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Lunigiana

Ospedali di Lunigiana, chi sbaglia paga o la fa pagare ad altri?

venerdì, 27 novembre 2020, 10:16

di michela carlotti

Mentre sindacati, forze politiche (eccetto quelle amiche), comitati civici, sollevavano un'ondata di critiche sulla scelta di convertire posti letto in covid nell'ospedale di Pontremoli e alla Don Gnocchi di Fivizzano, alcuni soloni coraggiosi uscivano sulla stampa per dire che era tutto a posto, che non accettavano altro fango e che ci voleva responsabilità. 

L'unico che non ha ancora parlato dei due ospedali lunigianesi è il pluri-invocato presidente della regione Toscana, Eugenio Giani. C'è da dire, però, che a volte è meglio accontentarsi del silenzio piuttosto che ascoltare strambe assordanze. Valga, quanto detto, in generale e non necessariamente nel caso in questione. 

Intanto, il direttore aziendale Usl, Maria Letizia Casani, è intervenuto per parlare solo della stuazione del polo Don Gnocchi e ad oggi deve ancora proferir parola su quella dell'ospedale di Pontremoli. Sul polo Don Gnocchi, la Casani si è accodata alla ramanzina del sindaco di Fivizzano contro chi polemizza sulla situazione, e si è sentita persino in animo di dire che il percorso di conversione in covid è stato "un percorso ampiamente condiviso con le istituzioni e con il personale". 

Dichiarazioni che stridono in maniera oggettiva con quanto riferito dalle organizzazioni sindacali che, evidentemente, parlano proprio in nome e per conto del personale che esse rappresentano. 

Ma non meno sorprendenti sono le sue ulteriori dichiarazioni: "La Lunigiana, in particolare nella prima fase della pandemia, ha pagato un costo altissimo in termini di vite umane e di cittadini che si sono ammalati, per questo sono ancora più vicina a tutta la comunità che con grande generosità ha compreso l'importanza della solidarietà". 

Tradotto: cara Lunigiana, sei becca e bastonata! 

Non solo Asl e Regione non hanno investito sugli ospedali lunigianesi, dirottando tutto il possibile su Massa e Carrara. Ma poi accortesi che, nonostante i nuovi allesimenti al vecchio ospedale di Massa e al monoblocco di Carrara, non c'erano medici e operatori da mandarvi, in estrema ratio hanno dirottato in Lunigiana un improvvisato allestimento di posti letto covid, per poter usufruire del personale già operante. 

Peccato, però, che senza le necessarie precauzioni si rischia una maggiore esposizione al contagio e poiché il personale è uno e non trino, alla fine si crea un problema che si aggiunge al, già grave, problema. 

Ad oggi, come volevasi dimostrare, si contano i contagi. Sembra salito ad una trentina il numero degli infettati nell'ospedale di Pontremoli, tra personale e pazienti entrati sani per altre prestazioni e poi contagiati dal covid. 

E' questo il risultato rispetto col quale la Casani si è sentita di rasserenare tutti? Ripeto, per ora limitatamente alla situazione di Fivizzano, il direttore Usl ha dichiarato: "Mi preme tranquillizzare tutti, cittadini e istituzioni, relativamente alle misure messe in atto per garantire la sicurezza dei pazienti e del personale all'interno del presidio ospedaliero e al reparto di riabilitazione". 

Al di là ed oltre l'impegno dei sindacati, delle forze politiche, dei comitati civici, scesi in campo con una difesa a spada tratta degli ospedali lunigianesi bisognosi di investimenti e ad oggi inadatti all'accoglienza Covid: cosa deve succedere per far intervenire Giani? Per far rivedere le scelte alla Casani? E per chiedere una task force da mandare laddove, appunto, sono stati creati i luoghi e gli spazi per la gestione dell'emergenza covid? 

Ovvero i 76 posti del vecchio ospedale S. Giacomo di Massa (48 di degenza ordinaria e 28 di terapia intensiva) e i 56 del monoblocco di Carrara (40 di degenza ordinaria e 16 di terapia intensiva).

Domande che si pongono in tanti.

 

 

 

 

 


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