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Politica

Massa Città in Comune: "Stele Bellugi, le istituzioni non antepongano la letteratura alla storia"

martedì, 26 marzo 2019, 08:56

Massa Città in Comune torna ad intervenire sull'inaugurazione delle stele con incisa una poesia di Ubaldo Bellugi.

"Premessa - esordisce -: fra Veneziano e Bellugi, rubando il verso a Battiato, preferisco l'uva passa, che mi dà più calorie. La pazienza e l'intelligenza dei massesi sono state messe alla prova, proviamo a cambiare punto di osservazione. Sì, proviamo a cambiare punto di osservazione. Perché non si tratta nè dell'intelligenza dei massesi, che sanno da soli discernere, nè della loro pazienza, di cui da anni danno prova nel loro sopportare una giunta fallimentare dopo l'altra! E neppure dell'arte o della libera espressione della stessa, che credo nessuno voglia mettere in discussione o semplicemente osi farlo apertamente. Perché ad essere discutibile, sempre che in nome della sbandierata libertà di espressione se ne possa discutere, non è certo il diritto di Bellugi di essere poeta, anche perché innegabilmente lo è stato, né il diritto, o il sacrosanto piacere di chiunque lo voglia, di leggerlo. Stessa cosa, ovviamente, per Veneziano, e per il diritto dei massesi di vederlo in mostra e di pensarne ciò che vogliono, sempre qualcuno non pensi che il "popolo" di Massa sia composto da bambini a cui mettere su ogni cosa il bollino verde: visione sì; e il bollino rosso: visione no. Il paternalismo censorio no, per favore".
 
"Ma torniamo a Bellugi - incalza -, e a ciò che è stato messo alla prova o che è discutibile. Cambiamo il punto di osservazione: ad essere messo alla prova non è forse piuttosto il senso democratico delle istituzioni che inaugurano una stele? Quando si parla di istituzioni che tagliano fasce, non è allora che bisogna fare opera di distinzione? E ricordiamola dunque questa Massa, "questa terra benedetta" di cui parla Bellugi nella sua poesia di primavera, ricordiamo che è stata insanguinata dai crimini fascisti; e ricordiamo, con buona pace della sua certa vena poetica, che essere stato podestà significa aver partecipato, sempre certamente, di quei crimini contro la bella città di Massa e di averlo fatto per molte primavere".
 
"Il fatto che molti, tanti sottolineino o abbiano sottolineato la condotta di vita successiva di Bellugi come irreprensibile - continua -, e che elogino o abbiano elogiato la sua opera poetica nel nostro dialetto, ci sta benissimo, è pure doveroso, ci mancherebbe! Siamo contenti, quasi entusiasti, di ogni ravvedimento a un "cattivo" comportamento! Si tenga ben a mente però che lo ha potuto fare perché in un sistema democratico nessuno gli ha fatto bere olio di ricino o lo ha mai bastonato. Ma l'istituzione, in quanto istituzione figlia di questo territorio benedetto, che un giorno che fu non fu per nulla rispettato in questo suo essere benedetto dai fiori d'arancio, (cito sempre il Bellugi) ma l'istituzione, ripetiamo, non deve mai dare adito a nessun dubbio, non deve dare il fianco a nessuno, nè a destra nè a sinistra. L'istituzione ha il dovere di vedere nel poeta anche il podestà, perché il podestà era parte integrante e complice di un sistema che la libertà ce l'aveva tolta".
 
"I libri di critica letteraria - aggiunge - rendano merito, siamo d'accordo, i lettori anche, ma l'istituzione no. L'istituzione deve rendere merito alla storia. Deve farlo per spirito di imparzialità, deve farlo per non essere essa stessa, anche non volendolo, fiammifero alla collera, in tempi, questi, che vedono di nuovo contrapporsi in modo cattivo e violento le frange estreme. Leggiamo Bellugi poeta se vogliamo, ma l'istituzione, per dovere di verità e rispetto di una democrazia nata dalle ceneri di milioni di morti, ne ricordi, insieme alla capacita poetica, la capacità repressiva e violenta di cui fu capace come podestà e squadrista, quando, infervorato da altre ispirazioni, non aveva tempo di godere nè del paesaggio nè del profumo di piazza degli Aranci".

"Perché un'istituzione - conclude - non è un antologia letteraria, un'istituzione è il primo custode della democrazia, un'istituzione è la prima memoria della nostra storia, una storia dolorosa che resta scritta e che certo non è mitigata da questo pubblico e ufficiale anteporre il poeta al podestà, la letteratura alla storia".




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