazione all’università di Bologna ed ho cominciato a studiare e lavorare in teatro con l’Accademia Perduta con la quale ho fatto un repertorio di classici teatrali. Nel frattempo mi sono laureata  con una tesi sperimentale di antropologia su una compagnia teatrale che lavorava con senegalesi che ho studiato soggiornando più di un mese in Senegal. Dopo aver rinunciato alla carriera accademica che l’università di Bologna mi aveva proposto mi sono avvicinata alla musica popolare imparando a suonare la fisarmonica alla Scuola di musica popolare Ivan Illich  di Bologna. Dopo un periodo in cui mi sono  dedicata al teatro  girando in varie città italiane, mi sono fermata  a Milano dove ho definito i miei interessi in ambito teatrale concentrandomi sul teatro per l’infanzia e  quello civile con la messa in scena di spettacoli miei.  Dopo la nascita del mio primo figlio, nel 2005, sono tornata a vivere a Carrara ed ho portato qui la mia esperienza artistica e la mia passione per la ricerca storico-culturale fondando la compagnia teatrale Stradevarie. Fare teatro a Carrara, però,  è decisamente più difficile che in altre città.

Quali difficoltà ha incontrato?

Alla mia compagnia, come del resto a tutte le altre compagnie teatrali locali,  non è mai stata concessa la residenza nel comune di Carrara. Avere una residenza significa che tu come compagnia offri dei servizi (organizzi festival, eventi, stagioni teatrali, spettacoli) e in cambio il comune ti da in comodato o in affitto simbolico un luogo: teatri, ma anche scuole chiuse, spazi polivalenti ecc... Altrimenti i costi per prove e allestimenti spettacoli usando solo spazi privati diventano proibitivi, per questo in questi anni ho dovuto  spostare la sede della compagnia  a Campsirago Residenza sul Montebrianza, in provincia di Lecco, dove esiste una struttura apposita che ha concesso spazi a varie compagnie di generi teatrali diversi. A Carrara ho realizzato molti spettacoli e un festival per bambini “il gioco dell'arte”  e  piece teatrali che ricordano storia locale ma ho sempre dovuto faticare moltissimo per avere riconoscimento e superare tutti gli sbarramenti burocratici e amministrativi imposti dal comune, che  sembra quasi essere più infastidito che contento... Ho fatto uno studio molto approfondito e lungo sugli eventi che coinvolsero le donne di Carrara il 7 luglio del 1944. Ho cercato documenti e raccolto testimonianze ed insieme a Mara Guadagni e a Daria Podoa ne ho tratto un testo teatrale che ha ricevuto la menzione speciale al Premio Ustica per il teatro nel 2007 che è uno dei riconoscimenti più importanti in Italia per le compagnie che si affacciano al teatro civile. L’opera, che si intitola: “A piazza delle erbe!” e che ricorda un evento fondamentale nella storia di questa città è stata rappresentata a Carrara una sola volta mentre è stata replicata molte volte in altre città italiane.

Ma non l’ha fatta desistere perché stasera andrà in scena a Fosdinovo  con uno spettacolo che ha per tema i motivi e le conseguenze delle migrazioni contemporanee.

 Sì. Il mio nuovo spettacolo si chiama “Miraggi migranti” ed è molto particolare perché non contiene parole ma solo musica e pittura in scena. L’ho scritto insieme a Alem Teklu e Alessandra D’Aietti per raccontare al pubblico del nord “perché non se ne stanno a casa propria” e al pubblico del sud “che partire è un po' inseguire un miraggio.” Come è scritto nel sottotitolo dell’opera.

Resterà a Carrara in futuro?

Almeno fin quando i miei figli saranno in età scolastica. Dopo, non so. Io amo moltissimo questa città che avrebbe un patrimonio artistico e culturale immenso da  tirare fuori  ma l’incuria con la quale ogni cosa viene abbandonata mi demoralizza realmente. Anche se non basta a fermarmi. Adesso avremo questo bellissimo evento con i canti popolari e forse riusciremo a svegliare un pochino le coscienze dei carraresi.Sabato 12 dicembre a Carrara arriveranno La scuola di musica popolare del Testaccio di Roma, Le voci di mezzo di  Milano, I Suonatori terra terra di Firenze, il Coro Garibaldi d’assalto e De Soda Sister di Livorno,Peto e Leo di Piadena, ControCanto di Pisa, Il Coro di Micene di Milano e Massimo Ferrante di Napoli. E ci sarà anche Soledad Nicolazzi,  a cantare “Gorizia”. E questa volta, nessuno la fermerà.




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Franco Mare


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