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Politica

GrIG: "L’amministrazione comunale di Massa vuole riaprire nuove cave, ma dove?"

martedì, 3 dicembre 2019, 20:30

L’associazione ecologista Gruppo d’Intervento Giuridico si esprime sull’annuncio del comune di Massa di voler riaprire sette cave di marmo.

“Le Alpi Apuane – esordisce il GrIG - possono e devono essere salvaguardate, per la difesa dell’ambiente e della stessa identità delle collettività locali. L’associazione ecologista Gruppo d’intervento Giuridico onlus ha in proposito inoltrato (3 dicembre 2019) una specifica istanza di accesso civico, informazione ambientale e adozione degli opportuni provvedimenti alle amministrazioni pubbliche competenti. L’istanza ha coinvolto i Ministeri dell’ambiente e per i beni e attività culturali, la Regione Toscana, la Soprintendenza per archeologia, belle arti e paesaggio di Lucca, il Comune di Massa, il parco naturale regionale delle Alpi Apuane, i Carabinieri Forestale, informando, per opportuna conoscenza, la Commissione europea e la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Massa”.

“Chiara è stata la risposta del comune – prosegue -: “L’elenco delle cave ricadenti nell’ipotesi di esclusione dell’applicazione del divieto di cui all’art. 5, comma 1, lettera n) del D.M. Ambiente 17 ottobre 2007 è il seguente, a seguito dell’informativa ricevuta dall’ufficio competente:

CAVA PIASTRAMARINA, Comune di Minucciano, PCA n. 2 del 10.04.2017 (valida per 4 anni dalla data di rilascio): volumi complessivi autorizzati 158.140 m3, di cui 53.140 a cielo aperto e 105.000 in sotterraneo (l’estrazione in galleria ricade in buona parte all’interno della ZPS “Praterie primarie e secondarie delle Alpi Apuane”).

CAVA BORRA LARGA, Comune di Stazzema, PCA n. 5 del 25.03.2014 (valida per 5 anni dalla data di rilascio, in scadenza a fine marzo 2019): volumi complessivi autorizzati 40.000 m3  in sotterraneo (di cui una minima parte ricadenti all’interno della ZPS “Praterie primarie e secondarie delle Alpi Apuane”).

Si fa presente che il valore delle volumetrie effettivamente estratte non è un dato a disposizione dell’Ente Parco”.

“Sono, quindi, solo due le cave escluse dall’applicazione del divieto di apertura di nuova cava o riapertura di quelle dismesse all’interno della zona di protezione speciale (Z.P.S.) che interessa l’area naturale protetta - continua l’associazione ecologista - è bene ricordare anche che è stato disposto per le zone di protezione speciale (Z.P.S.) individuate ai sensi della direttiva n. 09/147/CE sulla tutela dell’avifauna selvatica per far parte della Rete Natura 2000 il divieto di “apertura di nuove cave e ampliamento di quelle esistenti, ad eccezione di quelle previste negli strumenti di pianificazione generali e di settore vigenti alla data di emanazione del presente atto o che verranno approvati entro il periodo di transizione” di 18 mesi. E gran parte delle Alpi Apuane rientra – oltre che nel parco naturale regionale delle Alpi Apuane – proprio nella zona di protezione speciale (Z.P.S.) “Prateria primarie e secondarie delle Apuane” (codice IT5120015), dove in linea di massima non possono, quindi, essere aperte nuove cave o riaperte quelle dismesse.”

Il Gruppo richiama l’Ente Parco Regionale delle Alpi Apuane, sottolineando che la sua posizione in materia non è ben definita, che avrebbe chiesto alla Regione Toscana “un’interpretazione di manica larga per l’attività estrattiva nella Z.P.S.”; le perplessità della Onlus ricadono anche sul comune di stazzema:

“Posizione poco chiara anche rispetto ai Piani attuativi dei bacini estrattivi del Bacino Ficaio, in prossimità del Monte Procinto, proposti dal Comune di Stazzema “in buona parte all’interno della area di Rete Natura 2000 zona speciale di conservazione Monte Croce – Monte Matanna” dove “il Piano Attuativo prevede l’ampliamento di siti esistenti e l’apertura di nuovi siti estrattivi”: altro che richiesta di ridimensionamento dei piani estrattivi […], qualora ricadano entro la Z.P.S. non sono autorizzabili nuove cave o riattivazione delle cave dismesse.”

In conclusione “L’associazione ecologista Gruppo d’Intervento Giuridico onlus auspica un risolutivo intervento delle amministrazioni pubbliche competenti per l’inibizione delle attività estrattive non consentite nella Z.P.S. Soprattutto l’Ente Parco naturale regionale delle Alpi Apuane è chiamato a dare finalmente concretezza ed efficacia alle dichiarazioni inerenti la volontà di riduzione delle aree estrattive del 30% più volte effettuate.”


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