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Lunigiana

L’associazione “Italia Nostra Apuo-Lunense”: sì alla natura pubblica dei beni estimati

lunedì, 10 gennaio 2022, 21:32

Al centro di una bagarre politica che non accenna a scemare, la concertazione sulla norma del regolamento degli agri marmiferi, in particolare l’articolo 21 che prevede una premialità sulla durata della concessione per chi investe sul territorio. 

È di oggi l’attacco di Italia Nostra si estende al coordinamento apuo-lunense al sindaco di Carrara, Francesco De Pasquale: “Leggiamo la sua presa di posizione a seguito della riflessione aperta dalla sezione cittadina di Italia Nostra sull’importanza della condivisone con la società civile riguardo alla disciplina di attuazione dell’art. 21 del regolamento sugli agri marmiferi.  

In particolare, l’associazione riprende letteralmente e replica alle dichiarazioni del primo cittadino laddove aveva dichiarato “Gli interventi su nuove infrastrutture pubbliche o l’adeguamento su quelle già inserite nel piano triennale delle opere comunali, possono sì essere finanziati anche con bandi e mutui ma si tratta di risorse tutt’altro che certe, spesso soggette a procedure che rendono decisamente lunghi i tempi di realizzazione degli interventi. Dando la possibilità alle imprese di finanziare loro questi progetti, in una compartecipazione pubblico/privato, la collettività potrebbe vederli realizzati in tempi più brevi, riservando i finanziamenti in arrivo da bandi e mutui ad altre opere”. 

“Con questa precisazione – replica Italia Nostra - con l’escamotage del ricorso a capitali privati per finanziare le opere pubbliche, la sua amministrazione rinuncia, per 25 anni e dunque definitivamente, ad affermare l’esclusiva natura pubblica degli agri marmiferi”.  

“Non è scritto da nessuna parte – prosegue IN - che i cavatori debbano continuare a scavare, tanto più senza il ricorso alla gara pubblica. Ciò non è previsto nemmeno dalla LR 35/2015, ove si ribadisce che: "Il termine di scadenza dell’autorizzazione o della concessione...può essere incrementato sono ad un massimo di complessivi venticinque anni, su domanda dell’interessato, e previa stipula di una convenzione...da dimostrarsi mediante un sistema di tracciabilità del prodotto che dia garanzia effettiva”. 

“Tutto ciò in piena contraddizione con la calendarizzazione della proposta di legge sui beni estimati – incalza IN- proposta di legge che riconosce la natura pubblica delle cave inserite nell’editto della duchessa Maria Teresa Cybo Malaspina, rivendicata con orgoglio, appena il 12 ottobre scorso, dal Movimento 5 Stelle, che definiva tale proposta di legge un obiettivo storico: dichiarazione del deputato e portavoce Riccardo Ricciardi”.  

Infine, la proposta di IN per l'art. 21: “Fermo restando la natura pubblica degli agri marmiferi ai quali l'amministrazione non deve rinunciare e, nel caso di riconoscimento della natura pubblica delle cave inserite nell’editto della duchessa Maria Teresa Cybo Malaspina, ne deve decretare l'immediata avocazione al patrimonio pubblico, chiediamo che, in fase di stesura e approvazione della disciplina di attuazione all’art.21 del regolamento sugli agri marmiferi, venga inserito e immediatamente applicato l’art. 20 del codice degli appalti, comma 2, prevedendo che l’amministrazione comunale, prima della stipula della convenzione con i privati, valuti tecnicamente il progetto di fattibilità delle opere da eseguire con l’indicazione del tempo massimo in cui devono essere completate e lo schema dei relativi contratti di appalto, disciplinando anche le conseguenze in caso di inadempimento, comprese anche le penali e i poteri sostitutivi”. 

Infine: “Poiché la fisciplina di attuazione dell’art.21 del regolamento sugli agri marmiferi è ancora in fase di attuazione, ci associamo alla proposta di Legambiente che richiede gare che privilegino le aziende virtuose che producono meno detriti, portano via le terre dal monte e non pregiudicano il paesaggio”.

 

M.C.

 

 


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