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Lunigiana

Crollo della zona filtro al reparto Covid del Don Gnocchi: l'USB reclama sicurezza

venerdì, 20 novembre 2020, 19:44

di Michela Carlotti

Stanotte è crollata la zona filtro anticovid del secondo piano della struttura riabilitativa specialistica Don Gnocchi mentre con 42 pazienti, di cui 24 covid al secondo piano e 18 al primo, erano in servizio 1 infermiere e 1 OSS per piano ed 1 medico di guardia.

L'incidente che non ha causato danni alle persone, ha però fatto riesplodere la questione della sicurezza degli operatori e dei pazienti, già denunciata alcuni giorni fa dall'USB Unione Sindacale di Base a fronte della carenza di personale e dell'inadeguatezza strutturale del Polo Riabilitativo per l'accoglienza covid. 

"Ci troviamo a dover nuovamente intervenire sulla situazione del Don Gnocchi di Fivizzano - argomenta l'USB - perchè dopo le denunce dei giorni scorsi e nonostante le smentite della direzione, con il crollo della zona filtro anticovid del secondo piano della struttura, tutto il piano non può più essere considerato un percorso sicuro ma è diventato di fatto "sporco". 

A dimostrazione della fondatezza delle denunce già esposte, l'USB spiega: "Il personale turnante è composto in tutto da 13 infermieri e 16 OSS. Per questo, nonostante i tentativi e le chiamate fatte nel pomeriggio, al momento del turno notturno erano tutti stremati e nessuno è riuscito a rientrare per incrementare il servizio: così, i presenti si sono trovati a dover fronteggiare il crollo della zona filtro in questa situazione". 

Un'emergenza nell'emergenza, dunque, che ha messo a nudo tutte le difficoltà di proseguire dignitosamente un lavoro che gli operatori stanno svolgendo con coscienza, senza demordere, per il bene dei pazienti. Ma sono allo stremo. 

"Anche senza emergenze, servire un pasto 90 minuti dopo la consegna, non è una bella dimostrazione di rispetto e dignità per l'ammalato" – sostiene l'USB per fare un esempio. 

"Vorremmo infine rispondere pubblicamente alle affermazioni della dirigenza uscite a mezzo stampa nei giorni scorsi. In particolare – precisa l'USB - i nostri iscritti nella sola struttura di Fivizzano sono 10 su 22 dipendenti non-medici a tempo indeterminato (i neo assunti con contratto a termine ovviamente per ora non si iscrivono a nessun sindacato) e che gli RLS, nominati precedentemente, non hanno mai informato i dipendenti che si sarebbe aperto un ospedale Covid ma solo che si stava procedendo all'accreditamento della struttura". 

Una conversione in covid fatta senza le necessarie condizioni, secondo il sindacato, in assenza di condivisione e dei necessari requisiti di sicurezza: "Stiamo chiedendo un incontro formale alla dirigenza – ha concluso l'USB - in modo da poter trovare soluzioni che garantiscano i lavoratori, le lavoratrici ed il servizio per i pazienti".

 

 

 


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