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Montignoso

Cava Fornace, il comitato: "La dichiarazione del presidente della società rimuove la verità"

sabato, 19 dicembre 2020, 10:02

Il comitato cittadino anti discarica di cava Fornace, in un comunicato, esprime le proprie perplessità in merito alle dichiarazioni rilasciate dal presidente e dall'amministratore delegato della società Programma Ambiente Apuane, in riferimento all'esito della sentenza, che ha annullato l'accusa di danno ambientale.

"Una domanda sorge spontanea- recita il comunicato- se la gestione della discarica era così "perfetta" come afferma il rappresentante di Programma Ambiente Apuane non si comprende perché si sia arrivati all'incidente probatorio. Una Procura non si spinge fino a chiedere una attività così complessa e costosa se non ci sono elementi quanto meno indiziari sul rischio di inquinamento derivato dalla discarica in questione.

Ricordiamo che questa inchiesta penale è nata da un esposto del nostro Comitato- prosegue - e aggiungiamo che uno dei limiti principali di questa inchiesta penale è stata la impossibilità di partecipare con i nostri legali e consulenti alla fase dell'incidente probatorio. Impossibilità dettata non certo da incapacità nostre ma dalla gravissima decisione del Comune di Montignoso di non permettere la nostra partecipazione secondo quanto previsto dalla vigente normativa in materia processuale .

Una decisione grave -continua-  e soprattutto immotivata visto che a sua volta il Comune non ha voluto costituirsi. La nostra presenza all'incidente probatorio avrebbe sicuramente permesso un confronto tecnico più approfondito con la controparte e con i periti della Procura. Tutto questo non è stato possibile ed ha svolto un ruolo decisivo nella conclusiva archiviazione della inchiesta, senza considerare l'assoluta mancanza di spirito collaborativo verso di noi da parte del rappresentante del Ministero dell'Ambiente che ha ulteriormente, vista la scarsità di quanto prodotto nell'incidente probatorio dal Ministero, favorito l'archiviazione. Anche questo aspetto riteniamo sia da sottolineare considerato che, anche se non c'era un obbligo di legge per una collaborazione tra il legale del Ministero e i nostri legali e consulenti, il Ministero era lì come parte potenzialmente offesa a tutela dei diritti dell'ambiente e della salute pubblica, quegli stessi diritti difesi dal nostro Comitato quale espressione di interessi diffusi tutelati anche questi dalla legge. 

Non solo- prosegue il conunicato- ma proprio alla luce di quanto affermato dal Presidente della società Programma Ambiente Apuane occorre altresì ricordare che questa discarica non ha mai avuto una completa Valutazione di Impatto Ambientale (VIA). La VIA quando è arrivata, molto in ritardo in palese violazione delle direttive comunitarie, ha riguardato solo la riclassificazione di alcune tipologie di rifiuti. Questo impianto non ha quindi mai avuto una procedura che ne dimostrasse la compatibilità con il sito in cui è collocato: non lontano da zone residenziali, con caratteri geomorfologici non adatti ad una discarica, vicino a un sito tutelato dalla normativa sulla biodiversità come il lago di Porta. Questa è la verità rimossa non solo da Programma Ambiente Apuane ma dalle amministrazioni competenti.

Come insegna la giurisprudenza amministrativa ed in parte penale  un conto è la mancata violazione dei limiti di legge degli inquinanti altra cosa è la incompatibilità di un impianto con un sito. Se le cose non fossero distinte non si capirebbe perché la VIA debba precedere la autorizzazione e non si capirebbe perché la giurisprudenza ha dichiarato non compatibili impianti che pure rispettavano i limiti di legge degli inquinanti.  Per anni abbiamo chiesto che sul punto venisse applicata la VIA postuma, come previsto dalla legge regionale Toscana e come richiesto dalla Inchiesta Pubblica svolta ormai anni fa e promossa dalla stessa Provincia di Massa, per poi disattenderne i risultati. 

Non solo, ma questo impianto quando è stato adeguato anche alla disciplina in materia di Autorizzazione Integrata Ambientale (anche qui in ritardo rispetto agli obblighi di legge) non ha mai avuto né una valutazione di impatto sulla salute pubblica né ancor di più il Parere Sanitario dei due Sindaci territorialmente competenti (Montignoso e Pietrasanta). Parere Sanitario obbligatorio per legge che quindi renderebbe a nostro avviso illegittime anche le attuali autorizzazioni. 

Prendiamo atto dei risultati della inchiesta penale - conclude- ma non ci arrendiamo, riteniamo che la discarica di Cava Fornace sia incompatibile con questo territorio e sia incompatibile anche con una corretta gestione dei rifiuti che "smaltisce", a cominciare dall'amianto che, come insegnano le buone pratiche, può essere trattato in modi ben diversi che in discarica. Può essere reso inerte ed innocuo, evitando i gravi rischi sulla salute e sull'ambiente. Il bene comune, non il profitto sempre e comunque, continuerà ad essere la nostra rotta".


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Franco Mare

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