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Politica

Marmo, cavatori e sindacati: “Le cave non devono essere chiuse”

sabato, 23 marzo 2019, 11:01

Un faccia a faccia franco e costruttivo che mette fine alle polemiche di questi giorni fra sindacati e cavatori delle cooperative. Questo il risultato dell'incontro di venerdì pomeriggio a Carrara presso la sede della Cooperativa fra Cavatori di Gioia fra i rappresentanti dei lavoratori e i cavatori delle cooperative.

All'incontro hanno partecipato per la Uil e Feneal Uil : Franco Borghini, Francesco Fulignani, Giuseppe Marsili e Andrea Arrighi; per la Fillea-Cgil : Leonardo Quadrelli, Pierluigi Ceccopieri, Daniele Baglini, Camillo Ricci e Marco Antonioli; per la Lega dei Cavatori : Mirco Biggi e Emanuele Zaccagna; per la Cooperativa Gioia: Anselmo Ricci, Laura Ricci, Manuel Guadagni e Raimondo Cossu; per la Cooperativa Canalgrande: Giulio Pegollo, Massimo Seni e Giuseppe Usai; per la Cooperativa Lorano : Carlo Piccioli.

Cavatori e rappresentanti dei lavoratori hanno espresso la comune preoccupazione sul futuro del settore lapideo in provincia di MassaCarrara. "Un settore – spiegano- che rischia grave ricadute sia occupazionali che di investimenti a causa della perdurante incertezza normativa che lascia spazio a interpretazioni contraddittorie gravemente lesive del lavoro in cava". "E' ovvio che al settore serve certezza – aggiungono –, perché è la certezza che rende sicuro il lavoro e il lavoratore e che consente di programmare gli investimenti. La situazione attuale invece ha già spinto molte aziende a fermare i piani di sviluppo per il futuro con l'immediata conseguenza che parecchi ordini già concordati con le imprese di fornitura sono stati bloccati il che rischia di produrre pesanti conseguenze occupazionali sia dirette che indirette".

"Del resto è la premessa che ci accomuna – dicono - , e cioè che non è pensabile uno sviluppo del nostro territorio senza pensare a uno sviluppo del lapideo sia a monte che al piano. I numeri parlano chiaro quando dicono a tutti, imprese, sindacati ma anche istituzioni, che il marmo da noi significa tanti posti di lavoro".

"Il nostro comune obiettivo – precisano- è di contribuire alla crescita e allo sviluppo sostenibile che, ponendo sempre più attenzione alla sicurezza e ai diritti dei lavoratori e alla salvaguardia ambientale, garantiscano una crescita occupazionale sia nell'escavazione che nella lavorazione del marmo. Per cui riteniamo sbagliate misure che bloccano le attività basandosi su interpretazioni eccessivamente burocratiche delle norme che finiscono per ricadere sulla testa dei lavoratori e sul futuro delle imprese". "Noi chiediamo che le cave possano continuare a lavorare, oggi però non vi riescono praticamente più. Per questo chiediamo che le istituzioni comincino a capire che il nostro distretto non è figlio di un Dio minore, ma che deve avere le stesse tutele e le stesse garanzie delle altre realtà produttive della Toscana. Chiediamo che sia ascoltata la nostra voce e siamo pronti ad alzarla per farci sentire perché ne va del futuro del nostro territorio e dei nostri figli" concludono cavatori e sindacati.

 


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