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Politica

“Fischia il vento e infuria…” la polemica su Benedetti: ha postato la parodia di un famoso canto della Resistenza nel giorno della liberazione di Massa

venerdì, 12 aprile 2019, 15:34

di vinicia tesconi

Ha riportato un verso della parodia di “ Fischia il vento..”, notissima canzone simbolo della Resistenza italiana e l’ha fatto proprio al termine delle celebrazioni, da lui stesso curate, per il ricordo della Liberazione di Massa. Il post su facebook del presidente del consiglio comunale di Massa, Stefano Benedetti, ha scatenato una grande reazione social di indignazione che, grazie al mezzo usato, ha ben presto travalicato i confini locali ed è finita anche sulla pagina de “I sentinelli di Milano”, seguita da 150 mila persone.

La piazza massese si è profondamente risentita e direttamente sulla pagina personale di Benedetti, dove il presidente del consiglio comunale ha scritto: “Oggi per le strade cantavano una canzone che mi ricordava: oh Katiuscia l’hai fatta tu la piscia, sì Dimitri ne ho fatta 5 litri”.

Pochi i commenti di apprezzamento. Moltissimi e molto duri, invece, quelli che hanno aspramente criticato l’esternazione di Benedetti e rimarcato la gravità aggiunta dal suo ruolo pubblico e anche l’infelice tempistica scelta.

Il post, infatti, è stato pubblicato poche ore dopo la cerimonia ufficiale di commemorazione della Liberazione di Massa: proprio quella cerimonia che Benedetti, in più occasioni, aveva ripetuto di aver seguito con particolare attenzione, lamentando pubblicamente la diserzione dell’Anpi , che per la prima volta nella storia di Massa, ha rifiutato di partecipare alle cerimonie ufficiali dopo l’affronto del monumento al podestà fascista Ubaldo Bellugi, voluto dall’amministrazione di cui fa parte Benedetti.

Agli attacchi ricevuti sul suo post, Benedetti ha risposto accusando i suoi detrattori di non aver compreso il senso della sua esternazione e ribadendo che il contenuto da lui pubblicato non offendeva nessuno. Lo abbiamo raggiunto stamani e ci ha spiegato: “Novantaquattro like positivi e cinque negativi, significa, fortunatamente, che sono tante di più le persone che hanno compreso il senso del post che era quello di stemperare gli animi troppo accesi dalle provocazioni di politici del Centro Sinistra che non hanno esitato ad utilizzare una parte triste della storia a loro favore. Non a caso l'Amministrazione Comunale ha celebrato istituzionalmente la Liberazione di Massa, dimostrando amore ed attaccamento al territorio, riconoscendo i meriti alle organizzazioni partigiane e alle forze militari alleate. Il pomeriggio, invece, abbiamo assistito al raduno comunista dove i manifestanti cantavano bandiera rossa ed intonavano slogan del '68 esaltando criminali del rango di Lenin o Mao. Per noi la storia deve essere condivisa e i valori della resistenza e della Liberazione non sono patrimonio di pochi, come crede l'Anpi, ma di tutti coloro che li condividono, al di là delle appartenenze politiche, partitiche ed ideologiche. In questo loro non dimostrano nessuna apertura mentale, anzi sono rimasti indietro 50 anni, noi invece siamo avanti ed aperti, consapevoli di avere la guida della nave per poter imbarcare tutti. Il segnale è chiaro e forte, abbandonate le posizioni rigide che devono essere superare ed uniamoci su questioni come queste che hanno segnato il cammino della libertà e della democrazia. Per il resto a Massa, quando eravamo bambini, la risposta ai canti che inneggiavano a paesi comunisti come la Russia o la Cina dove in quel momento si consumavano le tragedie umane, era quello di storpiarli come bel caso in oggetto e questa è la sensazione che ho avuto l'altro giorno nel sentite quella canzone. Niente di falso o inventato ma solo realtà,un ricordo d' infanzia.”

In effetti sono innumerevoli le parodie goliardiche di “Fischia il vento..” che si sono susseguite praticamente dal primo apparire della canzone e tutte, con poche varianti, giocano sull’espletamento di bisogni fisiologici sul suolo russo, sicuramente per strappare una grassa risata, ma anche per ridicolizzare i valori espressi nella versione ufficiale.

La canzone però ha un’origine e una valenza storica di indubbia portata che, forse, non avrebbe dovuto essere ridicolizzata proprio nel giorno in cui si ricorda la lotta e la morte di chi ha combattuto per la libertà del paese, e che aveva quella canzone aveva nel cuore.

“Fischia il vento..” venne scritta da Felice Cascione, detto U megu, nel 1943 sulle montagne sopra ad Albenga, dove si nascondeva la brigata partigiana che Cascione comandava. U megu era un medico e anche un poeta ligure; da alcuni compagni partigiani che avevano fatto la campagna di Russia aveva ascoltato una canzone popolare sovietica che parlava di amore, dal titolo Katijusa e sulle sue note aveva composto il testo di “Fischia il vento…”. Le sole canzoni che accompagnavano la lotta partigiana in quel momento erano vecchi canti anarchici o comunisti che non erano nati dalla lotta che si stava combattendo.

Per questo motivo Cascione, insieme ad alcuni compagni, scrisse un testo che parlava proprio di loro, dei partigiani e di quello che li spingeva a portare avanti le loro battaglie. “Fischia il vento..” venne cantata per la prima volta nel Natale del 1943 vicino a Savona. Tre settimane dopo U Megu venne ucciso in battaglia dai nazifascisti. La sua canzone divenne l’inno di tutte le Brigate Garibaldi che lottarono per liberare l’Italia e venne considerata, da critici e storici, il canto più importante della Resistenza. La canzone venne incisa, fra gli altri, da Milva, da Maria Carta e dal gruppo dei Gufi.

Nel testo originale non viene citata alcuna persona, diversamente dalle varie Natascia, Katiuscia e Dimitri usate dai parodiatori per far rima con i liquidi corporei di vario genere, che, contrariamente a quanto, forse ha pensato Benedetti, in questo contesto non hanno fatto ridere nessuno: in realtà sono una ventina su 99 i commenti positivi al post di Benedetti sulla sua pagina e infiniti i commenti negativi su tutte le pagine in cui il post è stato rimbalzato.

Ecco il testo originale di “E fischia il vento…”

 

Fischia il vento ed infuria la bufera
scarpe rotte e pur bisogna andar
a conquistare la rossa primavera
dove sorge il sol dell'avvenir

...a conquistare la rossa primavera
dove sorge il sol dell'avvenir

Ogni contrada è patria del ribelle
ogni donna a lui dona un sospir
nella notte lo guidano le stelle
forte il cuor e il braccio nel colpir

...nella notte lo guidano le stelle
forte il cuor e il braccio nel colpir

E se ci coglie la crudele morte
dura vendetta verrà dal partigian
ormai sicura è già la dura sorte
del fascista vile traditor

...ormai sicura è già la dura sorte
del fascista vile traditor

Cessa il vento, calma è la bufera
torna a casa il fiero partigian
sventolando la rossa sua bandiera
vittoriosi, e alfin liberi siam!

...sventolando la rossa sua bandiera
vittoriosi, e alfin liberi siam!
Fischia il vento ed infuria la bufera
scarpe rotte e pur bisogna andar
a conquistare la rossa primavera
dove sorge il sol dell'avvenir

...a conquistare la rossa primavera
dove sorge il sol dell'avvenir..

 

 

 

 


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