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Lunigiana

L’allarme Cisl sugli ospedali Covid: “Mancano le condizioni di sicurezza per lavoratori e pazienti”

lunedì, 9 novembre 2020, 15:44

di michela carlotti

La conversione del reparto di medicina interna dell’ospedale di Pontremoli in medicina-covid, avvenuta tra la sera di sabato e la mattina di domenica senza una preventiva concertazione tra le parti interessate, ha prodotto una generale levata di scudi. Dopo le contestazioni espresse dalle varie parti politiche, oggi ad intervenire è la CISL. Ed i toni non possono essere concilianti, soprattutto in considerazione della tutela dei lavoratori colti impreparati da tale conversione.

“Prendiamo atto che l’Azienda Sanitaria ha adottato come modalità comunicativa ed informativa verso le Organizzazioni Sindacali quella degli annunci a mezzo stampa – ha commentato il segretario Cisl FP, Enzo Mastorci, (in foto) che accusa l’azienda di aver deciso d’imperio, senza il coinvolgimento dei sindacati e senza consultare i responsabili della sicurezza dei lavoratori.

La segreteria Cisl FP riferisce che il personale è stato informato soltanto con ”voci di corridoio” di quello che stava avvenendo nei due ospedali di Fivizzano e Pontremoli: “Forse l’Azienda non ritiene necessario il coinvolgimento degli operatori, quasi fossero un elemento non indispensabile della cura dei malati?”

“Noi riteniamo che oggi più che mai serva un pieno coinvolgimento delle forze sociali e del personale tutto, gravato da carichi di lavoro enormi, da tensioni e preoccupazioni che vanno ben oltre il cosiddetto “rischio correlato alla professione” - spiega il segretario Cisl - “Infermieri, OSS e tutto il personale sanitario e tecnico è stato sottoposto soltanto sei mesi fa ad uno stress lavorativo enorme che ha portato anche a stati di burnout”.

Ma la Cisl non fa solo una questione di metodo ma anche di merito, dettagliando tutta una serie di importanti, e veramente incredibili, criticità che espongono i lavoratori impegnandoli in corsia e sul territorio, senza adeguate garanzie. “Le informazioni non arrivano, la formazione ancor meno – commenta Mastorci - “ci domandiamo a che punto è la formazione sull’uso dei dispositivi di protezione e le procedure di vestizione e di svestizione del personale interessato”.

Le strutture ospedaliere sono di vecchia generazione: “ci chiediamo come vengano garantiti, in tali strutture, i percorsi pulito-sporco sia orizzontali che verticali, visto che in alcune situazioni, quali le sale operatorie, la distinzione dei percorsi avviene con segnaletica orizzontale, semplicemente con del nastro adesivo. Non vorremmo trovarci di fronte a soluzioni con pareti posticce di plastica o cartone”.

Inoltre: “Chiediamo, e lo facciamo a gran voce, se la Direzione è a conoscenza del fatto che gli spogliatoi dell’ospedale di Pontremoli e Fivizzano non sono adeguati, in alcuni casi neppure dotati di un lavandino, come abbiamo segnalato da mesi. Mancano di spazi adeguati per evitare contatti e contagi,  non esiste nemmeno il doppio armadietto per le divise sporche. “Come possono gli operatori tornare alle loro famiglie senza essersi liberati dei panni sporchi, aver fatto una doccia ed essersi impossessati dei loro vestiti puliti? Ci auguriamo che la Azienda non si pensi di risolvere il tutto con il miracoloso gel che mette a disposizione!”.

Ma c’è altro: “Segnaliamo da anni l’assenza nelle degenze di impianti di condizionamento e di riciclo dell’aria: in presenza dei pazienti Covid positivi, la situazione diventa rischiosa anche per i degenti e per gli operatori. Vi sono stanze che non hanno bagno dedicato ma soltanto servizi comuni. Ma possono essere queste le condizioni di sicurezza a cui la ASL ha pensato?”.

Va da sé che la conversione in reparti covid presupponga modifiche degli standard di sicurezza non solo strutturali ma anche riferiti, e riferibili, ad  operatori e pazienti. “Considerando l’alta contagiosità del virus, le modifiche dovrebbero essere più rigorose – commenta Mastorci - invece ci troviamo di fronte a situazioni peggiorative delle norme di sicurezza e senza il neppur minimo coinvolgimento del personale che invece ha la necessita di essere messo in sicurezza”.

Pertanto, chiede la Cisl: “Come pensa la ASL di potenziare il servizio? Quante saranno le nuove professionalità destinate eventualmente al potenziamento del personale? oppure la Azienda pensa di cavarsela dopo aver bloccato ferie e permessi al personale attualmente in Servizio? Servono risposte chiare, certe e sicure”.

Anche rispetto a Fivizzano, secondo la Cisl servono chiarimenti: “L’Azienda deve chiarire quale progetto ha, poiché tre mesi fa ha tolto da presidio ospedaliero i dieci posti letto delle basse intensità di cura, che noi contestammo e tuttora riteniamo una mossa sconsiderata”.

L’accusa della Cisl è gravosa: “Potremo andare avanti con una serie innumerevole di manchevolezze che mettono a serio, serissimo rischio il personale sanitario e tecnico. Chiediamo alla Azienda di fermare queste iniziative e convocare immediatamente un tavolo di confronto”.

Vedremo se i vertici aziendali resteranno insensibili al gravoso allarme lanciato dalla Cisl.


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