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Montignoso

GrIG: "Ex Cava Viti, Pietrasanta pare proprio senza completa procedura di V.I.A. e va chiusa"

lunedì, 23 luglio 2018, 12:09

L'associazione ecologista Gruppo d'Intervento Giuridico onlus auspica rapidi controlli riguardo la probabile contaminazione della falda idrica e l'adozione degli opportuni provvedimenti sulla gestione della discarica e la valutazione dei concreti effetti su ambiente e salute, fino alla previsione di un processo di chiusura e di bonifica ambientale.

"A due passi dalla Riviera della Versilia - dichiara il GrIG - continua a prosperare (si fa per dire) da troppi anni una discarica controllata decisamente piuttosto pericolosa e, probabilmente, senza tutte lecarte in regola.

Si tratta della discarica controllata per rifiuti speciali Ex Cava Viti, in località Porta - Fornace, nei Comuni di Montignoso (MS) e di Pietrasanta (LU), gestita dalla Programma Ambiente Apuane s.p.a.

L'associazione ecologista Gruppo d'Intervento Giuridico onlus aveva già inoltrato in proposito (20 aprile 2018) un'istanza di accesso civico, informazioni ambientali e adozione provvedimenti, coinvolgendo il Ministero dell'ambiente, la Regione Toscana, l'A.R.P.A.T., i Comuni di Montignoso e di Pietrasanta, i Carabinieri del N.O.E. e informando per quanto di competenza la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Massa.

Ora, dopo le prime risposte A.R.P.A.T., ne inoltra una nuova, chiedendo – se le carenze in materia di V.I.A. saranno confermate – la chiusura della discarica.

Infatti, il Dipartimento di Lucca dell'A.R.P.A.T. – Area Vasta Costa aveva risposto (nota prot. n. 2018/0034889 del 16 maggio 2018) rendendo noto di aver provveduto, in seguito agli accertamenti svolti, a depositare specifica denuncia alle Procure della Repubblica di Massa e di Lucca per la "ipotesi di reato ai sensi dell'art. 256 c.1 lett. a) del D.Lgs 152/06", poi "è seguita la notifica alla ditta ... del verbale prescrizioni n. 32 del 27/03/2018 emesso ai sensi dell'art. 318-ter del D.Lgs 152/2006".   Conseguentemente, "ARPAT provvederà, nei termini di legge, alla verifica dell'avvenuto adempimento".

La Struttura A.R.P.A.T. ha, quindi, denunciato la Società esercente la discarica per gestione non autorizzata di rifiuti (art. 256, comma 1°, lettera a, del decreto legislativo n. 152/2006 e s.m.i.) e l'ha diffidata al rispetto delle prescrizioni impartite con l'autorizzazione integrata ambientale (A.I.A.).

E' decisamente allarmante quanto accertato in sede di verifica del rispetto dell'autorizzazione integrata ambientale (A.I.A.) per l'anno 2017 dal Dipartimento di Lucca dell'A.R.P.A.T. – Area Vasta Costache ha riscontrato (nota del 9 aprile 2018) testualmente:

"Gli esiti del controllo AIA 2017 (gestione 2016) confermano sostanzialmente le problematiche rilevate negli anni precedenti ed in particolare:

• anche nell'anno 2016 non risulta rispettata la prescrizione relativa all'ingresso dei rifiuti contenenti amianto (eternit), in quanto ne risultano ricevuti in una percentuale pari al 33,18%,superiore al 30% previsto in autorizzazione. La Regione ha emesso la DDR 629 del 23/01/2018, successiva rispetto all'anno oggetto del presente controllo, e, come dettagliato nel RIA 17/2018 ... , l'atto pare prevedere due modalità di gestione diverse nel tempo per questo aspetto. In proposito si ritiene opportuno informare l'AG perché valuti la corretta applicazione della nuova determina;

• dall'analisi del MUD 2017 (produzione 2016) si è evidenziata una criticità per il rifiuto prodotto 15.01.06 "imballaggi in materiali misti", che non risulta smaltito nell'anno di riferimento. La ditta, interpellata in proposito, non ha prodotto documentazione alternativa sufficiente a ricostruire la corretta gestione di detto rifiuto e pertanto si procede a contestare la violazione di rilevanza penale prevista dall'art. 256 c. lett. a) del D.Lgs. 152/06;

• per quanto riguarda il monitoraggio delle acque sotterranee dei pozzi posti a monte ed a valle dell'impianto, risulta confermata una probabile contaminazione della falda per i parametri di triclorometano, tetracloroetilene e idrocarburi proveniente dall'esterno dell'impianto, per la quale si ribadisce la necessità di procedere ad ulteriori accertamenti al fine di verificarne la fonte".

Si ricorda che nel 1997 venne originariamente autorizzata quale "discarica di tipo 2B" per lo smaltimento dei residui della lavorazione del marmo (marmettola), attualmente "ospita"rifiuti speciali e, in particolare, detriti contenenti amianto.

Eppure, nel 2003 la discarica era stata classificata per rifiuti inerti ai sensi del decreto legislativo n. 36/2003, in quanto non fornita delle caratteristiche tecniche per accogliere anche rifiuti non pericolosi e rifiuti pericolosi (determinazione Dirigente Settore Ambiente e Trasporti della Provincia di Massa n. 8732/2003 del 17 dicembre 2003).

Ma, analizzando la documentazione disponibile, sembra emergere anche altro.

Infatti, dal decreto Regione Toscana – Direzione Ambiente ed Energia – Settore Bonifiche e Rifiuti n. 11634 del 17 luglio 2018 emerge che:

"la suddetta attività industriale, definita dall'operazione D1 di cui all'allegato B alla parte quarta del D.Lgs. 152/2006 e s.m.i. come "Deposito sul o nel suolo (ad esempio discarica)",rientra nell'allegato VIII, punto 5.4 alla parte seconda del D.Lgs. 152/2006: discariche che ricevono più di 10 tonnellate al giorno o con una capacità totale di oltre 25.000 tonnellate, a esclusione delle discariche per i rifiuti inerti, e risulta assentata in forza dei seguenti atti:

• pronuncia di compatibilità ambientale, adottata con DD n. 656 del 23/02/2011 della Provincia di Massa-Carrara, per il "Progetto di completamento Discarica per rifiuti speciali non pericolosi sita in loc. Porta, Comune di Montignoso (MS), Comune di Pietrasanta (LU)" per la coltivazione della discarica con successive fasi di riempimento oltre quota +20m s.l.m.;

• esclusione dalla procedura di VIA, adottata con DD n. 2473/2013 della Provincia di Massa (quale autorità competente in quanto la discarica interessa maggiormente, per dimensioni, tale provincia) dell'istanza di inserimento di alcuni nuovi codici CER da conferire in discarica;

• DD n. 880 del 24/03/2012 e smi rilasciata dalla Provincia di Massa, di autorizzazione alla realizzazione del progetto di ampliamento fino alla chiusura finale, sottoposto a VIA conclusasi con DD n. 656/2011, che prevede 3 fasi di coltivazione fino a quota finale +98 mslm e di autorizzazione all'esercizio per la prima fase, con la quale si dà atto che: "La discarica avrà unavolumetria complessiva di 1.940.000 m3 di cui 120.000 m3 già conferiti fino a quota +25m s.l.m., quota di imposta del nuovo fondo unico (MS e LU) di impermeabilizzazione previsto a seguito delle prescrizioni dettate nel corso del precedente procedimento di V.I.A.

Il progetto presentato prevede 3 fasi di coltivazione:

Fase 1. coltivazione fino a quota +43m s.l.m. per una volumetria stimabile in 750.000 m3 e una durata temporale di anni 6;

Fase 2. coltivazione fino a quota +68m s.l.m. per una volumetria stimabile in 750.000 m3 e una durata temporale di anni 6;

Fase 3. coltivazione fino alla quota massima di +98m s.l.m. per una volumetria stimabile in 320.000 m3 e una durata temporale di anni 3;"

• DD n. 1441 del 26/03/2012 e smi rilasciata dalla Provincia di Lucca di autorizzazione alla coltivazione, oltre quota + 25 m s.l.m. e fino a quota + 43 m s.l.m, della discarica sita in loc. "ex Cava Viti" nei Comuni di Pietrasanta (LU) e Montignoso (MS), relativamente alla parte ricadente nel comune di Pietrasanta;

• DD n. 611 del 17/02/2016 della Regione Toscana di autorizzazione allo scarico in pubblica fognatura del percolato prodotto dalla discarica e di alcune modifiche al piano di monitoraggio e controllo".

Sembra, quindi, emergere l'assenza di una preventiva e vincolante procedura di valutazione di impatto ambientale (V.I.A.) riguardante la realizzazione vera e propria della medesima discarica, in palese violazione di quanto prescritto da normativa comunitaria (allora direttiva n. 85/337/CEE, oggi testo coordinato fra direttiva n. 2011/92/UE e direttiva n. 2014/52/UE) e nazionale (decreto legislativo n. 152/2006 e s.m.i.), nonché della legge regionale Toscana n. 10/2010 (art. 43, comma 6°, c.d. V.I.A. postuma).

La popolazione della zona è particolarmente preoccupata per gli effetti sulla salute e ha costituito un Comitato piuttosto battagliero, ora impegnato anche in un presidio permanente anti-discarica.

 


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Franco Mare


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